Un’intera generazione rallenta il passo, si ritira in campagna o sui monti e pensa di far partire una rivoluzione da sdraiati. Il movimento si chiama Tangping, è nato nel 2021 ed è tutto interno alla società cinese, prostrata dalla pandemia e dalla segregazione totale imposta dal governo come sacrificio necessario per la sicurezza collettiva. Ma ha radici nella stessa cultura del lavoro del paese, che esige competitività spietata, sottomissione assoluta alla gerarchia e ritmi massacranti.

La nascita e le caratteristiche del tangping

photo credits: teepublic.com

i giovani che aderiscono al movimento rifiutano del tutto le aspettative della loro società: comprare una casa, sposarsi, avere figli. Sono obiettivi irrealistici per una società dove il mercato immobiliare è stagnante e dove il governo cambia idea ogni dieci anni sul numero dei figli consentito a una famiglia perbene. Per realizzarsi in questo modo dovrebbero lavorare fino allo sfinimento e oltre. Molte delle aziende leader nel settore tecnologico lo sanno, e adottano il sistema 996. Si tratta di un’agenda di lavoro (illegale) che si basa su turni dalle 9 del mattino alle 9 di sera, per sei giorni a settimana. Qualsiasi essere umano sottoposto a questa schiavitù moderna vedrebbe compromettersi il proprio equilibrio tra vita privata e vita lavorativa, per non parlare delle ricadute sulla salute psicofisica.

Opponendosi a questo cocktail mortale di capitalismo sfrenato e obbedienza confuciana, la nascente controcultura cinese propone uno stile di vita sano, equilibrato tra corpo e mente, il disinteresse verso carriera e promozioni, l’accettazione del fatto che gli obiettivi della generazione passata sono irraggiungibili e forse non sono nemmeno gli stessi della presente. Un altro slogan molto diffuso infatti è la frase bai lan, lascialo marcire. Essa esprime il desiderio di seguire il flusso, anche se negativo, di abbracciare il disagio e l’inadeguatezza sociale, piuttosto che combatterli.

Luo Huazhong, il fondatore del movimento, in un post pubblicato sul forum Baidu Tiepa si è paragonato a Diogene il cinico, che viveva in una botte e non possedeva nulla. Il paragone gli serve a proporsi come capostipite di una nuova corrente filosofica che esalti la soggettività individualistica, a discapito dell’armonia collettiva e del dovere verso lo stato. Ricorre a un altro filosofo occidentale (il sofista Protagora) quando conclude che secondo lui soltanto “stando sdraiato” l’uomo può diventare la misura di tutte le cose.

Tangping: la risposta del governo cinese alla rivoluzione da sdraiati

La censura del partito comunista cinese è intervenuta subito per contenere il fenomeno. Ha rimosso il post di Luo Huazhong. Ha vietato l’acquisto di magliette e accessori brandizzati con slogan del movimento, e additato i suoi seguaci come apatici, fannulloni, perdenti. Secondo i media affiliati al partito, si tratterebbe di un’autosuggestione collettiva: questi rivoluzionari in pigiama, secondo loro si ripeterebbero di continuo di non essere in grado di avere successo, e così il successo gli sfugge davvero dalle mani. Una profezia che si auto-avvera.

In questa fase della sua storia, la Cina non può permettersi di rimanere a corto di lavoratori. Il settore industriale e quello tecnologico non dovranno subire contraccolpi, perché c’è ancora la partita di Taiwan in gioco. Mostrare di avere problemi interni potrebbe rinforzare ancora di più la posizione degli stati uniti. Per questo, il partito ha classificato il movimento Tangping come una minaccia nazionale, e i suoi seguaci come traditori. Verrebbe da pensare che la cosa migliore da fare per infastidire i potenti è proprio non fare niente.

Lorenzo La Rovere

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