Alberto Bertoli ha sempre avuto un rapporto bellissimo con il padre Pierangelo, dal quale ha ereditato la passione per la musica. In un’intervista a Domenica In, aveva così ricordato papà Pierangelo: “Quando ci ritroviamo per fare le cene, prendiamo la chitarra e cantiamo le sue canzoni. Con lui avevo un rapporto più intimo, in quanto condividevamo le passioni per il calcio, per gli scacchi e per la musica. Avevamo un legame molto profondo, ma soprattutto dal punto di vista della chiacchiera pesante. Lui amava la famiglia sopra ogni cosa: anche se era a Bari o a Palermo, doveva comunque tornare a casa dalla famiglia dopo il concerto“.Il nome di Pierangelo Bertoli è ancora oggi associato ad una forma di cantautorato che ha fatto la storia della musica italiana. Il compianto cantautore è uno dei più amati di sempre e, nonostante una ricca carriera di grandi successi, nel corso della sua vita ha anche dovuto affrontare una grave malattia, a neanche un anno dalla nascita: la poliomielite. Una malattia che, sin da piccolissimo, lo privò di fatto delle funzionalità degli arti inferiori e lo costrinse di conseguenza a muoversi su una sedia a rotelle.

La sua infanzia fu comunque regolare, nonostante l’ingombrante presenza della carrozzella, e spiccò subito il volo nel mondo della musica. Dopo anni di onorata carriera, però, il cantautore dovette fare i conti con un tumore ai polmoni nell’ultimo periodo della sua vita. La malattia lo portò, a settembre 2002, a sottoporsi ad una serie di cure presso il Policlinico di Modena. La sua morte avvenne il 7 ottobre dello stesso anno, all’età di 59 anni.

E, in un’intervista a Repubblica, ha anche espresso lamentele per il trattamento che il mondo della televisione aveva riservato al padre: “È stato trattato male, all’inizio lo mettevano a sedere su una sedia. Mio padre non si è mai pianto addosso e non ha mai parlato della sua condizione fisica nelle sue canzoni, perché lui era un artista, poi aveva la poliomielite, ma era un artista innanzitutto“.

Pierangelo Bertoli, chi era il padre di Alberto

Alla fine degli anni Settanta ha conosciuto la moglie, Bruna Pattacini, rimasta al suo fianco fino al momento della sua morte. Dal felice matrimonio di Pierangelo e Bruna sono nati tre figli: Emiliano, a cui è dedicata la canzone Dietro me, Petra, per la nascita della quale ha intitolato l’album omonimo, e Alberto Bertoli. Dei tre, l’ultimo ha seguito le orme del padre, diventando un cantante di professione e prendendo parte a tanti concerti tributo dedicati al padre. Venuto al mondo in una famiglia operaia, quando aveva appena dieci mesi venne colpito da bambino da una grave malattia, una forma di poliomielite che lo privò della funzionalità degli arti inferiori. Fu costretto a usare, vivere fin da subito e per tutta la vita, una sedia a rotelle. Nonostante questo, la sua fu una bella infanzia, vissuta nelle campagne modenesi, dove non mancava l’indispensabile.

Colpito da una forma invasiva di tumore ai bronchi, ai primi di maggio del 2002 Bertoli fu sottoposto a una serie di cure presso il Policlinico di Modena. Dopo le dimissioni, ritornò qualche giorno dopo per un aggravamento e morì la mattina del 7 ottobre, un mese prima di compiere 60 anni. Per suo esplicito volere, dopo la camera ardente e le numerose visite delle persone andate a rendere omaggio al cantautore, non ci fu nessuna cerimonia funebre. La salma venne cremata e le ceneri tumulate insieme a quelle della madre presso il cimitero nuovo di Sassuolo.

“Sei stata la cosa più bella, più vera e più pulita che potesse capitarmi nella vita. Amore mio, vado…”. Sono le ultime parole del cantautore Pierangelo Bertoli rivolte alla moglie e svelate da Luciano Ligabue nel suo libro ‘Una storia. Autobiografia’. Un momento struggente, mai reso noto prima al pubblico, che la famiglia del cantautore sassolese ha autorizzato a rivelare. “Ligabue ha chiamato mia mamma con grande delicatezza – racconta Alberto Bertoli – per chiederle se avrebbe potuto inserire questo aneddoto nel suo libro. Ne sono molto contento perché in un modo o nell’altro sono le ultime parole di mio padre Pierangelo Bertoli e sono per l’amore della sua vita Bruna Pattacini”. L’occasione è stata una visita di Ligabue in casa Bertoli: “Avevo chiesto a Luciano di venire ad ascoltare alcune mie canzoni. Lui è stato come sempre molto disponibile. Dopo il momento musicale si è messo a chiacchierare con mia madre. Hanno parlato di alcuni problemi di salute in comune con i suoi familiari e il discorso è caduto su mio padre. Mia madre gli ha raccontato quegli ultimi momenti, particolarmente drammatici. E lui qualche settimana dopo le ha telefonato per chiederle se avrebbe potuto inserirli nel suo libro”. D’altronde Ligabue deve molto a Pierangelo Bertoli. E’ stato il suo talent scout si direbbe oggi. “Luciano – prosegue Alberto Bertoli – racconta che fece ascoltare a mio padre la cassetta con ‘Sogni di Rock’n roll’. Inizialmente la estrasse e la gettò via, come dice lo stesso Ligabue. Quando poi però gliela fece ascoltare dal vivo, cambiò idea e la volle nel suo disco”. Quindi il riferimento all’addio: “Negli ultimi giorni mio padre era costretto a letto, mia madre teneva il capo sulle sue gambe. Fu in uno di quei giorni, l’ultimo, che papà le disse: ‘Sei la cosa più bella, più vera, e più pulita che potesse capitare nella vita’. Quindi guardandola in viso aggiunse: ‘Amore mio, vado’”. Queste ultime parole, tra l’altro, si tingono di un curioso ‘giallo’, se così si può definire: nel suo libro Ligabue sostiene che Pierangelo avrebbe pronunciato la frase in dialetto (“Amor…a vagh’). In realtà il figlio Bertoli riferisce che la madre le ha detto che il marito si era rivolto a lei in italiano: “Mio padre usava pochissime volte il dialetto in casa, solo quando magari era arrabbiato o particolarmente agitato. Credo sia stata una proiezione di Ligabue che invece ho sentito parlare in dialetto con la sua famiglia”.