L’Inter è fuori dall’Europa. Non è di certo l’ultima notizia e sicuramente giocatori, allenatore e società hanno avuto tempo per metabolizzare l’ultimo posto nel girone di Champions League. Restano però molteplici interrogativi su quella che è la vera forza di questa squadra e su quanto Antonio Conte possa ancora dare alla causa interista. L’andamento in campionato per ora è positivo, con i nerazzurri che inseguono il Milan capolista e vengono da tre vittorie consecutive. Il primo obiettivo stagionale è sfumato, ma quello che la società pare aver fissato per questa annata è ancora alla portata: quale futuro?

Conte e l’obbligo di vincere

La fama di “vincente” è quella che Antonio Conte si porta dietro a partire dalla sua strepitosa esperienza juventina e che è riuscito a confermare anno dopo anno. La scorsa annata in nerazzurro ci è andato vicinissimo arrivando secondo sia in campionato che in Europa League. Quest’anno l’Inter doveva essere quella squadra matura, con la mentalità e la forza che la causa richiedeva. Il salto non c’è stato: i ragazzi di Conte sono sembrati, sin da inizio stagione, molto più in difficoltà dello scorso anno. Questo è emerso soprattutto in Champions, con la mancata qualificazione, sia agli ottavi che in Europa League.

Sicuramente la vittoria europea non era tra gli obiettivi fissati dalla società per questa annata, ma la questione si pone in particolare sotto il profilo della prestazione. I nerazzurri hanno fallito, in modo diverso, gli obiettivi da centrare nelle singole partite; non sono riusciti a segnare allo Shakhtar in 180′ e non hanno avuto la maturità di affrontare un Real Madrid in grande crisi. Le polemiche successive al pareggio a reti bianche di mercoledì si incentravano su una questione: cosa può dare ancora questo allenatore all’Inter?

Il rumore dei nemici

Piaceva tanto a Mourinho, molto meno a Conte. Forse farà piacere sentire queste parole ai tifosi interisti, nostalgici di un passato glorioso. Parlare oggi, però, di rumore dei nemici, soprattutto di fronte all’importante eliminazione dalle competizioni europee, non è credibile. Forse sarebbe necessario comprendere quali sono le dinamiche che non hanno portato l’Inter, quest’anno, a essere più competitiva. Questo nonostante gli arrivi di Hakimi, Vidal, Kolarov, Darmian, i ritorni di Perisic e Nainggolan e l’inespresso talento danese.

La mancata vittoria di un titolo al primo anno non può essere colpevolizzata: un progetto è tale proprio perché porta risultati a lungo termine. Questo Zhang lo sa e infatti ha fatto di tutto per non lasciare andare via Conte ad agosto. Resta, però, il dubbio: l’allenatore dell’Inter continua ad aggrapparsi agli alibi e ad attaccare, in modo più tenue, la società. C’è ancora da capire molto di quell’incontro dopo la finale di Europa League, ma rimane un dato di fatto: il primo obiettivo non è stato centrato.

Conte è veramente a rischio?

Sicuramente no. Per i motivi di prima, quindi la stima e la fiducia di Steven Zhang, e per un progetto non ancora naufragato del tutto. A questo si aggiunga l’importante stipendio del tecnico nerazzurro (12 milioni di euro annui), il quale non potrebbe essere sostenuto assieme ad altre spese di possibili sostituti. Da qui a fine stagione potremmo però vederne delle belle, con nomi di allenatori liberi pronti a subentrare al mister: Allegri e Sarri su tutti. Ancora una volta in casa nerazzurra è crisi, ma forse adesso il rumore dei nemici sta diventando la voce interista.

Francesco Ricapito

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