La senatrice a vita Liliana Segre ha querelato Elena Basile, l’ex ambasciatrice dell’Italia in Belgio, che in un video sui social l’aveva accusata di essere “tormentata solo dal pensiero dei bambini ebrei”. La querela già annunciata il 6 febbraio scorso, è stata depositata oggi dal legale della senatrice, Vincenzo Saponara.
In un video pubblicato su Facebook, Instagram e YouTube il 31 gennaio, Elena Basile si è rivolta così a Liliana Segre: “Lei dice di non poter più dormire pensando ai bambini ebrei uccisi il 7 ottobre. Ci racconta di come la sua memoria sia tormentata, non solo nel Giorno della Memoria, ma per 365 giorni da quello che ha vissuto nei campi di concentramento. Ma cara signora, possibile che lei sia tormentata solo da pensiero dei bambini ebrei?”.
L’ex ambasciatrice ha accusato Liliana Segre di avere una doppia morale, tirando in ballo i nazisti: “Anche loro erano molto buoni con i loro bambini, anche loro avevano una morale per i tedeschi, ariani e bianchi e non sentivano nulla per la morte degli ebrei. Lei vuole imitarli?”.
In seguito Basile ha scritto una lettera di scuse sul Fatto Quotidiano, confessando di non aver letto né ascoltato le dichiarazioni della senatrice, ma di essersi basata soltanto sul sentito dire: “È stato un atroce malinteso, spero potrà dimenticare l’offesa”.
Oltre a procedere in sede penale, il figlio di Segre, l’avvocato Luciano Belli Paci, ha anche dato mandato all’avvocatessa Daniela De Pasquale di procedere in sede civile per far rimuovere i “messaggi diffamatori”. L’eventuale risarcimento sarà devoluto integralmente in beneficenza.
La querela – ha spiegato l’avvocato Luciano Belli Paci – “ha richiesto un accurato lavoro preparatorio per monitorare l’ampiezza della propagazione del messaggio diffamatorio”, che dopo aver avuto “migliaia di visualizzazioni e innumerevoli condivisioni sui più disparati social network, è stato ripreso da tutti i principali organi di informazione ed è stato persino tradotto in lingua araba, con un numero enorme di visualizzazioni anche in tale versione”.
Secondo il figlio della senatrice le scuse a mezzo stampa di Basile, che ha riconosciuto di “avere completamente distorto il pensiero di Liliana Segre”, non sono abbastanza.
L’ex ambasciatrice “non ha rimosso il video dalle varie piattaforme, non ha provveduto a pubblicare un video di rettifica, non si è in alcun modo adoperata per arrestare la proliferazione del suo messaggio diffamatorio”.
Da qui la querela.





