Martedì sera la presidenza del Consiglio ha diffuso una copia del protocollo d’intesa firmato da Meloni e dal primo ministro albanese, Edi Rama, per l’apertura in Albania di due centri per la gestione dei migranti dall’Italia.

Migranti, cosa c’è davvero nel protocollo Italia-Albania

Il protocollo è composto da nove pagine, per un totale di 14 articoli, e chiarisce alcuni dettagli che negli ultimi giorni erano rimasti piuttosto confusi. Nel testo c’è scritto che l’Albania fornirà gratuitamente all’Italia gli spazi in cui verranno costruiti i centri per migranti: uno nei dintorni del porto di Shengjin, circa 70 chilometri a nord della capitale Tirana, e un altro a Gjader, nell’entroterra. L’Italia dovrà farsi carico di tutti i costi legati alla costruzione dei centri, al trasporto e alla sistemazione dei migranti, pagando anche eventuali spese mediche. Il protocollo non indica cifre precise, ma secondo un allegato diffuso dal sito albanese Gogo.al, che aveva pubblicato anche il protocollo prima del governo italiano, l’Italia dovrebbe versare all’Albania un anticipo di 16,5 milioni di euro entro 90 giorni dall’entrata in vigore del testo.

In entrambi i centri potranno essere presenti in totale fino a 3mila migranti, che saranno accompagnati nelle strutture dalle autorità italiane. 

Le autorità italiane saranno responsabili dell’interno delle strutture, mentre le autorità albanesi dovranno garantire la sicurezza all’esterno dei centri e durante il trasferimento dei migranti: potranno entrare nei centri solo «in caso di incendio o di altro grave e imminente pericolo che richiede un immediato intervento».

L’Italia invierà in Albania alcuni funzionari, che non avranno bisogno del permesso di soggiorno o di visto di lavoro, ma riceveranno solamente un «documento di riconoscimento». Le condizioni di lavoro, per esempio per quanto riguarda la retribuzione e i contributi pensionistici, seguiranno la normativa italiana. I dipendenti italiani non saranno soggetti alla legislazione albanese mentre sono in servizio, ma potranno essere processati secondo le leggi locali se commettono reati quando si trovano al di fuori dei centri. Se in possesso di porto d’armi potranno portare con sé un’arma all’interno dei centri, ma non fuori. I migranti potranno rimanere in Albania solo «per il tempo strettamente necessario» a svolgere le procedure di frontiera o di rimpatrio previste dalle normative italiane o europee (anche se l’Albania non fa parte dell’Unione Europea). Il protocollo chiarisce che nel momento in cui un migrante dovesse perdere il diritto di rimanere nel centro, per esempio perché la sua domanda di asilo viene rifiutata, l’Italia lo trasferirà «immediatamente […] fuori dal territorio albanese»

Il protocollo ha una durata di cinque anni, che verranno rinnovati automaticamente a meno che una delle due parti non comunichi il proprio dissenso entro sei mesi dalla scadenza.Secondo il governo italiano, i due centri dovrebbero entrare in funzione entro la primavera del 2024.

Nel porto di Shengjin verrà costruita un hotspot per gestire gli sbarchi, l’identificazione e il primo soccorso. Nell’area di Gjader, a 20 chilometri dal porto, verrà invece costruita una struttura per l’accoglienza temporanea sul modello dei Centri per il rimpatrio (Cpr) presenti sul nostro territorio nazionale. La giurisdizione della struttura sarà italiana, il controllo esterno albanese

Meloni ha dichiarato che questa misura non sarà applicata ai migranti fragili, come donne incinta e minori, e ai migranti salvati dalle ong. In Albania verrà trasferito chi sarà salvato dalla Marina, dalla Guardia Costiera o dalla Guardia di finanza. Un dettaglio non da poco dato che, ad oggi, i salvataggi delle ong ammontano all’8,2 per cento degli sbarchi totali, solo una minima parte dei migranti sarà tutelata dal trasferimento nei Balcani.

Secondo quanto dichiarato in conferenza stampa, l’obiettivo è quello di alleviare il sovraffollamento dell’hotspot di Lampedusa, che ha raggiunto il record di sbarchi lo scorso settembre. Meloni ha annunciato che la misura sarà destinata inizialmente a 3.000 migranti, ma quando il meccanismo sarà a pieno regime, si stima che passeranno dalle strutture albanesi più di 36mila migranti.

Più di 145.000 persone sono sbarcate in Italia nel 2023, rispetto a circa 88.000 nello stesso periodo del 2022. La Meloni ha promesso di dare un giro di vite alla migrazione, ma trovare una soluzione non è stato facile. Il partito di estrema destra Fratelli d’Italia ha chiesto che tali strutture venissero create al di fuori dell’Unione Europea, proponendo, ad esempio, il Nord Africa, ma nessun Paese era disposto a prenderlo in considerazione.

Rama ha affermato che l’Albania non può risolvere il problema dei migranti in Italia, ma può assistere e collaborare.

“Abbiamo una storia di ospitalità”, ha sottolineato Rama, ricordando che l’Albania ha accolto più di mezzo milione di profughi di guerra e di coloro che fuggivano per sopravvivere alla pulizia etnica operata dalla Serbia in Kosovo. “Abbiamo anche dato rifugio a migliaia di donne afghane quando la NATO ha abbandonato l’Afghanistan e ad alcune migliaia di iraniani”, ha detto.

“Puntiamo ad essere operativi la prossima primavera”, ha detto Meloni, aggiungendo che la polizia albanese garantirà “la sicurezza e la sorveglianza esterna delle strutture”.

Ma la mossa non è piaciuta a tutti a Tirana,

Protocollo Italia-Albania, la mossa non è piaciuta a tutti a Tirana

Il membro della presidenza del Partito democratico all’opposizione, Belind Kellici, si è opposto all’accordo, affermando che è stato preso “senza discussione parlamentare, senza consenso politico, senza analisi pubblica e trasparenza, senza fornire alcun dettaglio sull’accordo firmato, senza chiedere a nessuno.

Ha aggiunto che la Tunisia ha recentemente rifiutato la stessa offerta dell’Italia e l’ha definita “tradimento contro l’Albania” e “slealtà verso il nostro Paese”. Ha detto che decine di migliaia di giovani lasciano il Paese ogni anno mentre Rama “li sostituisce con immigrati clandestini”.

Altre preoccupazioni sollevate riguardano la concessione all’Italia della sovranità sul suolo albanese e il modo in cui un eventuale rimpatrio possa avvenire dall’Albania senza accordi bilaterali.

La Commissione UE ha confermato di essere a conoscenza dell’accordo ma di non aver visto i dettagli. Ha inoltre avvertito che deve essere in linea con il diritto nazionale, internazionale e dell’UE.