Il New York Times contro Open AI: la testata giornalistica decide di procedere per vie legali. Questo perché l’intelligenza artificiale di Microsoft avrebbe utilizzato parecchio materiale dei loro archivi per poter addestrare i chatbot, violando così le norme di copyright.

New York Times e Open AI: cosa è successo

Il New York Times afferma che milioni di suoi articoli sono stati usati per addestrare chatbot (i software che simulano ed elaborano le conversazioni umane scritte o parlate), che ora sono in concorrenza con il quotidiano come forma affidabile di informazione. La questione pone un impatto notevole su tutta l’industria dell’intelligenza artificale e su quella dei produttori di contenuti, che si preparano per diversi cambiamenti in materia.

ChatGpt avrebbe utilizzato i loro articoli. Che avrebbero reso infatti il chatbot in grado di “competere direttamente” con il suo contenuto. Come sappiamo questi sistemi non dichiarano su quali contenuti hanno allenato i propri algoritmi. In questo modo ancora non è noto se abbiano o meno violato il copyright. A essere coinvolti OpenAI e i grandi modelli linguistici (LLM) di Microsoft, che alimentano ChatGPT. L’azienda è quindi accusata di essere in grado di riassumere fedelmente e imitare lo stile espressivo degli articoli pubblicati dall’editore Usa. In termini pratici vuole dire perdere «abbonamenti, licenze, pubblicità ed entrate». Infine, i grandi modelli linguistici sono accusati di “minacciare il giornalismo di qualità”. 

La risposta di Microsoft

La testata giornalistica avrebbe cercato per diverso tempo una partnership con l’azienda, che però non avrebbe mai risposto. Così, Alex Springel ha annunciato di aver unito le forze con OpenAI per fornire contenuti in risposta alle domande degli utenti. Secondo gli accordi di questa nuova partnership gli utenti che faranno una domanda a ChatGPT riceveranno riassunti di articoli pubblicati dai marchi di Axel Springer, tra cui Politico, Business Insider e i quotidiani Bild e Welt. Si tratta di un vero e proprio “un evento senza precedenti”.

Queste sintesi si baseranno in particolare su articoli che altrimenti richiederebbero un accesso a pagamento. Al di là di questo caso finora i giganti dell’intelligenza artificale generativa si sono difesi sostenendo che i contenuti utilizzati erano parte della dottrina Usa del Fair Use. Che da la possibilità di riutilizzare, solo in determinate circostanze, del materiale protetto da copyright.

(Fonte: Il Sole 24 Ore)

Marianna Soru

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