Arrivano notizie per tutte le aziende produttrici beauty e farmaceutiche e l’inquinamento delle acque: il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione UE hanno raggiunto un accordo sulla revisione della direttiva sul trattamento delle acque reflue urbane. Per la prima volta nel settore delle acque reflue verrà applicato il principio “chi inquina paga”.

Le aziende beauty in UE dovranno pagare per il loro l’inquinamento: ecco le nuove direttive

Le aziende beauty dovranno pagare (nel vero senso della parola) per il loro inquinamento. Questa settimana, infatti, a Bruxelles è stato raggiunto un accordo interistituzionale tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione su una proposta di revisione della Direttiva sul trattamento delle acque reflue, e questo include anche le aziende beauty. L’accordo prevede una costante espansione dei sistemi di raccolta delle acque reflue urbane nell’Unione europea, collegando molte più famiglie, perseguendo al contempo obiettivi più severi e ambiziosi in materia di acque pulite, in particolare eliminando il più ampio spettro di inquinanti e nutrienti.

“Abbiamo raggiunto un accordo su regole più ambiziose per la gestione delle acque reflue in tutta Europa, assicurando il trattamento dei microinquinanti provenienti dai residui di cosmetici farmaceutici e requisiti più severi per la rimozione dei nutrienti”, ha dichiarato il relatore Nils Torvalds a Premium beauty news(Renew Europe, Svenska Folkpartiet, Finlandia).

Naturalmente, tutti questi nuovi requisiti hanno un costo. Ed è sicuramente uno dei motivi per cui non è mai stato preso in considerazione di farlo prima. La rimozione dei residui di prodotti e cosmetici, che dovrebbe diventare obbligatoria entro il 2045 negli impianti di trattamento delle acque reflue collegati a 150.000 o più persone, dovrà essere pagata dalle industrie interessate per almeno l’80% del costo.

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