Altri tempi quando l’inconfondibile voce di Ferruccio Amendola, era prestata al cubano più famoso d’Italia, Tomas Milian. Poco garbato ma efficace, trucido ma diretto, ‘er Monnezza‘ per soprannome. Un berretto di lana dei luridi anni ’80. Capelli ricci indomabili in un tutt’uno con la barba, su una tuta da meccanico. Con questo stile era noto in tutta Roma, da Primavalle al Tufello, da Tiburtino a Tormarancia. Ma la versione comica e poliziesca di questo ladruncolo romano all’antica, la troviamo ne “La banda del trucido”, stasera in tv. Sergio Maraschi detto “Er Monnezza“, diretto da Stelvio Massi nel 1977. Una saga di film con protagonista questo ex ladro divenuto, in seguito, anche ispettore.

“Li vedi? Ecco, sò ricchi, puliti e cattivi. C’hanno i brillanti, i profumi, se danno ‘n sacco de arie, ma quanno vanno a cacà, puzzano come noi..“. Gentiluomo, dal cuore d’oro. L’unico vizietto sono i borseggi, ma sempre a capo della F.I.G.A., guai a dare altre interpretazioni: Federazione Italiana Gratta Antiviolenza. Monnezza vive con la sua donna, da lui soprannominata Moby Dick, e il figlio Monnezzino, una gerla a fargli da culla. E a dondolarlo il calore di una ‘personale’ ninnananna: “Arta arta è la marea, Sandokan c’ha la diarea, e Marianna ner vasetto je puliva er ber culetto…”. Gestisce il ristorante “La pernacchia”, alla sua maniera, senza complimenti. Rispondendo al telefono con l’omonima pernacchia. “Je piace er locale? È piccolo, ma ringrazziando Iddio è pure zozzo! Ah, Yul Brinner: accompagna la signora cor marchese ar tavolo vicino ar cesso!“. Per arrotondare insegna l’arte della rapina. La sua strada si incrocia con quella del commissario Ghini (Luc Merenda). Cazzotti, pugni, pedate ed effetti speciali, con tanto di roboanti suoni, per mascherare il basso budget del film. Solo 5 giorni di riprese per Tomas Milian.

Trucido sotto copertura

Moby Dick (Nicoletta Piersanti), la consorte, fa un provino d’attrice. Ma si trova ingaggiata per delle misere pose in cui deve unicamente simulare delle scorregge. Per il ‘doppiaggio’ delle stesse, restando in famiglia, si offre Monnezza: chiedendo solo cinquantamila lire, per il film “Torna a casa Spermula“. “A tassinà, nun c’annate più ar cinema, che De Niro v’ha montato a testa a tutti!”; “Vuoi fa l’attrice? Devi scureggià!” . Peto-consigli. Stasera in tv in “La banda del trucido“, colui che, ladro o giustiziere, arriva sempre per primo a sventare il caso. Vestito anticonformista, dove i cappelli di lana variopinti, sono con i calzini l’unico abbinamento. Il turpiloquio non lascia fraintendimenti: con questi commenti da bar sport, l’Arsenio Lupen più famoso di Roma, anche sotto copertura, è inconfondibile.

Nel cast, non accreditato, anche Danilo Massi, figlio del regista. E Mario Brega, doppiato, che fa il questore. La colonna sonora è di Bruno Canfora. Con “La ballata del trucido” di Giorgio Cascio nei titoli di coda. Angoli della vecchia Roma vanno ad impreziosire le scene: Il commissario Ghini e l’amico giornalista escono dall’Osteria dell’Antiquario, in Piazzetta San Simeone. E la scalinata dove gli agenti in borghese arrestano i ladruncoli affiliati al Monnezza è la nota scalinata di San Simone a via dei Coronari.

Er Monnezza, l’arte di saperla dire

Lurido, Monnezza, Pirata. Un principe della rozzezza, o un borgataro regale. Le avventure di Tomas Milian, il cattivo per finta, il brusco dalla bellezza spicciola, quello di “chi non piscia in compagnia o è un ladro o una spia“, c’hanno cresciuto a pane e proverbi. Dicerie del popolo dette come si mangia. La cadenza e l’accento delle espressioni, sgorgano impetuose. Ma l’aria affidabile l’ha fatto diventare un ‘giusto’. Occhi pesti, ferite e la sua tribù pronta a scazzottate. Ma er Monnezza, ha tanto onore che sembra fatto nobile dal Papa. Personaggio barocco, senza francesismi, la raffinatezza neanche su richiesta. Familiare tra i sogni del cinema vero, di strada, di quando si è stati giovani. Con quella tuta, sudicia, le Adidas sempre quelle, gli occhi che ti guardano da sotto il cappello, due stelle, sacro e profano a Roma.

Federica De Candia per MMI e Metropolitan Cinema. Seguici