Nonostante la sconfitta dello Stato Islamico proclamata anni fa, ecco il ritorno dell’Isis che si sta riorganizzando in Siria.
Mentre l’attenzione internazionale sembra essersi spostata altrove, lo Stato Islamico (Isis) sta tornando a farsi sentire, riorganizzandosi lontano dai riflettori. Nel deserto siriano di Badiya, i militanti stanno addestrando nuove reclute e lanciando attacchi mirati, con l’obiettivo di far risorgere il Califfato. Questo ritorno dell’Isis, segnalato dal Wall Street Journal, solleva preoccupazioni tra le forze alleate che avevano proclamato la sconfitta dell’organizzazione terroristica solo pochi anni fa.
L’Isis e il ritorno in Siria
Il deserto di Badiya, una vasta e inospitale regione della Siria, è diventato il nuovo epicentro delle attività dell’Isis. Qui, lontano dagli occhi del mondo, i terroristi stanno addestrando giovani reclute e pianificando attacchi contro le truppe straniere. L’obiettivo è chiaro: ricostruire il Califfato e ripristinare un regno di terrore simile a quello che, nel 2014, ha sconvolto il Medio Oriente. Le forze democratiche siriane (Sdf), in collaborazione con gli Stati Uniti, stanno cercando di contenere questa minaccia, ma il generale Rohilat Afrin, co-comandante dell’Sdf, ha avvertito che l’Isis è più resiliente di quanto si pensasse, pronto a risorgere nonostante i colpi subiti.
La lotta contro lo Stato Islamico è complicata da diversi fattori. Il supporto logistico cruciale del Pentagono, che proviene in gran parte dall’Iraq, è a rischio a causa delle crescenti pressioni del governo iracheno. Esso, vicino all’Iran, che chiede il ritiro delle truppe americane. Se ciò dovesse accadere, le cellule dormienti dell’Isis potrebbero riattivarsi, ripetendo lo scenario già visto dopo il ritiro americano dall’Iraq nel 2011. Questo rischio di un’espansione dell’Isis è alimentato dall’incertezza politica negli Stati Uniti. Lì le future decisioni in politica estera potrebbero influenzare significativamente la stabilità nella regione.
Isis e America
L’argomento più comune è che l’invasione dell’Iraq da parte degli Stati Uniti e dei suoi alleati nel 2003 abbia destabilizzato il paese, creando un vuoto di potere. La rimozione di Saddam Hussein e la successiva disgregazione delle istituzioni irachene hanno portato a un periodo di caos, durante il quale gruppi jihadisti come Al-Qaeda in Iraq (che successivamente è diventato ISIS) hanno potuto prosperare. Dopo l’invasione, la decisione di sciogliere l’esercito iracheno e di escludere i membri del partito Baath dal nuovo governo ha lasciato molti militari esperti e ufficiali senza lavoro e alienati dal nuovo sistema politico. Alcuni di questi ex ufficiali baathisti si sono uniti a gruppi insurrezionali, contribuendo con la loro esperienza militare all’organizzazione e all’efficacia di ISIS.
Durante la guerra civile siriana, gli Stati Uniti e altri paesi occidentali hanno fornito supporto a vari gruppi ribelli contro il regime di Bashar al-Assad. Alcuni di questi gruppi si sono alleati o sono stati infiltrati da estremisti islamici, facilitando l’espansione di ISIS in Siria.Le operazioni militari occidentali in Medio Oriente, compresi i bombardamenti aerei e le operazioni speciali, sono state criticate per aver esacerbato il risentimento e l’ostilità tra le popolazioni locali, spingendo alcune persone a unirsi a gruppi come ISIS come forma di resistenza o vendetta.
Le operazioni nei campi profughi in Siria
Per contrastare l’ascesa dell’Isis, gli Stati Uniti hanno lanciato una serie di raid aerei nella regione. Ciò significa supportare anche l’aviazione irachena in decine di attacchi contro le roccaforti dei terroristi. Tuttavia, nonostante questi sforzi, l’Isis ha rivendicato oltre 150 attacchi tra Siria e Iraq nella prima metà del 2023. Le operazioni militari, come quella di luglio condotta dalle Sdf con il supporto americano, dimostrano la persistenza della minaccia. Tuttavia al contempo rivelano le difficoltà nel sopprimere definitivamente l’organizzazione.
Oltre alle operazioni in Siria e Iraq, l’Isis sta cercando di rafforzarsi attraverso l’indottrinamento di sfollati nei campi profughi e la pianificazione di attacchi all’estero. In Iran e Russia, affiliati all’organizzazione hanno rivendicato attentati mortali nel 2023. Recentemente, un giovane arrestato in Austria per aver pianificato un attentato a un concerto di Taylor Swift aveva giurato fedeltà all’Isis, sottolineando come la minaccia si estenda ben oltre i confini del Medio Oriente.
Maria Paola Pizzonia, Autore presso Metropolitan Magazine




