La Georgia e la sua democrazia in crisi: tra proteste e influenze russe, la Corte Costituzionale conferma le elezioni, ma il futuro resta incerto
La Corte Costituzionale della Georgia ha respinto il ricorso presentato dalla presidente Salome Zourabichvili e da 30 politici dell’opposizione contro i risultati delle elezioni parlamentari del 26 ottobre scorso. Il partito di governo, Sogno Georgiano, ha quindi visto confermata la sua vittoria elettorale. Tuttavia, la decisione ha inasprito un clima politico già teso, alimentando le accuse di brogli e manipolazioni avanzate dall’opposizione.
Le forze di opposizione hanno denunciato irregolarità nel processo elettorale, sostenendo che i risultati siano stati manipolati con il sostegno della Russia. Episodi di intimidazione, acquisto di voti e violenze sono stati riportati anche da osservatori internazionali, aumentando le perplessità sulla legittimità delle elezioni. Sogno Georgiano, già accusato di legami troppo stretti con Mosca, continua a essere al centro delle critiche per il presunto indebolimento delle istituzioni democratiche del Paese.
In Georgia la democrazia è in crisi: manifestazioni di piazza e repressione
A Tbilisi e in altre città, migliaia di persone sono scese in piazza per contestare i risultati elettorali e chiedere nuove elezioni sotto supervisione internazionale. Le manifestazioni, in gran parte pacifiche, sono state represse con l’uso di lacrimogeni e cannoni ad acqua, portando a numerosi arresti. Secondo fonti locali, oltre 50 manifestanti sono stati fermati con accuse che vanno dalla resistenza all’arresto alla partecipazione a raduni non autorizzati. Le forze di sicurezza hanno bloccato l’accesso al Parlamento, impedendo ulteriori proteste, mentre diverse organizzazioni per i diritti umani hanno denunciato un uso eccessivo della forza. L’ONU e Amnesty International hanno espresso preoccupazione per la gestione della crisi, chiedendo al governo georgiano di rispettare i diritti fondamentali alla protesta e alla libertà di espressione. La mobilitazione popolare evidenzia una crescente insoddisfazione verso il governo e una richiesta sempre più pressante di trasparenza e democrazia.
La crisi politica in Georgia ha attirato l’attenzione della comunità internazionale. Il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione che condanna le elezioni come non libere né eque, chiedendo un nuovo voto sotto supervisione internazionale. In risposta, il primo ministro Irakli Kobakhidze ha annunciato la sospensione dei negoziati per l’adesione all’Unione Europea per quattro anni, accusando l’UE di ingerenze e manipolazioni. Questo gesto segna un ulteriore allontanamento della Georgia dal suo percorso europeo.
Le tensioni tra presidente e governo
La presidente Salome Zourabichvili, pur provenendo dalle fila di Sogno Georgiano, ha assunto una posizione critica nei confronti del governo. Ha definito la sospensione dei negoziati con l’UE un “colpo di stato” che spinge il Paese sempre più vicino all’orbita russa. La sua opposizione interna riflette le profonde spaccature politiche e istituzionali della Georgia.
Il futuro democratico della Georgia appare incerto. Mentre il governo consolida il suo potere, la società civile continua a mobilitarsi in difesa dei diritti e della sovranità nazionale. La crisi attuale non riguarda solo la politica interna, ma anche la posizione del Paese sulla scena internazionale. La Georgia si trova a un bivio: avvicinarsi ulteriormente alla Russia o tentare di recuperare il suo percorso verso l’integrazione europea. La lotta per il futuro democratico del Paese è tutt’altro che conclusa.
Maria Paola Pizzonia, Autore presso Metropolitan Magazine





