Uno dei protagonisti di questa prima parte di campionato è il centravanti del Potenza classe ’96, Pietro Cianci. Capocannoniere del Girone C con 10 gol all’attivo in quattordici gare, l’attaccante pugliese ha rilasciato un’interessante intervista al quotidiano La Repubblica. Cianci ha parlato della sua storia, fatta di diverse difficoltà e del suo percorso, spesso in prossimità di essere interrotto. Durante il colloquio ha però espresso il suo sogno: arrivare a vestire la maglia del Bari, la sua città natale.
Cianci-Simeri: possibile incrocio di destini
La prima novità riguarda Simone Simeri, idolo della tifoseria biancorossa e protagonista delle ultime stagioni baresi, che sembra vicino all’addio. Fuori dal campo da tre gare e sceso nelle gerarchie di Gaetano Auteri, il centravanti potrebbe partire a gennaio. Era stato già vicino all’addio durante la sessione di mercato estiva, ma l’amore dei tifosi biancorossi ha sicuramente inciso nella sua mancata partenza. Oggi tutto sembra più possibile, sebbene possa sembrare una mossa controproducente perdere uno dei calciatori più amati dalla tifoseria.
Il suo addio però potrebbe calzare a pennello con le frasi dette da Cianci in occasione della sua intervista a La Repubblica, in cui ha espresso il suo sogno di indossare la maglia del Bari. Quest’estate le parti erano vicine a concludere un accordo, ma poi la trattativa è sfumata. Per ora non c’è nessun tipo di accordo o tantomeno un dialogo tra Cianci e la società biancorossa, ma le sue parole fanno pensare che a gennaio le cose potrebbero cambiare. L’attaccante, assai prolifico quest’anno con già 10 gol in campionato, potrebbe essere un innesto di qualità per il Bari. Lui che è tifosissimo biancorosso e che è nato proprio nel capoluogo pugliese.
Ecco le sue parole:
“Indossare un giorno o l’altro la maglia del Bari. Se n’è parlato nello scorso mercato, ma non si è fatto più nulla. Non dovesse realizzarsi, immagino un tridente con mio cugino Nicola Bellomo e con il mio amico Nicola Strambelli: con loro ai fianchi, sarebbe una pacchia.“
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Francesco Ricapito





