Al raffinato ristorante ‘22 Bleecker‘ di Manhattan, ogni portata non è solo beatitudine del palato, è seria sfida. Chaterine Zeta Jones è la chef tutta perfezione: la bistecca è al sangue! Guai a contraddirla. Se lo fosse di più sarebbe ancora a pascolare! Una minestra riscaldata stasera in tv, “Sapori e dissapori” è il remake statunitense del film tedesco “Ricette d’amore” di Sandra Nettelbeck, con Sergio Castellitto: quasi fa rimpiangere il concentrato studio dell’attore sulla pastasciutta, ziti lunghi e teorie sugli gnocchi.
Kate Armstrong (Chaterine Zeta Jones), mette a dura prova la sua meticolosità in cucina, quando le viene affidata una nipotina di nove anni, Zoe, alla morte della sorella. Durante una sua breve assenza, la titolare del ristorante assume l’affascinante aiuto-cuoco Nick Palmer (Aaron Eckhart): che porta giovialità tra i fornelli cantando Verdi, Puccini e Pavarotti. Riprovevole la sua preparazione su Tiramisù e Tartufi, ma ispira simpatia anche per quella zazzera di parrucchino, che spezza il rigore del camice bianco. Inadatta a occuparsi della giovane, Kate commette anche la sbadataggine di dimenticarla. E per farsi perdonare, accetterà di invitare a cena il nuovo cuoco che ha stretto amicizia con Zoe. Sarà lui a rivelare a Kate che gli era stato offerto il suo posto in cucina. La donna litiga con lui e lo licenzia. Scoprendo dopo, che quel lavoro, in realtà, lui lo aveva rifiutato.
Un po’ d’Italia l’ingrediente segreto
“Non sempre quello che desideri è sul menù“. Così recita la locandina di “Sapori e dissapori” del 2007. Un ‘focolare domestico’ ma tipicamente hollywoodiano, dove si accendono le solite fiammate d’attrazione, sapientemente mescolate ai piaceri della tavola. Si surriscaldato i dialoghi tra chef e commensali: “Che cos’è, un nuovo tipo di terapia insultare la cliente? – Sì, solo i migliori terapisti la usano!”. E, tra liti e diverbi sulla preparazione del cibo, tipo quaglia tartufata con contorno di ravioli e anatra ruspante su letto di purée di zucchine, tutto sembra sciogliersi al tepore di Manhattan: calda anche tra la neve, nelle serate perse nei bar d’atmosfera e locali alla moda. Pare che lo stesso Castellitto, protagonista della pellicola originaria nella veste d’italiano allegro e ingegnoso, con la sua espressività fumante, e sponsor verace di basilico e pomodori, abbia rifiutato questo “biglietto per Hollywood” per il suo inglese poco masticato.
Tra quaglie in salsa di zafferano, Tiramisù con la panna anziché il mascarpone, e uova nell’impasto della pizza, si aggiunge il personaggio dello psicologo Bob Balaban, onnipresente, come uscito da una dispensa, a calmare le sfuriate elettriche della chef. E anche il surreale contrabbandiere dei tartufi di Parma, che sembra direttamente sfuggito all’inseguimento del commissario Giraldi. Fin quando ci si accorge, che l’aceto visto nel film, è finalmente di un’azienda italiana (Dispensa del Begarelli), eccellenza dell’aceto balsamico di Modena. E arrivano le confortanti note di “Via con me” di Paolo Conte, dal sapore tutto italiano, a stemperare il clima da cucina americana. Canzoni ritmate a suon di lirica con “O’ mio babbino caro“, “Un bel dì“, Libiamo ne’ lieti calici eseguita da Joan Ssutherland e Carlo Bergonzi, e “La donna è mobile” cantata da Joseph Calleja, fino a Lucio Dalla e Keith Jarrett. Restando in tema, si ascolta anche un Mambo Gelato di Ray Gelato.
La notte di Chaterine
Zoe (l’insopportabile bambina di “Little Miss Sunshine“, Abigail Breslin), non mangia i cibi sofisticati cucinati dalla zia, cerca gli spaghetti al pomodoro e la pizza che prepara Nick. Che, apprendista da un cuoco toscano, ha lavorato nei migliori ristoranti di Milano. Saggio e filosofo, sa che la cucina senza amore sarebbe solo “Un ammasso di piastre roventi e piatti sporchi”. Durante le riprese, tagliando una cipolla, si è ferito davero alle dita, senza accorgersene. Finchè la bambina Abigail Breslin, non ha urlato per il sangue.
“Mio marito (Michael Douglas), dopo aver letto la sceneggiatura, mi ha detto che sarebbe stata un’ottima oppurtunità per me girare questo film“, ammette Chaterine Zeta-Jones. Che, per prepararsi meglio al ruolo, decise di passare un’intera serata a lavorare come cameriera nel ristorante Fiamma Osteria di New York. Quando i clienti del locale le facevano notare “quanto somigliasse a Catherine Zeta-Jones“, l’attrice, improvvisando un falso accento americano per coprire il suo accento gallese, rispondeva: “Me lo dicono tutti.” Soltanto voci, invece, l’uso di caviale e tartufi sui capelli corvini, sempre lucidi e morbidi dell’attrice.
Federica De Candia per Metropolitan magazine





