L’Unione Europea ha avviato i negoziati per l’ingresso della Bosnia-Erzegovina. La Bosnia-Erzegovina è un paese dei Balcani, nell’Europa sud-orientale: la decisione conferma la spinta all’allargamento dell’Unione, dopo che lo scorso dicembre erano state avviate le procedure di adesione di Ucraina e Moldavia.
L’ingresso di un paese nell’Unione Europea è un processo che dura diversi anni, e che richiede il raggiungimento di una serie di standard piuttosto elevati in vari ambiti, fra cui l’economia, la giustizia e la lotta alla corruzione. La Bosnia-Erzegovina aveva ottenuto ufficialmente lo stato di paese candidato a entrare nell’Unione nel 2022.
“Sulla base della raccomandazione della Commissione del 12 marzo 2024, il Consiglio europeo decide di avviare i negoziati di adesione con la Bosnia-Erzegovina” ma “invita la Commissione a preparare il quadro negoziale” solo quando “saranno stati compiuti tutti i passi pertinenti indicati nella raccomandazione della Commissione del 12 ottobre 2022”, si legge nel capitolo dedicato all’allargamento delle conclusioni del vertice adottate dai leader europei. La formulazione delle conclusioni è stata lievemente modificata in senso più restrittivo rispetto alle bozze precedenti. La decisione sull’avvio dei negoziati di adesione ha incontrato le forti perplessità di un gruppo di Stati membri, tra cui Paesi Bassi, Danimarca, Francia ed Estonia, secondo cui i progressi raggiunti finora dal Paese balcanico nel percorso europeo sarebbero ancora limitati. Il gruppo Amici dei Balcani, che riunisce diversi Stati tra cui Italia, Austria, Ungheria e Slovenia, ha impresso al contrario un’accelerazione sull’avanzamento di Sarajevo nel processo di integrazione.

Per l’inizio effettivo dei negoziati di adesione l’Unione richiede, quindi, l’allineamento del paese a vari ambiziosi criteri. Serbia, Montenegro, Albania e Macedonia del Nord, altri paesi balcanici vicini alla Bosnia-Erzegovina, erano già arrivati a questa fase dei negoziati. La presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha detto che dopo alcune recenti riforme la Bosnia-Erzegovina è «pienamente allineata» con la politica estera e di sicurezza europea, e che ha fatto progressi nella gestione dei flussi migratori, nella lotta al riciclaggio di denaro e al finanziamento di organizzazioni terroristiche.
Ha inoltre parlato positivamente dell’inclusione nelle fedine penali delle sentenze emesse dal Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia, e la creazione di un nuovo comitato per la riconciliazione dopo la guerra civile che avvenuta nel paese fra il 1992 e il 1995. La Bosnia-Erzegovina è tuttora divisa nettamente in due regioni semiautonome, una a maggioranza serba, l’altra denominata Federazione bosniaco-croata.
La presidente del Consiglio dei ministri della Bosnia-Erzegovina, Borjana Krišto, ha ringraziato il Consiglio europeo per la decisione di aprire i negoziati, definendola una ricompensa per i progressi del governo. “A nome del Consiglio dei ministri della Bosnia-Erzegovina, così come a nome mio, ringrazio sinceramente il Consiglio europeo e il presidente Charles Michel per la decisione di stasera di aprire i negoziati di adesione affinché la Bosnia-Erzegovina possa aderire all’Unione europea”, ha affermato Borjana Krišto.





