L’Unione europea fa un altro tentativo, 8 anni dopo la bocciatura nel Parlamento UE, rispetto alla salute sessuale e riproduttiva: accesso all’aborto tra i diritti umani.
È dal 2013 che la questione non viene affrontata in modo significativo. Si tratta dell’anno in cui fu affossato il Rapporto Estrela, anche con i voti di di 5 parlamentari Pd.
Le recenti vicende relative alla Polonia hanno riproposto il tema all’ordine del giorno. Il voto di oggi, relativo alla Relazione, avrebbe innanzitutto un valore simbolico. Hanno dall’UE riscontrato tante pressioni dal fronte no gender per far fallire il voto. Dichiarazione relativa alle ultime settimane
“Scrivono molte mail, mandano feti di plastica, fanno campagne e petizioni”
La risposta dell’Europa è chiara. È disposta a riconoscere che la salute sessuale e riproduttiva fa parte dei diritti umani. Ne consegue che la stessa deve essere messa fra le priorità politiche delle istituzioni europee e degli stati membri. Questo quantomeno sul piano ideale.
Relazione sulla situazione della salute sessuale e riproduttiva in UE:
Oggi giovedì 24 giugno il Parlamento europeo ha svolto un importante compito. Si tratta del voto rispetto alla Relazione sulla situazione della salute sessuale e riproduttiva in Europa. Si parla di istanze relative ai diritti nell’Ue, più generalmente rispetto al quadro della salute delle donne.
Giovedì riscontra un passaggio cruciale nello scontro. Lo scontro è particolarmente più acceso sul terreno del “gender”. Nonostante le decisioni prese dal Parlamento europeo non abbiano vincoli per gli Stati membri, le ricadute di un voto positivo sarebbero comunque significative sul piano politico. Le ricadute sarebbero positive sia in termini simbolici che in termini di attivazione di risorse finanziarie e di cooperazione tra paesi dell’Unione.
“È prima di tutta una questione questione simbolica nello scontro tra il fronte ‘anti gender’ e quello pro-choice e pro eguaglianza di genere. Sarebbe una grande vittoria l’affermazione, da parte del Parlamento europeo, che i diritti sessuali e riproduttivi sono diritti umani, che questi diritti sono strumentali per l’uguaglianza di genere, che gli Stati si devono impegnare per la salute delle donne e l’accesso ai servizi, che la loro negazione è violenza di genere”
Chiara Cosentino, esperta di advocacy per End FGM European Network
Questo lo afferma Chiara Cosentino, esperta di advocacy per End FGM European Network e del direttivo di Laiga (Libera associazione italiana ginecologi non obiettori).
“Un voto positivo impegnerebbe la Commissione europea nel considerare diritto alla salute sessuale come tema che rientra nelle competenze europee sulla salute, favorendo buone pratiche tra stati membri, in cui la Commissione possa fare da coordinamento”.
Chiara Cosentino, esperta di advocacy per End FGM European Network
Un’altra ricaduta importante si avrebbe sui finanziamenti: le questioni legate alla salute sessuale dovrebbero essere finanziate dalla Commissione ed incluse in quadri politici europei. Riflettiamo sull’importanza del inserire l’ accesso all’aborto tra i diritti umani.
Accesso all’aborto tra i diritti umani, rapporto Estrela e Polonia:
Sappiamo che nel 2013 fu affossato il Rapporto Estrela, anche con i voti di di 5 parlamentari Pd. È da quell’anno che la questione non è oggetto d’analisi in modo significativo. Le recenti vicende polacche hanno riproposto il tema all’ordine del giorno. Questo perchè il 26 novembre scorso il Parlamento europeo votò una risoluzione di condanna della sentenza del Tribunale costituzionale polacco. La risoluzione proponeva la messa al bando dell’aborto in Polonia. Questo perché la Nazione incriminata riscontra una serie di falle rispetto allo Stato di diritto. Questo anche sull’assetto di repressione che sta caratterizzando il governo. Il terreno della prossima votazione riscontra ostacoli in un emendamento del PPE, che in parlamento porta il gruppo più numeroso. Il rischio è che il testo della Relazione sia negato ancora prima che venga discusso.
Cosa c’è nella relazione riguardo un sicuro accesso all’aborto tra i diritti umani:
Quel che sappiamo del documento è che nasce da lunghe trattative all’interno della Commissione per i diritti delle donne e l’uguaglianza di genere. Sappiamo anche che il documento propone una visione olistica su molti aspetti della salute sessuale e riproduttiva.
L’elenco è lungo ed esaustivo: educazione sessuale, contraccezione, interruzione volontaria di gravidanza, fecondazione artificiale, assistenza alla maternità, violenza in ostetricia, mutilazioni genitali femminili, diritti delle persone transessuali e intersessuali, prostituzione e tratta, accesso universale a prodotti mestruali sicuri, equi e circolari, salute nelle diverse fasi della vita, endometriosi (non si parla però di vulvodinia).
Ne consegue la consapevolezza che la crisi sanitaria, economica e sociale correlata alla pandemia ha determinato, e sta determinando, conseguenze negative su vari ambiti. Non solo per l’accesso ai servizi. Mette anche chiaramente a fuoco che l’obiezione di coscienza
“non può interferire con il diritto del/la paziente di avere pieno accesso all’assistenza e ai servizi sanitari, e non può mettere a repentaglio la vita e la salute delle donne; è in atto un tentativo costante di strumentalizzare la crisi sanitaria dovuta al Covid-19, utilizzandola come pretesto per adottare ulteriori misure restrittive riguardanti la salute sessuale e riproduttiva e i relativi diritti”.
Chiara Cosentino, esperta di advocacy per End FGM European Network
L’utilitarismo dell’ideologia anti-gender:
“Sappiamo che molti parlamentari hanno ricevuto pressione, come era già accaduto per il Rapporto Estrela. Li hanno contattati più volte, anche quelli del centrodestra, e stanno mettendo sotto assedio il Partito popolare (PPE). Scrivono molte mail, mandano feti di plastica, fanno campagne e petizioni, webinar, lobbying serrata insomma”
Camille Butin, IPPF European Network
Queste le parole di Camille Butin, di IPPF European Network. L’IPPF ha seguito l’iter del Rapporto in Commissione. Un rapporto di EPF (The European Parliamentary Forum for Sexual and Reproductive Rights) presenta un affresco dei rapporti finanziari tra oltre 50 attori anti-gender che operano in Europa, a partire da dati che coprono un periodo di dieci anni. Il rapporto spiega in che modo gli estremisti religiosi usino questi finanziamenti per ridurre i diritti umani nella sessualità e nella riproduzione e riferisce di un flusso di denaro enorme: 707,2 milioni di dollari.
Questi soldi diventarono finanziamenti anti-gender nel periodo 2009-2018 e provenivano da Stati Uniti, Federazione Russa ed Europa. Secondo il rapporto, la spesa annuale anti-gender in Europa è quadruplicata. Partendo da 22,2 milioni di dollari nel 2009 fino a 96 milioni di dollari nel 2018. I maggiori finanziatori anti-gender con sede in Europa includono Stati come Francia, Italia, Germania, Spagna e Polonia. Questi provvedono a foraggiare iniziative anti-abortiste e movimenti omofobi in Francia, Italia, Polonia, Slovenia, Spagnia, e istituzioni europee
Gli emendamenti di rischio nella relazione:
A 48 ore dal voto sui due emendamenti presentati si presentano proposte di risoluzione alternative. Se uno l’altro ottenesse la maggioranza, la Relazione sarebbe da cestinare in automatico. Ma vediamo gli emendamenti nel dettaglio?
Uno di questi è quello del gruppo ECR (European Conservatives and Reformists). Esso ha come argomento principale lo stesso con cui si affossò la Relazione Estela. Si tratta delle politiche sulla salute sessuale e l’educazione alla sessualità. Queste spettano agli Stati membri e l’Unione europea non ha competenze in materia. È un argomento che il Rapporto prende in considerazione, specificando le azioni possibili nel quadro normativo internazionale ed europeo.
L’altro è quello del PPE (Gruppo del Partito popolare europeo). Questi è privo di ogni riferimento ad aborto, contraccezione, obiezione di coscienza, diritti lgbtq+, educazione sessuale. Amaro il commento di Camille Butin:
“Il testo uscito dai lavori della Commissione era già frutto di mediazioni a cui ha partecipato anche il centrodestra. Mediazioni che hanno indebolito il testo con l’obiettivo però di garantirgli la maggioranza. Presentare un testo diverso a pochi giorni dal voto è una pratica sleale”.
Camille Butin, IPPF European Network
Nel 2013 il rapporto redatto dalla deputata portoghese Edite Estrela (gruppo dei Socialisti e Democratici) fu messo da parte per una manciata di voti, tra cui anche quelli del Partito democratico. Questa volta è molto più chiaro, rispetto ad allora, il peso e il ruolo che i reazionari vogliono avere nella partita. Subito dopo l’ennesima battaglia che si gioca sul corpo delle donne e delle persone considerate minoranze sessuali. Importante sapere che ai parlamentari spettano alcune responsabilità. Prima di tutte quella di mostrare se l’Europa sia politicamente e culturalmente attrezzata per frenare le forze che lavorano assiduamente per la realizzazione del sogno dei fautori di Agenda Europa, quello di
“riportare l’Europa al Medioevo”
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Articolo di Maria Paola Pizzonia





