Il CEO della Formula 1 Stefano Domenicali, ha recentemente rilasciato alcune informazioni importanti sul Daily Mail riguardo i piani che coinvolgono il rapporto tra la Formula 1 e l’Arabia Saudita. L’ex TP Ferrari ha dichiarato di non provare alcuna vergogna nel far approdare la massima categoria automobilistica in questo Paese, nonostante l’attacco missilistico sventato durante l’ePrix di Formula E.

In Arabia Saudita senza vergogna secondo il CEO della Formula 1

L’Arabia Saudita è una terra ricca e ormai prospera che però non vanta assolutamente alcuna conoscenza e cultura automobilistica. Eppure, da alcuni anni, il campionato di Formula E è diventato una presenza fissa in questa terra tanto esotica quanto ambigua, con un contratto di partnership che durerà per molti anni ancora nonostante l’attacco missilistico avvenuto durante l’ultima edizione dell’ePrix.

Un circuito automobilistico è un luogo sacro dove vigono delle leggi non scritte che, a quanto pare, non sono conosciute proprio ovunque. Nonostante l’ultimo e discusso episodio, in molti si aspettavano un cambio di idee da parte della FIA e del CEO della Formula 1 Stefano Domenicali sulla partecipazione del GP in terra saudita, ma a quanto pare l’evento si terrà senza alcun problema in quanto l’epidosio avvenuto durante la gara di Formula E è stato etichettato come “caso isolato”.

ceo f1 stefano domenicali
Stefano Domenicali, CEO di F1 – Photo Credit: F1 Official Twitter Account

“Non proviamo alcuna vergogna ad approdare in Arabia Saudita. La F1 ha un ruolo da svolgere in qualità di ambasciatrice nella promozione dei nostri valori in diverse zone del mondo, e la terra saudita non fa eccezione al nostro piano. Lo sport può dare una spinta importante ad un processo di rinnovamento ed evoluzione ed è di questo che stiamo parlando con gli organizzatori sauditi”.

Quello succitato non è l’unico motivo secondo il quale l’Arabia Saudita, uno Stato all’avanguardia tecnologicamente ed economicamente parlando, non presenta tutte le carte in regole (se non una e fondamentale) per entrare a far parte del Circus della F1. Parliamo dello stesso Stato che approvò l’operazione che portò all’assassinio del dissidente Jamal Khashoggi; dove i diritti delle donne non sono per nulla rispettati (se non inesistenti) e numerose sono le discriminazioni nei loro confronti in molti aspetti della loro vita. Questi sono tutti principi contro cui la FIA combatte – o almeno così dice di fare – da molto tempo, ma agli occhi di sportivi, appassionati e tifosi sembrano solo parole al vento che si nascondono dietro slogan ipocriti fondati su nulla di vero e realmente sentito.

Con un calendario che presenta ben 23 appuntamenti, la Formula 1 correrà in Arabia Saudita il 5 dicembre e sarà la penultima gara di campionato.

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Raffaello Caruso