Si continua a parlare del caso di Giovanna Pedretti, che dopo la notizia della sua morte, ha sollevato un grave problema, di cui tutti dobbiamo prendere: la gogna media e social. A Sant’Angelo Lodigiano tutti ritengono colpevoli i giornalisti riguardo quello che è accaduto alla donna che, da osannata per aver risposto ad hoc alla recensione omofoba e contro i disabili, è diventata bersaglio di insulti e fantomatiche indagini, fino alla gogna, che le è costata la vita. La Procura ha aperto un fascicolo contro ignoti per istigazione al suicidio, secondo quanto riportato da SkyTg24.

Giovanna Pedretti: si pensa adesso all’ipotesi di istigazione al suicidio

Secondo la ricostruzione del Corriere della Sera, Giovanna Pedretti sarebbe stata ascoltata in Procura, e dopo sarebbe tornata al suo locale, con suo marito che racconta di aver avuto una discussione con la moglie, a causa della situazione e del clamore esagerato generato da questa situazione. Nonostante il marito le avesse detto che tutto sarebbe finito una volta finito il clamore, la donna sarebbe uscita, come era solita fare, per una passeggiata, per combattere l’insonnia notturna. Da cui però non avrebbe fatto più ritorno.

Ma perché la Procura aveva deciso di ascoltare la donna? Perché poteva esserci la possibilità che fosse stato un caso di istigazione all’odio. I due si sottolinea che non avessero problemi economici, non avevano bisogno di pubblicità perché il locale era sempre pieno. Quindi per quanto riguarda l’accusa di fake recensione, non sussisterebbe. In ogni caso decisivo sarà Google, che farà capire da chi è stata fatta la recensione e chi è l’autore. Tra i dubbi che la Procura dovrà risolvere ci sono l’assenza di biglietti di addio o mail che lasciassero intuire la volontà della donna.

La macchina con la quale Giovanna Pedretti sarebbe arrivata sulle rive del fiume Lambro, il procuratore della Repubblica di Lodi Maurizio Romanelli ha deciso di non dissequestrarla. Il veicolo è stato trovato pieno di sangue, per questo sono in corso indagini approfondite dei carabinieri del Comando provinciale di Lodi.

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