Mario Merola è sceneggiate e canzoni. Pianti e rime. Lacrime e felicità. Napoli ha sognato con il suo ‘Re’ melodico, che oggi, 6 Aprile, avrebbe compiuto 90 anni. Anche Bono Vox, frontman degli U2, avendo assistito negli Stati Uniti ad uno spettacolo di musica napoletana, lo conosceva. Ospite d’onore a Sanremo 2000, scende tra il pubblico dell’Ariston, vede Mario Merola in piedi tra la platea, e abbassa il capo in un inchino.

Interprete di sé stesso, Merola non è mai un cantante

Mario Merola e Bono Vox, foto da CineTv.it
Mario Merola e Bono Vox, foto da CineTv.it

Sembra un duello tra titani. Bono cantando “The Ground Beneath Her Feet“, la colonna sonora del film cult “The Million Dollar Hotel“, si avvicina al possente e regale Merola. Mani in tasca nello smoking, in ritardo alla serata, lui stava per prendere posto guidato dalla maschera. Il faccia a faccia, la tensione palpabile degli sguardi a due millimetri di distanza, finisce in un applauso dell’artista partenopeo al divo rock. Che, di risposta, a sorpresa, in un gesto che fermerà il tempo e farà storia, prosta il capo. Un omaggio all’uomo, alla sua carriera, alla grandiosità del personaggio arrivato dal Rione Sant’Erasmo di Napoli, fino oltreoceano.

L’indiscusso interprete del pathos napoletano, classe 1934, che cantava “Tu ca nun chiagne“, che si batteva le mani in petto sotto il trasporto delle strofe “Voglio a te’… Tu stanotte addostaie… Sotta a’ cuperta E’ sta’ luna bianca…“, ha ben pochi rivali nel panorama della musica nazional popolare. Per primo, ha saputo dare una dimensione mondiale, a un genere tipicamente regionale. E guai a chiamarlo cantante: la modestia, virtu dei grandi, gli suggeriva di dire, che lui era soltanto un interprete.

Il Re della sceneggiata Mario Merola e il suo famoso pianista

Consegnava le scarpe ai clienti di papà Peppe, ciabattino. E da ragazzo lavora al porto a scaricare navi. Lì, tra un bastimento e una stiva, intona i primi motivi napoletani. La voce già c’è, l’ugola d’oro non mente, e il giovane scugnizzo sa in cuor suo che farà carriera. Mario è un protagonista. Si fa notare sul palcoscenico e in televisione; in una canzone come in un non meno ammirevole film. Negli anni settanta inizia la sua esperienza con la ‘Sceneggiata‘ (il genere musicale-teatrale): la prima è ‘A sciurara”, scritta da Vincenzo De Crescenzo, poi Zappatore, Carcerato, e “Lacrime napulitane. Nel 1973 debutta al cinema con il film Sgarro alla Camorra, di Ettore Maria FizzarottiL’ultimo guappoNapoli …serenata calibro 9 sono i film del 1978, che battono tutti i record di incassi in Italia, con protagonista proprio Mario Merola. Mentre negli anni ottanta gira “Il mammasantissima” e “Zappatore“, Tutta la rabbia, il sentimento, la carica viscerale, passa dalle note musicali alle battute di un copione. Merola è un bravissimo cantante-attore. Un fiero interprete, che miscela bene folclore e filosofia.

Un passato ricco: non tutti sanno che Mario Merola ha giocato a calcio e ha militato nelle giovanili del Napoli. Rinunciando alla professione calcistica per un infortunio alla caviglia. È volato anche alla Casa Bianca: ricevuto nel 1977, insieme ad altre stelle italiane tra cui Luciano Pavarotti, dall’allora presidente degli Stati Uniti Gerald Ford e dal segretario di stato Henry Kissinger. Uno dei suoi più cari amici, è l’attore Franco Franchi (del duo con Ciccio Ingrassia), che lo scelse come padrino di battesimo del figlio. E, prima di lanciarsi nella sua brillante avventura da solista, Gigi D’Alessio, è stato il pianista ufficiale di Mario Merola. Insieme hanno inciso la canzone “Cient’anne“. E quando le loro strade si sono divise, Mario disse di lui: “Perderò un pianista, ma troveremo un grande artista!”.

L’uomo e l’artista del popolo, Mario Merola

Merola ha doppiato anche il personaggio di Vincenzone nel cartoon “Totò Sapore e la magica storia della pizza” (2003). E nel 1999 ha fatto un cameo nella soap di RaiTre “Un posto al sole” nei panni del camorrista-strozzino Don Tommaso Marraco. Di sé diceva: “Non voglio rimanere nella storia di Napoli, ma nei ricordi di Napoli“. Accontentato. Mario Merola, che si definiva sempre e comunque, un modesto interprete della canzone classica, è stato ricordato così sui manifesti funebri, a Castellammare di Stabia nel novembre 2006: “è mancato l’artista del popolo. Il suo è un canto fisico. Lui è il trascinatore a perdifiato, il gigante che sa piangere, che non si è imposto con pretese, con trovate commerciali, con pose studiate. Che sa mettere in recita la finta pazzia e la profondità del cuore. Ha commosso, arricchito, tutti coloro che conoscendolo o no, si sono fermati ad ascoltarlo. “A Napoli si dice ‘o babbà’: questo era Mario Merola“, dalle parole del figlio di Mario, Francesco.

A due anni dalla sua morte, gli viene dedicato un ristorante-museo corredato dai più celebri cimeli della sua vita: dischi, foto, abiti di scena e persino lettere private. Così come, nel quartiere Sant’Anna alla Paludi, sull’angolo della strada che conduce a via Marina, è presente una lapide in suo onore. Si tratta di un ritratto in bronzo di Mario Merola, sotto cui campeggia la frase «V’aggio voluto bene…penzateme». Tutt’oggi, si sente ancora citare l’espressione “alla Mario Merola“: un modo di dire, un paragone, che fa riferimento a quella tragedia, a quella nostrana smania, propria del menestrello, indimenticata voce di Napoli, Mario Merola.

Federica De Candia

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