Decidere deliberatamente di far portare in giro a Margaret Qualley la testa di Pedro Pascal e la riproduzione del pene di Matt Damon per un ora e venti poteva venire in mente solo ad uno dei fratelli Coen. In questo caso parliamo di Ethan, regista e scrittore (insieme alla moglie Tricia Cooke) di Drive-Away Dolls. Al primo film da regista lontano dal fratello Joel, Ethan Coen confezione una pellicola che ha tanti, forse troppi rimandi al loro cinema e ad un cinema spiccatamente grindhouse e d’exploitation anni Settanta. Con una sceneggiatura fin troppo familiare, Drive-Away Dolls si districa tra l’ingrato compito di rappresentare, in un’ora e venti, un road movie pulp, un caper movie involontario e con la spiccata ironia che contraddistingue le pellicole a firma Coen. Forse troppo anche per una coppia affiatata come quella di Margaret Qualley e Geraldine Viswanathan. Ma resta il fatto che, quando vuole, il film riesce ad essere dannatamente divertente.

Drive-Away Dolls: comicità degli eccessi

Drive-Away Dolls: Jamie (Margaret Qualley) e Marian (Geraldine Viswanathan) in una scena del film

La coppia assurda che si forma tra Marian (Geraldine Viswanathan) e Jamie (Margaret Qualley) è quanto di più affiatato potessimo chiedere. Amiche da diverso tempo, si ritrovano quasi per caso ad affrontare un viaggio da Philadelphia a Tallahassee. La prima per andare a trovare la zia e cambiare aria, la seconda per trovare un posto dove passare alcuni giorni dopo essere stata buttata fuori di casa dalla compagna Sukie. Decidono così di affittare una macchina e partire. Caso vuole che, proprio la macchina che guideranno, ha nel portabagagli una misteriosa valigetta da consegnare proprio a Tallahassee. Inizia così il trasporto di un classico MacGuffin tra uno stato e l’altro inseguite da dei loschi personaggi. Lesbiche entrambe, non disdegneranno sul tragitto diversi stop ad alcuni bar alla ricerca di sesso occasionale. O almeno Jamie, la più intraprendente tra le due. Ma il MacGuffin (diversamente dal solito) verrà rivelato in un ironico plot twist che, però, rimane l’unico punto leggermente più in alto nella narrazione. Perché il basso screentime (dovuto a probabili esigenze di budget) rende Drive-Away Dolls una corsa contro il tempo che approfondisce poco o nulla le forze in gioco.

Underdog

Resta però evidente la forza impressa negli unici due personaggi riusciti: Marian e Jamie. In particolare, l’interpretazione di Margaret Qualley nel suo spiccato accento texano rende il tutto ancora più saporito. È evidente che la scelta di Universal di portare il film in Italia solo in lingua originale sia duplice. Esigenza di budget, certo, ma anche per permettere a tutti di assaporare a pieno le capacità di Qualley. E l’insipido (ma divertente) racconto, si arricchisce di sapore grazie alla mano pulp e camp di Ethan Coen. Nel suo caso non ci sono vie di mezzo, o lo ami, o lo odi. Le transizioni sempre diverse, i rifacimenti registici al cinema a basso budget di John Waters e la costante vena ironica tipica dei Coen. Tutti elementi da dentro o fuori. Nel nostro caso, nonostante una pellicola che ha evidenti problemi tra scrittura e esagerazioni e probabilmente sarà dimenticata, ci siamo divertiti tanto. Ma Drive-Away Dolls ha il destino degli underdog: flop commerciale che diverrà culto di “paracinema” e camp.

Alessandro Libianchi

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