Il piticarmo. L’ingrediente segreto, presunta spezia afrodisiaca della Polinesia. È il tocco personale di Ugo Tognazzi, nella pietanza simbolo del viaggio di nozze con Monica Vitti: “L’anatra all’arancia“, stasera in tv per appetiti insaziabili…

Pennellate dentro e fuori, dopo aver introdotto il ripieno. Fiammeggiate con il cognac se riuscite. Reciterebbe così la ricetta, che più di un elenco d’ingredienti parrebbe un’ode, se in cucina c’è lui Livio Stefani (Tognazzi). Dopo 10 anni di matrimonio infarciti di infedeltà coniugali, gelosissimo dei tradimenti ricambiati di Lisa (Vitti), prepara l’anatra all’arancia. “Ma la portano via?” dice l’altra commensale che la vede passare sotto i suoi occhi, fumante in un piatto da portata. “La tagliano” spiega elegantemente Tognazzi, schiaffeggiando una lezione di bon ton alla ‘principiante’.

L’ anatra che grugnisce

Quando Lisa, stanca delle poche attenzioni del consorte, dopo dieci anni di unione e scappatelle, s’innamora di Jean-Claude (John Richardson), un francese ricco e affascinante, e vorrebbe andare a vivere in Francia con lui, il marito studia una tattica sottile per riconquistarla. Propone al rivale, uomo affascinante e per giunta molto ricco, di passare un ultimo fine settimana tutti insieme nella loro villa faraonica al mare nella pineta di Punta Ala, invitando anche la sua segretaria sexy, la disinibita, a suo agio completamente nuda, Patty (Barbara Bouchet) detta ‘pigna secca. Dovrebbe essere un incontro all’insegna di una civile separazione consensuale. Ma la gelosia, inaspettata ospite, cresce violenta tra i coniugi. Non resta che screditare l’altro agli occhi del rispettivo amante. “C’ha l’occhi a civetta er naso a trombetta…

Luciano Salce, è il regista del film commedia del 1975, “L’anatra all’arancia“, stasera in tv, riproduzione cinematografica di uno spettacolo teatrale di Douglas Home e Marc Sauvajon. Salce mantiene la struttura originaria, invariati i tempi e i dialoghi, aggiungendo qualche parolaccia e doppio senso. Sceglie Monica Vitti come protagonista, con quell’inflessione di voce capace di esprimere tormento quanto sincerità. E rendere le angustie divertenti. La gelosia che recita con ardore, sembra così spontanea da appartenerle. Accanto lo sguardo ironico, a tratti sarcastico, di Ugo Tognazzi, carico di intelligenza e esuberanza. A suo agio in una commedia che lo riporta alle sue rinomate cene, dove tra goliardia ed esperimenti culinari, viziava gli ospiti. Raffinato seduttore mentre finge di ascoltare inperturbato le confessioni della moglie attratta dall’altro uomo. Perfetti marito e moglie, Tognazzi e Vitti, nei panni della coppia borghese anni Settanta ricca ed annoiata. In una casa moderna e lussuosa, la stessa villa in Via Tiburtina a Roma, vista in “Io e Caterina” (1980). 

Amara come l’arancia si ingoia la gelosia

Mugolii d’amore scambiati per urla di scimmie africane, nella scena in cui i due coniugi fingono di ululare sotto le carezze dei rispettivi partners. Una collezione di vecchi episodi di Stanlio & Ollio spacciata per filmini porno con la Vitti protagonista. Scene di nudo affidate al personaggio della Bouchet, che recita con la sua vera voce nell’italiano stentato che non l’ha mai abbandonata, e in una insolita capigliatura corta a tintura mora. Pare fosse richiesto da Monica Vitti, che non voleva un’altra bionda con i capelli lunghi sul set. Più che un’anatra, sembrerebbe un maialino tutto pepe a bollire insieme ai focosi ardori. A fiamma alta si consumano gelosie, amori e tradimenti. Sapientemente conditi da Luciano Salce, che vede la borghesia anni ’70, rimpinzare la monogamia con istinti goderecci. Stuzzicando palati pruriginosi. Alla fine Monica, mentre immagina la vita in un angusto casermone di campagna con l’amante, si consola ingozzandosi di spaghetti.

Un ‘tango della gelosia’ consumato tra pareti domestiche. Le sapienti note sono del maestro Armando Trovajoli, che amalgama jazz e bossanova. Mentre la Vitti racconta a Tognazzi di quali tenerezze e premure il suo amante sia capace, mette un disco, quasi distrattamente. E il marito la rimprovera: “Molto delicato mettere il nostro disco come sottofondo…”. Livio (Tognazzi) e Jean-Claude (Richardson), arriveranno a prendersi a calci mentre ballano nella discoteca “Il Pirata“, dove si trova oggi il ristorante Buba, a Punta Ala, Castiglione della Pescaia (GR). Comicità condita in agrodolce, ne “L’anatra all’arancia“. Del resto, raccontare l’allegria riusciva così bene al giocoso Luciano Salce, che fu regista dei due primi due capitoli di Fantozzi. E che la gelosia, degli altri, faccia anche ridere non c’è dubbio.

Federica De Candia per Metropolitan magazine