Presentato ieri in conferenza stampa Un cielo stellato sopra il Ghetto di Roma. Un film di Giulio Base di produzione Rai Cinema con Altre Storie e Clipper Media, realizzato con il sostegno della Regione Lazio e del Fondo regionale per il cinema e l’audiovisivo, e il patrocinio della Comunità ebraica di Roma. L’opera andrà in onda sabato 6 febbaio alle 22.50 su Rai 1. Sarà però disponibile in esclusiva a partire dal 27 gennaio, il Giorno della Memoria, sulla piattaforma streaming di Rai Play.
Un cielo stellato sopra il Ghetto di Roma
Il film nasce da un soggetto di Israel Cesare Moscati, dalla sua volontà di raccontare la Shoa in un modo che potesse parlare ai giovani, che potesse partire da loro e dal presente. Da qui l’idea di far intrecciare il passato con il presente. Di far scaturire il viaggio che affrontano i protagonisti da una semplice lettera ritrovata per caso contenente una fotografia ingiallita. C’è una bambina ritratta, ma chi è? Il gruppetto di studenti è affascinato dal mistero. Vogliono trovare la verità, la storia di quella bambina, la sua identità. E così affrontano insieme un viaggio attraverso la memoria di un passato ancora doloroso e difficile da dimenticare come quello del rastrellamento del quartiere ebraico di Roma.
Come ha affermato Cesare Fragnelli, “il film è figlio di una lunga preparazione”. Con il contributo della Made in Com e dell’Augustus Color è stato possibile l’uso delle nuove tecnologie di lavorazione digitale, grazie alle quali la scenografia del film ha potuto sfruttare luoghi reali e modificarli in fase di post-produzione rendendoli coerenti con il 1943, eliminando ogni traccia del nostro presente. Le musiche vantano la collaborazione del cantautore e pianista Sergio Cammariere, autore anche della canzone tema del film, Tutto quello che un uomo. Nonostante ora sia confinato alla messa in onda e allo streaming della piattaforma Rai Play, Un cielo stellato sopra il Ghetto di Roma è un film che guarda, e punta, alla sala cinematografica nella prossima stagione.
Tutto quello che un uomo
“La ferita insanabile del 16 ottobre 1943, il rastrellamento del Ghetto di Roma, doveva essere raccontata.” ha affermato uno dei produttori, Cesare Fragnelli. Ma non solo quello. I personaggi protagonisti infatti appartengono a religioni diverse e proveranno a trasformare quel viaggio alla ricerca della verità in un’occasione per una riflessione collettiva. Secondo il regista Giulio Base infatti c’è “la necessità di continuare a frequentarsi fra le diverse religioni. Sia perché scompaia l’orrifico negazionismo dell’Olocausto, ma anche perché talvolta l’indifferenza può diventare peggio dell’odio”.
E il produttore Cesare Fragnelli di Altre Storie aggiunge: “L’inviolabilità dei diritti di ogni persona, le discriminazioni, la limitazione della libertà, gli odi razziali, il regime fascista e nazista, la follia che non seppe risparmiare né donne né bambini, né anziani né malati, né età né condizione, tutto per l’infame odio. Davanti all’Olocausto, con l’umiltà dovuta, ci siamo trovati a confrontarci e da lì siamo partiti. Ma tutto, ogni istante sbagliato di quella parte della storia d’Italia e del Mondo, ci ha convinto che era un’avventura da intraprendere senza esitazioni.”

La parola Memoria
“C’è chi ha voglia di ricordare per evitare che riaccadano e chi non vuole ricordare perché il ricordo è troppo doloroso”, ha detto in conferenza stampa il giovane attore Marco Todisco. E la sua frase è il fulcro centrale del concetto di Memoria. Una sfida complessa quella del raccontare l’Olocausto. Di farlo dal punto di vista dei giovani per tentare di continuare a passare il testimone della Memoria alle nuove generazioni, senza che il significato profondo dei fatti storici venga dimenticato o distorto con il passare del tempo. Perché, ammettiamolo, quando i fatti storici come l’Olocausto vengono insegnati a scuola c’è sempre il rischio che vengano percepiti dagli studenti come avvenimenti confinati al passato di cui è importante ricordare quella data o quel nome. Che addirittura finiscano per essere considerati delle noie obbligatorie, ritrovandosi a trattarli ogni anno, a doverci scrivere temi e leggere libri.
Il problema vero non è tanto ricordare quanto insegnare a sentire, con le orecchie tanto quanto con il cuore. Il punto del passare il testimone è proprio lì, tramandare il senso della Memoria, tramandare le storie personali che a volte vengono offuscate nei libri di storia. Ricordare il dolore. Quella storia che alle nuove generazioni sembra tanto lontana e composta unicamente da parole su un libro di testo è stata vissuta da persone. Ricordiamo queste allora, perché con le date non si può empatizzare ma con le persone la cui vita ed identità è stata strappata prematuramente sì.
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Articolo a cura di Eleonora Chionni





