Il 14 giugno 1837 moriva all’età di 39 anni Giacomo Leopardi e oggi, nel giorno dell’anniversario, lo celebreremo attraverso un film che ha ripercorso la sua vita. La grandezza delle sue opere, la capacità poetica di esprimere i suoi sentimenti lo hanno reso immortale, generando indelebili poesie come “L’infinito“, “Il passero solitario” “A Silvia“. Nel film di Mario Martone “Il giovane favoloso” verrà rappresentato tutto questo, realizzando un’ottima trasposizione cinematografica della vita di uno dei poeti più importanti dell’800.
“Il giovane favoloso” è un film del 2014 incentrato sulla vita del poeta Giacomo Leopardi, qui interpretato da Elio Germano. È stato presentato in concorso alla 71ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia dove l’attore ha ottenuto il Premio Pasinetti, ma è anche vincitore di cinque David di Donatello (miglior attore, miglior trucco, miglior scenografia, migliori costumi e migliori acconciature) e un Nastro D’argento come film dell’anno.
Il racconto del poeta solitario nel film “Il giovane favoloso”
Il film inizia con la visione di tre bambini che giocano dietro una siepe, nel giardino di casa. Sono i fratelli Leopardi, Giacomo, Carlo e Paolina, che nascono e crescono a Recanati assieme alla madre Adelaide Antici, donna insofferente e anaffettiva e al padre Monaldo, nobile autoritario dai modi rigidi.
Da qui le vicende della sua vita si susseguono in un’infanzia dedita allo studio e un’adolescenza caratterizzata dalla voglia di evadere e scoprire il mondo, ma condizionata da una precaria salute.
Solo a 24 anni riuscirà a lasciare Recanati per recarsi a Firenze, Roma e Napoli dove svilupperà rapporti d’amicizia e amorosi anche se vivido rimaneva il ricordo di Teresa Fattorini, alla cui morte dedica “A Silvia“. Il fisico già debole non gli consentirà di vivere a lungo, infatti anche la parabola cinematografica terminerà con la sua morte a Napoli in un ultimo grido di disperazione con la poesia “La ginestra“.
In questo biopic Martone ci racconta un Leopardi vulnerabile, dall’animo fragile, ma con un grande intelletto, capace di dare voce ai sentimenti dell’uomo. Nel corso della pellicola viene data voce ai magnifici versi leopardiani e si crea un personaggio che ha una veste differente rispetto l’unica dimensione conosciuta, ovvero quella letteraria. Qui prende forma la sua fisionomia ingobbita resa in modo monumentale da Elio Germano. L’attore è riuscito a incarnare la sensibilità del poeta facendosi carico dei tormenti della sua anima centrando l’obiettivo.
Francesca Agnoletto





