Giovani e lavoro sono da sempre un binomio problematico per l’economia italiana. Il precariato giovanile è infatti uno dei problemi principali dell’economia italiana che rende i giovani una delle fasce più povere della popolazione. Il problema del lavoro giovanile è al centro dell‘ultima campagna elettorale ma i partiti stanno affrontando in modo giusto il problema? La soluzione è davvero la decontribuzione o lo sgravio fiscale per le aziende?
Il problema del precariato giovanile

A giugno 2022 la disoccupazione giovanile era del 21% . A questo si deve aggiungere l’alto numero di giovani inattivi presenti nel nostro paese. Sono oltre due milioni i cosidetti Neet, i giovani italiani che non studiano e non lavorano, ai quali durante il Covid si sono aggiunti gli studenti esclusi dalla Dad. Proprio la pandemia ha peggiorato la situazione dei giovani italiani rendendoli più precari e più vulnerabili ai licenziamenti. A questo si aggiunge la frustrazione di affrontare un mondo del lavoro basato sempre più sui contratti a termine. Attualmente in Italia, infatti, ci sono 3 milioni 170 mila dipendenti con contratto termine, il 30% dei quali con contratto inferiore ai 30 giorni nel primo trimestre del 2022. Il 10% di questi è della durata di un solo giorno.
Non deve stupire, come dimostrano i dati Eurostat, che molti giovani italiani non lascino la casa di famiglia e i genitori prima dei 30 anni. Un record negativo che comprende i 2/3 circa dei giovani italiani con la percentuale di povertà assoluta passata all’11% nella fascia 18-34 anni. Ecco perchè molti giovani sono erroneamente considerati ancora bamboccioni ma invece sono costretti a redditi bassi con un lavoro molto spesso fino ai 6 mesi che non gli garantisce prospettive future. Per questo in un paese che sta invecchiando sempre di più molti giovani cercano migliori condizioni di vita all’estero.
La soluzione dei partiti
Può essere allora la soluzione al precariato giovanile quella proposta da molti partiti come la decontribuzione, premi e sgravi fiscali per aziende che assumono giovani? Ovviamente no se si pensa che la disoccupazione giovanile è ancora alta nel nostro paese, come spiega il giovane attivista Ferdinando Pezzopane, interpellato dall‘Espresso sulle politiche del governo che verrà. La soluzione per Pezzopane, potrebbe arrivare infatti da provvedimenti simili a quelli adottati in Spagna.
Qui dall’ultima riforma del lavoro sono state diminuite le tipologie contrattuali e imposto l’obbligo di assunzione per chi avesse accumulato 18 mesi di lavoro con contratto a tempo determinato cumulato e la pena di multe salate in caso di mancato rispetto della normativa vigente. A questo, spiega Pezzopane, si deve aggiungere l’istituzione, come già presente in Germania, di un salario minimo universale e non contrattuale come vorrebbero i partiti.
Stefano Delle Cave
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