Il termine sharenting è nato dall’unione delle parole “share”, condividere, e dalla parola “parenting”, genitorialità, ed indica il fenomeno di condivisione eccessiva di immagini di minori da parte di parenti e genitori sulle diverse piattaforme social e non solo. Un fatto tornato all’ordine del girono in Italia dopo le foto postate dai Ferragnez con i figli di spalle e che è stato oggetto di una nuova proposta di legge presentata da Europa Verde. Questa prevede una stretta sulla pubblicazioni di immagini di minori e sulla loro mercificazione.

Cos’è lo Sharentig o la sindrome da regista

Sharenting, fonte agoodmagazine.it
Sharenting, fonte maternita.it

In un documento condiviso dalla Società italiana di pediatria (Sip) – premette l’esperta – viene descritto come ‘Secondo uno studio europeo, ogni anno i genitori condividono online una media di 300 foto riguardanti i propri figli e prima del quinto compleanno ne hanno già condivise quasi 1.000. Le prime tre destinazioni di queste foto sono Facebook (54%), Instagram (16%) e Twitter (12%). Sempre gli studi più recenti ripresi dalla Sip, denunciano come in media ‘l’81% dei bambini che vive nei paesi occidentali ha una qualche presenza online prima dei 2 anni, percentuale che negli Usa è pari al 92%, mentre in Europa si attesta al 73%”.

Con queste cifre, come riportato da Nostro figlio, Alessandra Bocchio Chiavetto, psicologa e Coordinatrice di Progettualità Psico-Educative ed Intergenerazionali presso Fondazione O.I.C. di Padova presenta il delicato fenomeno dello sharenting ossia l‘eccessiva condivisione in rete di foto e dati personali di minorenni sui social da parte di genitori e parenti spesso senza il minimo consenso dei più piccoli. Un fatto noto anche come sindrome da regista.

I rischi per i minori

Un fatto che diviene ancora più delicato quando si parla di mercificazione dell’immagine dei più piccoli e dei rischi che comporta l’eccessiva condivisione dei dati sensibili dei minori come la creazione di una reputazione digitale non voluta dai figli, il furto degli stessi dati o peggio ancora fenomeni di adescamento e pedopornografia. Eppure nonostante questo avviene dai parte dei genitori inconsapevolmente per il bisogno di celebrare un evento importante come una nascita in un momento in cui in Italia ce ne un drastico calo. O ancora semplicemente per il bisogno di un approvazione affettiva da parte di altri quando le relazioni online vanno a sostituire quella nella vita reale. E riguardo a questo la Chiavetto si chiede: ”È questo il modo più adeguato per accogliere o per condividere con chi amiamo momenti importanti?”.

La nuova proposta di legge di Europa Verde

Sta tentando di dare una riposta a questa domanda la nuova proposta di legge presentata da Europa Verde e firmata da Angelo Bonelli, Luana Zanella, Elisabetta Piccolotti, e Nicola Fratoianni. Questo testo propone una normativa più stringente in materia di pubblicazione e diffusione di immagini con soggetti minorenni. Questo perchè, si legge nel testo, “questo fenomeno in crescita può esporre i bambini a diversi gravi rischi, tra cui la pedopornografia o un futuro disagio emotivo. Condividere immagini, video e qualsiasi tipo di contenuto con protagonisti i bambini significa, infatti, costruire il ‘dossier digitale’ di un minorenne senza il suo consenso ed esporlo a gravi pericoli”.

Per questo questa proposta è stata suddivisa in 3 articoli. Nel primo si procede ad una modifica della legge n. 112 del 2004 sul sistema radiotelevisivo e la Rai introducendo maggiori tutele per la pubblicazioni di immagini con soggetti minori di 14 anni sulle diverse piattaforme digitale. Viene introdotta in questo caso una dichiarazione scritta e firmata da coloro che hanno la responsabilità genitoriale ed inviata all’Agcom in caso di pubblicazione di immagini con minori di 14 anni.

In caso di utilizzo commerciale delle immagini come, ad esempio, in campagne di influencer marketing, i proventi di queste dovranno essere raccolti su conti intestati al soggetto minorenne ed inaccessibili fino alla maggiore età e da cui sarà possibile effettuare prelievi prima di questo termini solo in casi eccezionali e con una preventiva autorizzazione di un giudice. Inoltre in caso di campagne pubblicitarie con minorenni va richiesta un autorizzazione ai genitori ed inviata un’informativa all’Agcom.

L’oblio digitale

Abbiamo già parlato del fatto che il continuo pubblicare foto e dati di minorenni crea intorno, non volutamente, una reputazione digitale ed un archivio non voluto della propria vita. Per questo l’articolo 2 della proposta della nuova legge propone la possibilità per i ragazzi una volta raggiunta l’età di 14 anni di richiedere l’oblio digitale e la cancellazione dai motori di ricerca di tutti quei contenuti pubblicati a loro insaputa e loro riguardanti prima di quegli anni. Nell’ultima parte della proposta di legge, all’articolo 3, si propone invece una modifica del Codice di autoregolamentazione Tv e minorenni in base alla nuova normativa e si pensa all’emanazione di un Dpcm con linee guida per la pubblicazione di contenuti riguardanti i minori su piattaforme digitali.

Stefano Delle Cave

Seguici su Google news