Per la maggior parte delle persone, il 15 marzo è un giorno come un altro. Per tanti, invece, ha una vitale importanza. Come ogni anno, infatti, oggi è indetta la Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla, dedicata ai Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA). Il simbolo del fiocco lilla affonda le sue radici in America, dove, da almeno un trentennio, rappresenta la lotta ai disturbi della nutrizione e dell’alimentazione. La ricorrenza, invece, ha origine nel nostro Paese. Deliberata ufficialmente nel 2018 dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, la Giornata è stata promossa per la prima volta dall’Associazione “Mi Nutro di Vita”, nel 2012 . Dietro, la volontà di un padre, Stefano Tavilla, di ricordare e onorare la memoria della figlia Giulia, affetta da Bulimia Nervosa e scomparsa proprio il 15 marzo.

Chiunque sia entrato in contatto con i DCA, indirettamente o vivendoli in prima persona, sa quanto la società sia lontanissima dal comprenderli a fondo. La scarsa conoscenza e la tendenza a minimizzare hanno infatti tessuto nel tempo un velo di Maya difficile da squarciare. La necessità di accrescere la consapevolezza, a livello individuale ed istituzionale, intorno ai disturbi alimentari, tuttavia, si fa ogni giorno maggiore.

Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla: il ruolo della società e del Covid

Il simbolo della Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla

Il più grande errore sui DCA è credere che riguardino esclusivamente l’aspetto esteriore e il desiderio di raggiungere una perfezione fisica che si trasforma in ossessione. La riflessione non è del tutto sbagliata, ma limitata e limitante. Di certo, la società contemporanea, con i suoi canoni di bellezza inarrivabili, promossi dai social network e dagli standard impossibili e irreali che quotidianamente bombardano gli utenti, è parte integrante di un sistema compromesso. Tuttavia, ridurre questa tematica così sfaccettata a una questione di pura vanità è semplicistico e superficiale. Anoressia, bulimia e gli altri eating disorders sono strettamente legati al benessere mentale, e il rapporto tra intestino e cervello è ben più complesso e influente di quello tra occhio e specchio.

Qualcuno li ha definiti una “fame dell’anima”; sono un malessere che può colpire qualsiasi persona, in qualsiasi momento. A farne le spese però sono, statisticamente parlando, soprattutto adolescenti e poco più. Gli anni di pandemia, oltretutto, hanno condotto a un rapido e preoccupante incremento dei casi a livello globale. Il lockdown, le paure e le ansie legate a un’improvvisa e radicale alterazione delle abitudini hanno avuto effetti devastanti sulla salute psico-emotiva di ognuno di noi e, in particolare, sui giovanissimi. La solitudine causata dalle restrizioni ha innescato un effetto domino che ha portato ragazzi e ragazze di età sempre minore a chiudersi nel proprio guscio, riversando sul consumo eccessivo di cibo, o sull’astensione da esso, emozioni e sentimenti repressi.

L’aumento dei sintomi associati a un disturbo si è espanso, nel periodo del Covid-19, del 36%, con un boom di ricoveri accresciuto del 48%. Il biennio 2020-2022, inoltre, ha portato anche bambini di 8-9 anni a mostrare i primi segnali di un disordine. Un’escalation spaventosa, che non accenna a fermarsi.

DCA: il ruolo degli affetti e delle istituzioni

Che si tratti di bimbi, teenagers o persone in età adulta, un elemento accomuna chiunque viva sulla propria pelle questo dolore: la difficoltà nel parlarne e nell’essere capiti. Chi sta attraversando una qualsiasi delle tappe della malattia, dalla sensazione iniziale di “onnipotenza” chiamata “luna di miele”, ai picchi più acuti, alle ricadute, fino alla guarigione, conosce bene gli sguardi incerti, le parole che colpiscono proprio là dove fanno più male e il distacco che impediscono, ancora oggi, un’adeguata sensibilizzazione sull’argomento. Le domande insistenti, anche dai propri cari, le false credenze, il rifiuto da parte degli affetti di vedere il problema. Tutto questo contribuisce a far sentire il diretto interessato sempre più lontano dagli altri, e sempre più abbandonato a se stesso.

Anche le istituzioni, con il loro modo non sempre appropriato di affrontare la questione, accrescono il sentimento di emarginazione. Basti pensare al post pubblicato nel 2022 dall’account ufficiale di Fratelli d’Italia su Twitter, in cui si fa riferimento ai disturbi alimentari con il terminedevianze. Una linea di pensiero che l’attuale governo ha tradotto in fatti, con la decisione di tagliare i fondi per la lotta contro i DCA, ritirando gli stanziamenti per il 2023-2024. Una decisione che ha messo in allarme famiglie e gli operatori del settore, e che si è rivelata altamente impopolare, tanto da costringere i piani alti a un frettoloso dietrofront. Un piccolo segno di comprensione, un incoraggiante punto di partenza.

Ancora troppi tabù legati ai Disturbi del Comportamento Alimentare

Quello che, tuttavia, rallenta la battaglia, è la manchevole e sommaria informazione. Falsi miti, leggerezze, tabù. Si ha la convinzione, ad esempio, che solo l’universo femminile sia colpito da anoressia, bulimia, binge eating etc.; in realtà, anche il genere maschile ha visto crescere i casi in maniera esponenziale. In tanti, troppi, inoltre, pensano ancora che, in fondo si stia parlando di una dieta fuori controllo, di un tentativo di star bene finito male. Paradossalmente, invece, tutto questo ha a che fare con il cibo solo in parte. Un DCA è legato visceralmente a un turbamento nella sfera emotiva; i motivi che lo scatenano sono vari, ma in ognuno di essi è presente un bisogno di controllo.

Quando la vita sembra sfuggire dalle proprie mani e si perde il dominio delle emozioni, si corre il rischio di focalizzarsi sullo stomaco, riversando su di esso le frustrazioni, le paure, le cose non dette. Le abbuffate o il digiuno sono un disperato tentativo di riacciuffare le redini della propria esistenza. Si ha l’illusione di dominare l’appetito e, per estensione, tutto il resto. La mente umana usa il corpo come valvola di sfogo di un disagio interiore e, quando poi si capisce di avere un problema, il muro sociale di omertà fa sentire senza appigli, senza via d’uscita. Si ha l’impressione di non avere un proprio spazio nel mondo, dunque si tenta disperatamente di occuparne sempre di meno.

L’importanza della Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla

Solo chi ha sofferto di un DCA può capirne appieno le sfaccettature e la fragilità. Eppure, iniziative come la Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla, e associazioni finalizzate all’educazione e alla mobilitazione contro queste patologie, stanno lavorando con impegno affinché qualcosa cambi. La creazione di una cultura basata sull’ascolto e il ruolo centrale della psicoterapia possono creare una rete di aiuto e supporto per chiunque ne abbia bisogno. Il 15 marzo, come anche il 16, il 17 e così via sono fondamentali per spazzare via il disinteresse. Testimonianze, video, campagne pubblicitarie; qualsiasi cosa, purché se ne parli, nel modo giusto e senza sosta. Perché chi soffre di un DCA deve sapere che uscirne è possibile. E che, anche se fa fatica a crederlo, non è solo.

Federica Checchia

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