A tutti è capitato di non rinunciare al dolce, nonostante sia stato precedentemente fatto un pranzo che ci ha saziato come, esempio, succede ai matrimoni. Nel 1956 questo fenomeno è stato studiato per la prima volta, per poi essere approfondito con più recenti esperimenti, che ha dimostrato che “a spingere il nostro organismo a mangiare ancora” sia la sazietà sensoriale specifica.

Sazietà sensoriale specifica, l’esperimento di Epstein

La sazietà sensoriale specifica ci spinge a magiare quando siamo sazi, fonte blogunisalute.it
Sazietà sensoriale specifica, fonte blogunisalute.it

La sazietà sensoriale specifica è un fenomeno psicologico molto comune negli esseri umani ed è stato identificato e studiato per la prima volta dal neurobiologo francese Jacques Le Magnen nel 1956. Poi il termine è stato coniato in maniera formale dai ricercatori americani Barbara ed Edmund Rolls. Infine, Len Epstein, un illustre professore di pediatria della SUNY, ha svolto un esperimento nel 2013 su 31 bambini. Quest’ultimi sono stati divisi in 3 gruppi e hanno seguito un’alimentazione specifica. In particolare al primo e al secondo gruppo sono stati dati maccheroni al formaggio, tutti i giorni ma di case produttrici diverse, mentre al terzo gruppo è stata data un’alimentazione energetica, ma più varia. Alla fine dell’esperimento è emerso che l’ultimo gruppo ha mangiato più del dovuto.

Epstein ha poi spiegato questo fenomeno affermando che, come riportato da Everyeye, “parte del motivo per cui le persone smettono di mangiare un pasto è che sono stanche del cibo; l’hanno mangiato e non c’è più stimolo poiché sanno esattamente che sapore ha. Ma se viene introdotto un nuovo sapore, odore o una nuova consistenza, è facile superare quella sensazione di pienezza”. E ciò che accade, ha concluso lo stesso Epstein, quando dopo cena, nonostante la sazietà dovuta a quello che abbiamo mangiato, sentiamo il bisogno di mangiare qualcosa di dolce.

Vox e Barbara Rolls

Più recentemente Il giornale Vox ha deciso di realizzare un video con un esperimento condotto su un gruppo di volontari, basandosi sugli studi di Barbara Rolls, oggi direttrice del Laboratorio per lo studio del comportamento digestivo umano della Penn State University. In particolare, il primo giorno è stato somministrato ai volontari un gran piatto di maccheroni al formaggio da mangiare fino a sazietà. È stato poi dato un secondo piatto di maccheroni di cui sono stati consumati in media 30 grammi. Il secondo giorno invece sono stati dati da mangiare nuovamente maccheroni al formaggio, ma questa volta seguiti da una coppa di gelato di cui in media sono stati consumati 90 grammi.

Per spiegare il fenomeno che si è verificato Barbara Rolls ha parlato di sazietà sensoriale specifica che spinge a mangiare altro anche quando siamo sazi. È un istinto che può essere positivo, perchè, afferma la Rolls, come ha riportato Vox, “incoraggia a passare da un alimento all’altro, quindi è una cosa positiva. Siamo onnivori e abbiamo bisogno di mangiare in modo vario, quindi il fatto di cambiare il cibo che stiamo mangiando, pur continuando a gradire altri alimenti, incoraggia la varietà”. Una varietà, conclude la Rolls, che le persone devono apprezzare perchè “credo che alcuni pensino che il modo migliore per perdere peso sia seguire una dieta monotona, ma non si riesce a rispettarla. Godetevi la varietà, fatela funzionare per voi e tenete a portata di mano una sana varietà di alimenti”.

Le controindicazioni

Se Epstein ha affermato di fare attenzione alla sazietà sensoriale specifica o stomaco da dessert, perchè potrebbe causare, nel caso dei dolci, una dipendenza malsana da zucchero, anche la Rolls parla di controindicazioni. In particolare quest’ultima ha affermato a Vox che la sazietà sensoriale specifica “può anche ritorcersi contro di noi, perché se ci viene presentata una varietà di cibo, circondati da una varietà di cibo, ci incoraggia a continuare a mangiare oltre la normale sazietà”.

Stefano Delle Cave

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