Trump viene ripreso mentre frigge le patatine in un McDonald’s in Pennsylvania, ma è in verità il locale vuoto ed è tutto finto, con giornalisti attori e comparse, come in una distopia.

È una tranquilla giornata di campagna elettorale in Pennsylvania, e Donald Trump decide di fare un’apparizione insolita. Dove? In un McDonald’s. L’obiettivo è mostrare che anche un miliardario può, ogni tanto, mettere le mani in pasta—anzi, nelle patatine. Trump si avvicina al bancone del fast food, pronto a “lavorare al fry cooker”, facendo un velato riferimento al lavoro di gioventù della vicepresidente Kamala Harris, che aveva raccontato di aver lavorato in un fast food durante il college. Stoccata perfetta. Ma c’è un dettaglio: quel McDonald’s era chiuso al pubblico.

Circondato da agenti dei servizi segreti e da una folla selezionata, Trump si è prestato a quello che molti hanno descritto come un siparietto ben orchestrato, più vicino a un set cinematografico che a una scena di vita quotidiana. Nessun cliente vero, solo fotografi e supporter, tutti pronti a catturare il momento in cui l’ex presidente si metteva nei panni di un lavoratore medio americano. Ma di patatine, alla fine, non se n’è vista nemmeno una.

Trump frigge le patatine al McDonald’s vuoto, ma perchè ha finto?

L’episodio di Donald Trump al McDonald’s di Pennsylvania è perfettamente inserito nella sua strategia per la campagna elettorale del 2024. Con questa messinscena Trump ha cercato di trasmettere l’idea di essere un uomo del popolo, pronto a sporcarsi le mani per dimostrare di essere più vicino alla classe lavoratrice rispetto alla sua rivale. Harris, che in passato aveva menzionato di aver lavorato in un fast food durante il college, è diventata il bersaglio di una battuta di Trump che ha promesso di lavorare al McDonald’s più a lungo di lei… anche se solo per pochi minuti​.

Ripetiamo però che l’intero spettacolo era in realtà pura finzione e la scena era accuratamente gestita dai servizi segreti, come se si trattasse di un set cinematografico. Le persone presenti? Non esattamente gli abituali clienti affamati di Big Mac, ma piuttosto giornalisti, collaboratori della campagna e qualche supporter attentamente selezionato. Questo McDonald’s chiuso al pubblico, infatti privo di qualsiasi traccia di caos o lunghe file, aveva tutto l’aspetto di un palcoscenico creato ad arte​.

Trump, vestito di tutto punto, si è avvicinato al bancone come se stesse per “lavorare” davvero. Ma nonostante l’apparente entusiasmo, è interessante noatre che nessuna patatina ha mai toccato la sua mano. In effetti, tutto è rimasto sterile e sotto controllo, dai guanti di plastica fino agli agenti che vegliavano su ogni suo movimento. Come un attore esperto, ha recitato la parte del lavoratore comune, senza mai realmente immergersi nella realtà di chi passa ore in piedi dietro quel bancone.

Una strategia elettorale in uno stato “chiave” come la Pennsylvania

Questa esibizione, per quanto fosse stata concepita per rafforzare la sua immagine di “uomo del popolo”, ha rivelato la sua distanza abissale da quella stessa classe lavoratrice che cercava di corteggiare. L’intero episodio di Donald Trump al McDonald’s di Pennsylvania si inserisce perfettamente nella strategia elettorale populista che l’ex presidente ha adottato negli ultimi anni. Questo evento è stato descritto come un colpo mediatico mirato a screditare Harris, ma nasconde, dietro l’apparente ironia, una critica più profonda e una strategia ben studiata per attrarre gli elettori che sono lavoratori​ di classi subalterne.

Questo episodio può essere letto come parte di una strategia elettorale ben precisa. Pennsylvania è uno stato chiave per le elezioni del 2024 e Trump, cercando di mostrarsi vicino alla classe lavoratrice, punta a conquistare il voto di un elettorato spesso trascurato. Ma, in realtà, il suo gesto appare più come una performance superficiale destinata a guadagnare visibilità mediatica, piuttosto che una vera manifestazione di vicinanza o comprensione delle sfide del proletariato.

Ovviamente, la visita ha suscitato molte polemiche: il contesto stesso del gesto—una catena di fast food trasformata in un palcoscenico per fini propagandistici—ha accentuato l’aspetto di finzione. L’idea di Trump di entrare per pochi minuti in un McDonald’s blindato non rappresenta né la fatica né le difficoltà affrontate dai lavoratori reali, che invece lottano con salari minimi e turni estenuanti​.

Trump frigge le patatine in un McDonald’s vuoto è una “parodia” offensiva dei problemi dei lavoratori subalterni

Critici di sinistra hanno notato che la mossa di Trump non è solo superficiale, ma offensiva. Alcuni commentatori hanno paragonato questo tipo di comportamento alla “blackface”, una forma di rappresentazione in cui un gruppo privilegiato adotta superficialmente i simboli di un gruppo marginalizzato senza comprenderne la vera sofferenza. In questo caso, Trump ha “indossato” il lavoro manuale per un breve periodo, trasformando una realtà difficile in una finzione ridicola per fini propagandistici. Questo atto può essere visto come uno schiaffo a chi lavora davvero in condizioni precarie, e come una strategia che riduce il lavoro a uno strumento di marketing​.

In sintesi, la visita di Trump al McDonald’s è stata una rappresentazione teatrale volta a creare empatia con i lavoratori, ma ha finito per rinforzare l’idea di un’élite distante che strumentalizza le difficoltà quotidiane del popolo per un tornaconto politico. L’intera scena ha assunto un’aria quasi distopica, come un episodio del Truman Show in cui la realtà viene manipolata a favore dello spettacolo. In un’America dove la disuguaglianza cresce e il lavoro precario è la norma per milioni di persone, vedere un miliardario inscenare una parodia del lavoro manuale in un ambiente sterilizzato, protetto dal caos quotidiano, suona inquietante. Un altro passo verso una politica trasformata in pura rappresentazione, dove la verità diventa sempre più sfuggente.

Maria Paola Pizzonia, Autore presso Metropolitan Magazine