È triste pensare che, ancor oggi, molte persone non abbiano la libertà di amare chi vogliono, e lo è ancor più rendersi conto che, a dispetto dei tanti secoli trascorsi, le cose rispetto al passato rimangano immutate; come accadde a Oscar Wilde nel 1895, quando venne arrestato con l’accusa di sodomia.
Pochi mesi prima il poeta inglese affrontò il processo per calunnia contro John Sholto Douglas, padre del giovane Alfred, amante di Wilde. L’uomo fece di tutto per interrompere la relazione tra i due, e al poeta non restò che portarlo in tribunale per far sì che il suo delirio eteronormativo cessasse.
Ma le cose non si misero nel migliore dei modi: chiuso rapidamente il precedente procedimento, ne venne aperto immediatamente un altro ai danni di Oscar Wilde per omosessualità e sodomia.
In realtà all’epoca l’omosessualità era ben tollerata, al contrario della flagranza dell’atto sessuale tra due uomini, punibile penalmente. È chiaro che questa precisa circostanza non si verificò, e che il processo ai danni di Wilde si svolse dunque ingiustamente.
Interrogato sulla natura della sua relazione con Alfred Douglas, il poeta si espresse così:
L’Amore, che non osa dire il suo nome in questo secolo, è il grande affetto di un uomo anziano nei confronti di un giovane, lo stesso che esisteva tra Davide e Gionata, e che Platone mise alla base stessa della sua filosofia, lo stesso che si può trovare nei sonetti di Michelangelo e di Shakespeare… Non c’è nulla di innaturale in ciò.
Tuttavia parole tanto piene d’amore non bastarono a salvare Wilde, che subì una condanna di due anni ai lavori forzati. Debilitato nel fisico e nell’animo, morì solo cinque anni dopo.
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Immagine di copertina: lebiografie.it
CHIARA COZZI





