Gli NFT (Non-fungible token) conquistano il metaverso virtuale in cui gli individui si relazionano agli altri tramite un proprio avatar. Letteralmente “gettone non riproducibile” corrispondono ad un certificato di proprietà; un documento non scambiabile e modificabile dai molteplici utilizzi.

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NFT: come funzionano

Gli NFT certificano l’originalità e la proprietà di un determinato contenuto virtuale. Oggi, una delle sue principali funzioni risale proprio alla possibilità di mandare un contenuto digitale da un utente all’altro. Qualsiasi contenuto, dal meme al messaggio Twitter passando per i videogiochi possono diventare NFT. Questo riguarda soprattutto il campo artistico. Non si parla di arte materiale e concreta (come una statua o un quadro) ma di criptoarte, ovvero l’arte crittografica che si basa su un trasferimento delle opere in “bit” .

Come creare un NFT

Essi non trovano in natura ma vanno progettati. Chi crea un NFT mette in vendita l’unicità e l’originalità della suo contenuto. Per certificare l’esclusività della sua idea e dunque risultare l’unico proprietario l’artista dovrà documentarla tramite un processo su blockchain; attualmente la blockchain più adatta è Etherum poiché presenta attributi adatti alla creazione e vendita come la rapidità e la semplicità nello scambio e nell’acquisto dell’opera.

Da questa il creatore potrà guadagnare una determinata somma alla sua successiva cessione. Chi acquista, infatti, riceve il certificato di proprietà e non può in alcun modo modificare e copiare l’opera.

Il ritorno dell’originalità

Nella società di oggi, a partire dalla rivoluzione industriale in cui l’opera d’arte e la cultura in generale diventano dei prodotti standardizzati e qualitativamente mediocri, il ruolo degli NFT porta dei vantaggi tra cui il ritorno dell’originalità e dell’autenticità.

Gli originali, che sembrava spariti dietro le immagini infinitamente riprodotte nelle tazze, nelle borse, tra i souvenir ricompaiono nella loro unicità insieme alla meraviglia e alla rivelazione che prova chi osserva l’opera d’arte.

Un “ritrovamento dell’aura” di sacralità, al contrario di quanto asserito da Benjamin quando parla della perdita di unicità dell’opera d’arte che consegue alla capacità della sua riproduzione.

Maddalena Petrini

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