Il “serial killer dei binari” è defunto nel carcere Due Palazzi di Padova a causa del Covid 19. L’uomo era rinchiuso nel penitenziario veneto perché stava scontando 13 ergastoli per 17 omicidi.
Donato Bilancia ucciso dal Covid 19
Ieri, 17 dicembre 2020, è morto Donato Bilancia, il pluriomicida dei treni, detenuto nel carcere di Padova dal 6 maggio 1998, a causa del Coronavirus. Nessuno ha mai trovato una logica legata ai 17 omicidi compiuti dall’uomo, tra il 1997 e il 1998, in Liguria ed in Piemonte, in meno di sette mesi. Di certo, sono state tante le voci e le definizioni che hanno affidato i giornalisti di cronaca nera ad uno degli assassini più temuti d’Italia: “il serial killer dei treni”, “il Mostro della Liguria”, “il killer delle prostitute” anche se, tra le sue vittime c’erano anche proprietari di bische, commercianti e metronotte.
Gli omicidi compiuti
Donato Bilancia aveva 69 anni, nato a Potenza e condannato a 13 ergastoli. Dopo 22 anni dal suo arresto, il 6 maggio 1998, entrò nel carcere di Padova, dopo aver confessato tutta la verità. Un’infanzia difficile, il rapporto complesso con i genitori, l’omicidio-suicidio del fratello, il gioco d’azzardo ed i furti per ripagare i debiti contratti nelle bische clandestine. Bilancia raccontò anche quale fu la causa che lo spinse alla follia omicida: il tradimento del suo migliore amico, Maurizio Parenti. Vittima di un inganno da parte dell’amico e del proprietario di una bisca, Bilancia perdette molti soldi. Scoprendo il tradimento dell’amico dopo aver origliato una conversazione con il biscazziere, il giorno dopo decise di uccidere entrambi gli uomini. Il proprietario della bisca fu soffocato con lo scotch da pacchi sulla bocca e Parenti e la moglie furono freddati con due colpi di pistola, la sua P38. Da quel momento, Donato Bilancia iniziò ad uccidere senza una logica, forse per piacere o per sete di vendetta. Infatti, tre giorni dopo la morte di Parenti, il killer uccise Bruno Solari e Maria Luigia Pitto, coniugi e titolari di un’oreficeria, Luciano Marro, cambiavalute poi Giangiorgio Canu, un metronotte. Si ricorda l’omicidio si Elisabetta Zoppetti, una donna uccisa nel bagno del vagone del treno La Spezia-Venezia.
Le prove che lo portarono all’arresto
La folle corsa terminò quando gli investigatori risalirono alle multe che ricevette Donato Bilancia con la sua Mercedes. Il luogo delle contravvenzioni coincidevano con i luoghi di alcuni delitti. Inoltre, la prova decisiva fu quella del Dna ritrovato su un mozzicone di sigaretta lasciato vicino al corpo di una delle vittime.
La sua redenzione in carcere
Il 6 maggio 1998, Donato Bilancia varcò le porte del carcere di Padova per scontare 13 ergastoli, vivendoci 22 anni. L’uomo, oltre che abbracciare un percorso di rieducazione personale, decise di diplomarsi in ragioneria e laurearsi in Progettazione e Gestione del Turismo culturale. Si ricordano le parole di Bilancia in un’intervista al Mattino di Padova: “Quando ho ricominciato a studiare la professoressa che mi seguiva ha preteso che durante la nostra lezione la porta della mia cella rimanesse aperta. Ci sono voluti tre anni, ma alla fine è stata lei a volerla chiudere. Queste attività ci aiutano a non morire dentro“.
Chiara Bigiotti





