Trasformiamo l’assurdo del titolo in una domanda e chiediamoci, quindi, se Detective Pikachu il Ritorno sia “meglio” di Pokémon Scarlatto e Violetto. Anche se non sembra, è una questione solo parzialmente provocatoria (e un po’ clickbait). Disambiguiamo. Siamo d’accordo che “meglio” in senso assoluto non significa niente. E anche che i due videogiochi si differenziano talmente tanto per genere e target che un confronto diventa fattibile solo perché entrambi coinvolgono i Pokémon. Tuttavia, eccoci qui a tentare ugualmente di affiancarli. Perché? 

Perché alla fine di questo pezzo, tanto per cominciare, vi garantiamo che come minimo avrete un’idea più chiara riguardo i motivi per cui il secondo capitolo di Detective Pikachu funziona, e anche bene. Sperando, però, di mettere anche a frutto la nostra copia stampa in modo diverso dalla classica recensione, come ce ne sono già a iosa. Inquadrando nella conclusione del pezzo le ultime produzioni videoludiche di The Pokémon Company e Game Freak alla luce di un passato glorioso, di un presente traballante e di un futuro dagli obiettivi… incerti. Almeno, dal punto di vista di noi Pokéfanatici.

Detective Pikachu il Ritorno

Detective Pikachu il Ritorno, la narrazione è importante…

Il comparto narrativo della serie Pokémon è andato arricchendosi di anno in anno, di gioco in gioco. Introducendo il concetto di Lore per i singoli capitoli racchiusa descrizioni del Pokédex sempre più precise. Esiste persino un vero e proprio multiverso, creato in game grazie alle abilità di creature divine onnipotenti e ramificato, nella realtà, in spin off/variazioni/remake e remaster dei classici. Pokémon GIallo, per dire, non è ambientato nel mondo di Pokémon Let’s Go Pikachu, similmente a Pokémon Rubino e Pokémon Rubino Omega, e così via.

Detective Pikachu il Ritorno si inserisce così in un contesto prodigo di possibilità e storie da raccontare, personaggi carismatici e protagonisti talmente peculiari e ben caratterizzati, che un Pikachu amante del caffè che parla con voce baritonale e toni burberi non è poi così strano. Tanto più che dopo l’amatissimo film il roditore con il cappello alla Sherlock Holmes è diventato l’ennesima mascotte irrinunciabile per il franchise. Il target e i toni sono diversi da film a gioco, certo, e anche senza spoilerare i reciproci epiloghi, o le trame del tessuto narrativo entrambi i prodotti sono coerenti e validissimi a modo loro. 

Dall’inizio alla fine di Detective Pikachu il Ritorno, proprio come nel precedente episodio per Nintendo 3DS, si respira una consecutio di eventi ben ponderata e adatta allo stile scelto. Che, lo ricordiamo a chi fosse digiuno della portatile Nintendo con due schermi, è estremamente fanciullesca e pensata per essere divertente, leggera e soprattutto comprensibile anche a un pubblico meno stagionato e più “fresco”. Non ci sono cambi di tono immotivati o improvvisi, per dire. I protagonisti hanno caratteri ben definiti, ai quali si attengono e che li definiscono inequivocabilmente. 

Pikachu non diventa improvvisamente testimone di uno smembramento tanto violento da mandarlo in terapia, né il suo alleato umano Tim si rivela essere il capo segreto del Team Rocket, o robe simili. Certo, gli adulti in questo modo non possono sperare di restare soddisfatti del tutto, qualora si aspettassero colpi di scena più elaborati, ma lo ripetiamo: non sono loro il vero target del gioco. Come dimostra poi, altrettanto senza dubbi, un gameplay “ad indagini” ultra semplificato. 

Detective Pikachu il Ritorno

…il gameplay deve essere chiaro…

Ultra semplificato non significa per forza “negativamente”. Però è chiaro che per alcuni, non può esserci divertimento in un gioco di indagini dove non si può sbagliare deduzione. Detective Pikachu il Ritorno è proprio così, una monorotaia che non può andare in nessuna direzione se non quella prestabilita. Non perchè, come in altri giochi simili e con target ugualmente giovane, le risposte che diamo alla fine dirigono tutte verso un solo colpevole, o una sola deduzione. Proprio perché non ci sono altre risposte oltre quella giusta selezionabile dal giocatore, una volta che gli ingranaggi degli interrogatori hanno smesso di girare.

Più che un gioco di detective e scoperte da elucubrare, quindi, Detective Pikachu sembra più una novel per giovani leve amanti dei Pokémon. Che si estrinseca attraverso dialoghi ben doppiati, sequenze di esplorazione dentro arene tridimensionali disseminate di punti interagibili che triggerano altri dialoghi, e qualche QTE molto permissivo per spezzare la monotonia. Nonostante detta così sembri essere una valutazione non troppo positiva, nel contesto fanciullesco che abbiamo già avuto modo di definire è in realtà un pregio. Una ulteriore dimostrazione di coerenza da parte degli sviluppatori di XXX, che sono stati in grado ancora una volta di costruire sulle fondamenta del genere investigativo un titolo adatto veramente a tutti. 

Volendo muovere una critica al gameplay di Detective Pikachu il ritorno, semmai, gli si potrebbe imputare una staticità fin troppo pronunciata rispetto al predecessore. Ci saremmo aspettati qualche altro espediente oltre ai QTE per smuovere le acque e vivacizzare le situazioni, e qualche bivio in più. Di sicuro, così com’è ora il gioco non sorprende, ma nemmeno si può dire che deluda o che manchi degli ingredienti indispensabili per l’interattività. Sarebbe a dire, che oltre a leggere e assistere alle cut scene, alla fine si gioca tanto e sempre, con ritmi e alternanza narrativa-gioco più che buoni.

…ma anche la tecnica non va trascurata!

Un altro elemento facilmente criticabile di Detective Pikachu il Ritorno è la sua veste grafica. A una prima occhiata, infatti (e anche a una seconda a dire il vero) il gioco non si presenta come un trionfo di tecnica o di poligoni. Le animazioni legnose e i modelli scarni di dettagli lo avvicinano più alle ultime produzioni per 3DS che a quelle più complesse per l’ibrida Nintendo. Anche l’’effettistica carente e una serie di ambientazioni diverse, sì, ma anch’esse ben poco approfondite non migliorano la situazione. 

Eppure, di nuovo, il segreto sta in una lettura e una valutazione capaci di tener conto del contesto in cui il gioco è stato pensato. Delle forze messe in gioco per terminarlo, riciclando senza ombra di dubbio gli stessi asset del capitolo precedente limandone gli spigoli. E aggiungendo qua e là piccole diversificazioni ed elementi di approfondimento dei fondali, per dire, che diventano così come piccoli diorami giocattolo. Cambiando prospettiva, insomma, la semplificazione diventa essenzialità, e nella “lucidatura” eccessiva delle superfici si può intravedere il desiderio di “giocattolificare” l’esperienza visiva. 

Senza contare che, per lo meno, non si è provato a fare più di quello che si era in grado di portare a termine al meglio. Che ci rendiamo conto, sembra un po’ una supercazzola, almeno finchè non ripensiamo a Scarlatto e Violetto. Alle gigantesche aree open world… vuote, o riempite con sprite in movimento che fanno calare drasticamente le prestazioni e gli fps. O alle animazioni di lotta che alternano dimostrazioni di particellari maestose, a movimenti appena percepibili con balloon ben poco pirotecnici…

Detective Pikachu il Ritorno è meglio di Scarlatto e Violetto: questione di “Dichiarazioni di intenti”

Pur non nascondendo fin dall’inizio degli intenti parzialmente provocatori, spero che il punto sia stato chiarito a dovere. Detective Pikachu il Ritorno è meglio di Pokémon Scarlatto e Violetto in almeno un punto fondamentale: la coerenza. Il rispetto nei confronti delle aspettative generate dalle dichiarazioni di intenti che seguono la pubblicazione dei trailer, le comunicazioni ufficiali. La capacità di essere proprio come i fan e gli utenti in generale si aspettavano, nel bene e nel male. Aderente al proprio target, in questo caso i giovani e giovanissimi, il secondo episodio di Detective Pikachu è un ottimo titolo dedicato ai mostri tascabili di Nintendo. Che proprio come nel predecessore, o nel film, sono protagonisti indiscussi e caratterizzati ciascuno “da manuale”. Da Pokédex potremmo dire in questo caso. 

Non ci stupisce, dato che lo avevamo ribadito anche nella nostra ultima recensione della prima parte del DLC di Pokémon Scarlatto e Violetto. Ma Detective Pikachu è l’ulteriore e definitiva dimostrazione che non sono i Pokémon il problema. Che anzi, il comparto che si occupa di design, creazione di descrizioni e lore. Animazioni delle creature e interazioni tra loro e il loro habitat è ancora nel pieno delle forze. Ora, però, tanto in progetti simili quanto, ancor di più, nei capitoli regolari serve la stessa coerenza che l’investigatore giallo elettrico. 

Un impegno, quindi, non a “non tradire” le aspettative, ma proprio a “non crearle” laddove manchino tempo, mezzi o idee adeguate. Un “downsizing” che ripulisca il brand dal superfluo e faccia emergere l’anima che in Detective Pikachu, pur imperfetto nella forma, non manca.