Presso l’antico monastero di San Gaudioso detto l’Africano, sull’altura di Sant’Aniello a Caponapoli, il 29 gennaio 1807, con regio decreto da Giuseppe Bonaparte fratello maggiore di Napoleone, viene istituito l’Osservatorio Astronomico di Napoli. La più antica istituzione scientifica partenopea. Il panorama della città e del golfo di Napoli, non bastano agli occhi. Da lì si spiano anche gli astri.

Cose di Napoli, misteri e verità

Osservatorio Astronomico di Napoli, foto da Corriere.it

Prima il luogo, era il Belvedere delle Monache di S. Gaudioso. Il vescovo nord-africano di Tunisi, Settimio Celio Gaudioso che diventa Santo, giunge a Napoli come molti personaggi, eroi e fondatori reali e leggendari della città, dal mare. In fuga dalla sua patria perché rifiuta di convertirsi all’Arianesimo, movimento eretico. E, punito dal Re, insieme ad altri vescovi, senza remi e senza vele, in balia dei venti, per puro caso arrivò nella città partenopea. Lì fonda chiesa e monastero. Ma le sue spoglie sono venerate nelle Catacombe di San Gaudioso, nel Rione Sanità. Totò nasce in Via Santa Maria Antesaecula, non molto lontano dalle Catacombe, e dallo stesso Rione detto Sanità. Chiamato così, proprio perché ritenuto incontaminato e salubre, anche grazie a proprietà miracolose attribuite alla presenza delle tombe dei Santi.

Il monastero di San Gaudioso, oggi non più esistente. Ne rimane soltanto il portale seicentesco del Fanzago. L’edificio, che accoglie l’Osservatorio è detto Specola, e si caratterizza per uno scalone monumentale che giunge all’ampia facciata, movimentata da sei colonne sormontate dalla scritta dedicata al re Ferdinando I. E la terrazza superiore con le cupole, è riservata all’osservazione degli astri. Con vetri, lenti di cannocchiali e telescopi, preziosi strumenti che hanno permesso di puntare la volta celeste dalla collina di Capodimonte. Solo nel 1812 per volontà di Gioacchino Murat e dell’astronomo Federigo Zuccari, fu posta la prima pietra per la costruzione dell’Osservatorio. Per l’edificazione si scelse la collina di Miradois, l’altura vicina alla reggia di Capodimonte a Napoli, che prendeva il nome dalla villa cinquecentesca del marchese di Miradois, reggente della Gran Corte della Vicaria. Ma i lavori si completeranno sette anni dopo, sotto Ferdinando I, che stanziò i fondi per ultimarlo nonostante l’odio cieco verso il napoleonico. Tanto che l’Osservatorio viene anche detto ‘figlio di due re’: Giuseppe Bonaparte e Ferdinando I.

La terrazza di Napoli sull’universo

L’Osservatorio Astronomico di Capodimonte, vanta il primato della misurazione delle distanze meridiane del Sole e di undici stelle, effettuata nel 1820. Oggi mantiene la sua vocazione da centro di ricerca, ma è stato in parte trasformato in un museo che accoglie una rilevante collezione di materiale astronomico antico. Mentre, recentemente, nel 2017, c’è stata l’inaugurazione di un nuovo planetario digitale dedicato a Yuri Gagarincollocato in una cupola di dieci metri di diametro che può ospitare fino a 70 visitatori. Nella biblioteca dell’Osservatorio, brilla una rara prima edizione del 1543, del “De revolutionibus” di Copernico; e un carteggio dell’astronomo barone von Zach, caro a Napoli e Capodimonte, che in una frase racchiude la bellezza e la magia di quell’affaccio astrale: «Stare qui vale più dei 3 viaggi di Cook intorno al mondo! Che il diavolo benedica i Pulcinella».

Federica De Candia Seguici su Google News