Israele ha annunciato che costruirà delle case per i coloni nelle terre che ha occupato in Palestina e il suo operato è ancora una volta illegale. In questo approfondimento ripercorreremo lo stato attuale del conflitto, le violazioni nel campo del diritto, le ragioni storiche, ma soprattutto cercheremo di trarre delle conclusioni su cosa si intende per democrazia e diritti.

La questione israelo-palestinese è una delle più complesse e durature del panorama geopolitico mondiale. Da decenni, Israele e Palestina sono al centro di un conflitto che ha provocato innumerevoli vittime e continue tensioni. In questo articolo, ci concentreremo un aspetto specifico di questa contesa: la politica edilizia israeliana. Essa prevede la costruzione di alloggi per coloni nelle terre palestinesi occupate. Ma non solo: analizzeremo lo stato attuale del conflitto, i crimini di guerra attribuiti a Israele, i progetti edilizi nelle aree contese e concluderemo con una riflessione critica.

Lo stato attuale del conflitto:

Il conflitto israelo-palestinese continua a mietere vittime. Secondo dati recenti, nel corso degli ultimi anni si sono registrate migliaia di morti tra i civili palestinesi e centinaia tra gli israeliani. Il governo israeliano, guidato dal primo ministro Benjamin Netanyahu, sta attualmente intensificando le operazioni militari nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania. Nel frattempo continua a promuovere la costruzione di nuovi insediamenti. La comunità internazionale rimane divisa su come affrontare la situazione: alcuni paesi sostengono Israele, mentre altri condannano apertamente le sue azioni.

Gli scenari futuri sono incerti e preoccupanti. Da una parte, la continua espansione degli insediamenti potrebbe portare a un’ulteriore destabilizzazione della regione, dall’altra, i tentativi di mediazione internazionale sembrano avere scarso successo. Gli sforzi diplomatici, come quelli proposti dall’Unione Europea e dalle Nazioni Unite, non sono ancora riusciti a trovare una soluzione definitiva e accettabile per entrambe le parti.

Le denunce internazionali:

La prima iniziativa di parte è stata quella del Sudafrica, che ha denunciato Israele alla CIG. Poi, le stesse agenzie delle Nazioni Unite e varie altre organizzazioni per i diritti umani hanno accusato Israele di crimini di guerra. Tra le accuse più gravi ci sono quelle di uso eccessivo della forza contro i civili palestinesi, distruzione di proprietà, e trattamento inumano dei prigionieri. Stati come la Norvegia e la Svezia hanno seguito il Sudafrica e denunciato apertamente le azioni israeliane. Esistono ad oggi diversi movimenti di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni che stanno guadagnando terreno a livello internazionale.

Le crudeltà di Israele sui civili di Palestina è illegale:

Un recente video che mostra un cane dell’esercito israeliano che sbrana una donna palestinese ha scatenato l’indignazione globale. Dopo attente verifiche, è emerso che il video era una falsificazione, creato ad arte per suscitare una reazione emotiva. Tuttavia, questo episodio ha portato alla luce altri crimini documentati delle Forze di Difesa Israeliane (IDF). Ad esempio, il caso in cui i soldati israeliani sono stati filmati mentre giocavano con i tricicli dei bambini palestinesi. Ma anche quando indossavano i reggiseni delle donne palestinesi. Si tratta di azioni che non fanno altro che umiliare e terrorizzare la popolazione civile.

La questione di Israele sulle case da costruire in Palestina è illegale:

Israele ha annunciato diversi piani per la costruzione di nuovi insediamenti nelle terre palestinesi occupate. Questi progetti prevedono la costruzione di migliaia di unità abitative per i coloni israeliani in Cisgiordania. Avverranno in aree che però appartengono alla Palestina. Tra i piani più controversi ci sono quelli per l’ampliamento degli insediamenti di Givat Hamatos e Har Homa. Essi isolerebbero ulteriormente Gerusalemme Est, rendendo difficile la creazione di uno stato palestinese contiguo .

La politica edilizia israeliana è stata ampiamente criticata perché viene vista come un modo per consolidare il controllo israeliano sulle terre occupate e rendere sempre più impraticabile una soluzione a due stati. Le demolizioni di case palestinesi e la costruzione di nuove unità per coloni aumentano la tensione e il risentimento. Ciò contribuisce a perpetuare il ciclo di violenza.

Quelle sono terre palestinesi!

Gaza e la Cisgiordania sono considerate territori palestinesi principalmente per ragioni storiche, legali e geopolitiche. Storicamente, la Palestina era abitata in maggioranza da arabi palestinesi prima della fondazione dello Stato di Israele nel 1948. La risoluzione 181 delle Nazioni Unite, del 1947, propose la partizione della Palestina in due stati, uno ebraico e uno arabo, ma la guerra arabo-israeliana del 1948 modificò i confini, lasciando Israele con più territorio di quanto inizialmente previsto, mentre Gaza finì sotto amministrazione egiziana e la Cisgiordania sotto amministrazione giordana.

Dopo la guerra dei sei giorni del 1967, Israele occupò Gaza e la Cisgiordania, insieme a Gerusalemme Est, le Alture del Golan e la penisola del Sinai (che fu poi restituita all’Egitto). Ma la comunità internazionale non ha mai riconosciuto pienamente la sovranità israeliana su questi territori.

L’operato di Israele in Palestina è illegale (per il nostro diritto internazionale):

Dal punto di vista del diritto internazionale, le convenzioni di Ginevra, in particolare la Quarta Convenzione del 1949, stabiliscono che è illegale per una potenza occupante trasferire la propria popolazione civile nei territori occupati. La Quarta Convenzione di Ginevra protegge da atti di violenza i civili che si trovano in mano nemica o in territorio occupato:

Gli ospedali civili organizzati per prestare cure ai feriti, ai malati, agli infermi e alle puerpere non potranno, in nessuna circostanza, essere fatti segno ad attacchi; essi saranno, in qualsiasi tempo, rispettati e protetti dalle Parti in conflitto.

Art. 18 Quarta Convenzione di Ginevra

Invece Israele è stato ripetutamente accusato di attacchi contro ospedali e strutture sanitarie in Palestina, violando il diritto internazionale umanitario che protegge questi luoghi:

  • Secondo un rapporto di Amnesty International, durante il conflitto a Gaza, un attacco aereo israeliano ha colpito il complesso sanitario di al-Shifa, il più grande ospedale della Striscia di Gaza.
  • Human Rights Watch ha documentato altri attacchi israeliani contro strutture sanitarie, come l’ospedale al-Quds a Gaza, colpito nel 2008-2009 durante l’operazione “Piombo Fuso”.
  • L’UNRWA, agenzia ONU, ha anche segnalato che nel conflitto del 2014, diversi ospedali, inclusi l’al-Aqsa Martyrs Hospital, sono stati danneggiati dai bombardamenti israeliani, causando morti e feriti tra pazienti e personale medico.

Quante violazioni di diritto stiamo permettendo a Israele?

Molte risoluzioni delle Nazioni Unite e la Corte Internazionale di Giustizia considerano Gaza e la Cisgiordania come territori occupati e riconoscono il diritto dei palestinesi all’autodeterminazione. Tuttavia, il riconoscimento formale dello Stato di Palestina varia tra i paesi: oltre 130 paesi riconoscono la Palestina come stato sovrano, mentre altri, inclusi Israele e gli Stati Uniti, non lo fanno.

Le risoluzioni dell’ONU, come la risoluzione 242 del Consiglio di Sicurezza, chiedono il ritiro di Israele dai territori occupati e riconoscono il diritto dei palestinesi all’autodeterminazione. La risoluzione, adottata dopo la guerra dei sei giorni, chiede il ritiro delle forze armate israeliane dai territori occupati nel conflitto del 1967 e il riconoscimento del diritto di tutti gli stati della regione a vivere in pace entro confini sicuri e riconosciuti.

Siamo sicuri che Israele sia l’unica democrazia del Medioriente? Le parole dello studioso Ian Pappé

Le azioni di Israele nella questione edilizia rappresentano una violazione del diritto internazionale e dei diritti umani dei palestinesi. La costruzione di insediamenti nei territori occupati è stata condannata ripetutamente dalle Nazioni Unite e da numerosi stati. Tuttavia Israele continua ad ignorare queste critiche, procedendo con i suoi piani.

L’opinione internazionale è cruciale in questa situazione, ma Israele sembra determinato a ignorarla, perseguendo i propri interessi a discapito della pace e della stabilità regionale. Secondo lo storico Ian Pappé, Israele può essere considerata una democrazia solo in senso procedurale, poiché pur mantenendo alcune procedure democratiche, viola sistematicamente i diritti di una parte significativa della sua popolazione e ignora i principi fondamentali del diritto internazionale.

In conclusione, la comunità internazionale deve intensificare i suoi sforzi per trovare una soluzione giusta e duratura al conflitto israelo-palestinese. Diventa sempre più urgente una soluzione che rispetti il diritto e ponga fine alla costruzione di insediamenti illegali nelle terre occupate.

Maria Paola Pizzonia, Autore presso Metropolitan Magazine