La Procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio per l’ex sottosegretario alla Cultura Vittorio Sgarbi per sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte.
Debiti che il critico d’arte ha con l’Agenzia delle Entrate per un totale di circa 715mila euro.

I pm contestano a Sgarbi di aver acquisito un dipinto nel 2020 all’asta facendo figurare la compagna come acquirente e con denaro di una terza persona con l’intento di mettere l’opera al riparo da eventuali interventi da parte del Fisco

A ottobre scorso, infatti, Sgarbi aveva dichiarato: “Il dipinto è stato donato alla mia fidanzata da Corrado Sforza Fogliani (avvocato cassazionista e banchiere ed ex presidente di Confedilizia, deceduto a dicembre 2022, ndr), come risulta da bonifico. Io non ho mai partecipato all’asta. La mia fidanzata ha battuto il quadro e dopo un certo tempo, attendendo di pagarlo, ne ha parlato con Sforza Fogliani che ha deciso di regalarglielo

Il reato contestato dai pm romani al critico d’arte è la sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte. L’indagine è nota e fu svelata dal Fatto a ottobre scorso. A novembre, poi, gli inquirenti avevano notificato a Sgarbi l’avviso di conclusione delle indagini preliminari.

Tutto ruota intorno all’opera “Il giardino delle Fate”, di Vittorio Zecchin, dipinto realizzato nel 1913, messo in vendita da Casa d’Aste Della Rocca e aggiudicato per 148 mila euro a nome di Sabrina Colle, fidanzata di Sgarbi. In realtà, l’ipotesi dei pm capitolini è che fosse il critico d’arte il reale acquirente e che egli stesso abbia partecipato all’asta, preferendo poi utilizzare il nome della compagna per mettere l’opera al riparo da eventuali aggressioni da parte del Fisco. Una tesi che però il sottosegretario alla Cultura ha sempre respinto, anche davanti agli inquirenti che lo hanno interrogato, confermando sostanzialmente il senso delle parole già affidate al Fatto.