È iniziata l’ultima udienza del gup del tribunale di Pescara, Gianluca Sarandrea, del processo con rito abbreviato per la tragedia dell’Hotel Rigopiano di Farindola, travolto il 18 gennaio 2017 da una valanga che provocò 29 morti. Il gup ha iniziato l’udienza con l’appello delle parti: 29 imputati più una società e le parti civili.

La procura, con il procuratore capo, Giuseppe Bellelli, e i pm Andrea Papalia e Anna Benigni, ha chiesto 26 condanne per un totale complessivo di 151 anni e mezzo di reclusione e quattro assoluzioni. 

L’aula 1 del tribunale di Pescara, dove si svolge l’udienza, si è riempita di parenti delle vittime e, simbolicamente, anche di 29 sedie occupate ognuna con una maglietta bianca sulla quale è stampata la foto di una vittima. 

La sentenza è prevista per il pomeriggio di oggi.

L’inchiesta sul disastro di Rigopiano  si è conclusa nel novembre 2018 e aveva riguardato, in un primo tempo, il corto circuito avvenuto tra i vari livelli istituzionali deputati a gestire l’emergenza maltempo, chiamando in causa Regione Abruzzo, Prefettura e Provincia di Pescara, Comune di Farindola. Poi si era estesa anche alla mancata realizzazione della Carta prevenzione valanghe da parte della Regione e ai permessi per la ristrutturazione del resort, per un totale di 40 indagati.

A fine dicembre 2018 c’è anche un’inchiesta bis sul depistaggio, a carico del personale della Prefettura di Pescara, compreso l’ex prefetto Francesco Provolo – per aver occultato il brogliaccio delle segnalazioni del 18 gennaio alla Mobile di Pescara – con altri sette indagati. A dicembre del 2019 i vertici regionali escono dal processo con 22 archiviazioni per ex presidenti della Regione ed ex assessori regionali alla Protezione Civile.

La condanna più pesante, 12 anni, è stata chiesta per l’ex prefetto Francesco Provolo. Tra le altre richieste di condanna ci sono gli 11 anni e 4 mesi chiesti per il sindaco, in carica, di Farindola (Pescara), Ilario Lacchetta, i sette anni e otto mesi per il gestore dell’hotel Bruno Di Tommaso, i sei anni per l’ex presidente della Provincia Antonio Di Marco. Sul fronte del depistaggio in Prefettura, 2 anni e 8 mesi per Daniela Acquaviva e Giulia Pontrandolfo. Due anni per Giancarlo Verzella.

Alessia Spensierato

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