Sadhguru, il suo nome vero Jaggi Vasudev e ha fondato la sua Isha Foundation, un’organizzazione no profit che offre lo studio e delle lezioni di yoga per tutte le persone del mondo. Mira anche a sviluppare la comunità e a distribuire, oltre che saggezza ed esperienze spirituali, anche proprio un concetto di socialità e di comunità che è venuto meno. Ma chi è Sadhguru e perché è diventato così famoso?
Chi è Sadhguru
Sappiamo che è il più piccolo di altri quattro fratelli e nasce in una famiglia che era abituata a viaggiare perché suo padre lavorava presso le ferrovie indiane. A 12 anni è entrato in contatto con il suo primo insegnante di yoga che gli ha trasmesso alcune pratiche e alcune asana che ha continuato regolarmente a fare. E proprio lui stesso ha dichiarato che continuare a fare questa attività yogica con costanza tutti i giorni lo ha portato, in seguito, oltre che al raggiungimento del benessere fisico, ad una conoscenza spirituale molto importante.
Dopo gli studi classici si è laureato all’Università in letteratura inglese e si è appassionato tantissimo ai viaggi e alle motociclette. Tanto che se ne comprò una e con essa girò spesso diversi luoghi del mondo e del paese proprio in sella alla sua moto.
Inizialmente solo per piacere, ma a 25 anni in uno dei viaggi fatti da Sadhguru pare che si sia ritrovato nel bel mezzo di una esperienza spirituale che segnò l’inizio del suo cammino nel mondo della fede e dello yoga. Capì infatti che la distinzione tra questo sono io e questo è qualcos’altro, in realtà non era così concreta. Sadhguru in quel momento si è sentito tutt’uno con qualsiasi cosa lo circondasse: aria e roccia compresa.
Nel 1983 sempre nella sua città natale tenne la sua prima lezione di yoga con 7 partecipanti. Sempre in sella alla sua motocicletta, andrò in giro a insegnare la pratica yoga a sempre più persone e non voleva essere pagato. Le eventuali offerte venivano donate a vari enti di beneficienza.
Nel 1994 Sadhguru inizio anche a fare dei veri e propri programmi all’interno di un centro di yoga. E aprì al pubblico ufficialmente nel 23 novembre del 1999 uno suo spazio in cui può entrare chiunque. Non è importante la religione o qualsiasi tipo di credenza. All’interno di questo spazio ci si sente a casa an che grazie a dei rilievi scultorei dei simboli che arrivano da qualsiasi religione: Islam, Induismo, Buddismo, Ebraismo, Shintoismo, Cattolicesimo e tutti sono scritti all’interno proprio come se fosse un benvenuto universale.
Ha scritto moltissimi libri è diventato molto famoso e la sua Guida alla Gioia è entrata nella lista dei best seller del New York Times.
Il maestro indiano a Venezia per salvare il suolo
Il leader spirituale indiano Sadhguru sta attraversando l’Europa in moto: un viaggio di 30mila chilometri per lanciare il suo messaggio #SaveSoil, salviamo il suolo. In ogni città incontra politici, artisti, influencer. “Non possiamo affrontare il cambiamento climatico senza pensare alla salute del suolo”. Dopo la tappa a Venezia, il maestro – che conta 7,6 milioni di follower su Instagram tra cui stra del calibro di Will Smith, Matthew McConaughey e Jane Goodall – sarà il 2 aprile a Roma con Fabio Volo, Elisa, Malika Ayane, Noemi e Giovanni Caccamo.
“Non sono uno scienziato, non sono un ambientalista. Appartengo alla terra e so che c’è una crisi del suolo. Per questo, sono partito dall’India: per incontrare capi di Stato, politici, leader, scienziati e influencer. Vorrei capissero che non possiamo affrontare il cambiamento climatico senza considerare la salute del suolo e, se vogliamo dare una svolta significativa entro i prossimi 10-15 anni, dobbiamo affrontare questo problema, ora”.
Occhiali scuri, maglietta con la scritta “Save our soul”, il maestro indiano è stato accolto con una gondola a Venezia dai suoi sostenitori, tra loro molti giovani. Il perché del suo tour in moto, tra Europa, Medio Oriente e Asia per rilanciare il messaggio contro il cambiamento climatico, è chiaro: “Si tratta di trasformare la scienza in un momento sociale perché altrimenti non cambia nulla” e rivolto ai giovani veneziani “vi fate chiamare generazione Z come se fosse l’ultima, invece dovreste alzare la voce. La terra non è una nostra proprietà: è un’eredità che ci è arrivata. Noi abbiamo la responsabilità di trasmetterla alle generazioni future come terreno vivo, non come sabbia inerte”.





