Quando l’intelligenza artificiale venne inventata nel 1956 durante il famoso seminario estivo, tenutosi presso il Dartmouth College di Hanover nel New Hampshire, mai si sarebbe pensato di riuscire ad accostarla ad un mondo parallelo al suo: la religione. Oggi, nel 2024, questi due pianeti percorrenti due traiettorie che mai si sarebbero incrociate sono riusciti a trovare un punto di unione.
Intelligenza Artificiale e religione, l’esigenza di un’algo-etica

L’avvento dell’IA ha portato con sé una scia di entusiasmo che ha animato le folle. Sembrava aver trovato lo strumento perfetto per la soluzione di qualsiasi problema dell’uomo. Una macchina in grado di prendere decisione autonome sulla base della formazione che ha ricevuto dall’uomo. “Eureka!” ripeterebbe Archimede oggi. Ma se così non fosse?
Sin dal suo debutto nel mondo umano, l’IA ha riscontrato gli applausi ma anche le critiche di molti. Tra questi, coloro che temevano (e forse, temono tutt’ora) un possibile ribaltamento dei ruoli. Che l’intelligenza artificiale, quindi, potesse prendere il sopravvento sul suo creatore e conquistare il dominio della Terra. Il reale limite dell’IA non è questo. Con il tempo, infatti, si è dato per assodato lo scopo di questo strumento innovativo: diventare una macchina a supporto dell’uomo, non contro di esso. Una macchina utile al raggiungimento della conoscenza. L’impeto di questa volontà conoscitiva rischia di ricadere però in forme comportamentali e modalità lontane dall’etica umana. Proprio da questo pericolo nasce la forte relazione tra l’IA e la religione.
Il Cortile dei Gentili, uno dei dicasteri della Santa Sede, ha realizzato uno studio specifico per questa questione. “L’Intelligenza Artificiale: distingue frequenter. Come giungere a una comunanza etica della società del pluralismo” si intitola e tratta la necessità di creare un’etica valida anche per i sistemi automatizzati. Quella che potremmo definire, quindi, un’algo-etica.
L’intelligenza artificiale come custodia dell’umano
Il desiderio di creare un’algo-etica si traduce nell’intenzione di impartire all’IA la capacità di mantenere la razionalità calcolante, assumendo però i fini delle persone e della società. In questo senso, quindi, sarebbe utile insegnare alle macchine valori come l’inclusione e l’unione, tipici del Cristianesimo e di altre religioni.
Addestrare l’intelligenza artificiale in modo che sia strumento di supporto all’uomo e alle sue problematiche significa anche avviarla all’imitazione di virtù umane. Facendo questo, quindi, si cerca di rendere lo sviluppo tecnologico non un fine, bensì un mezzo di potenziamento e custodia dell’umano. Un potenziamento che sia fatto, quindi, a “immagine e somiglianza” dei valori dell’abitante terrestre.
IA come strumento di evangelizzazione
Un altro nodo che vede l’intreccio tra religione e IA è l’evangelizzazione. Man mano che l’intelligenza artificiale è stata perfezionata, infatti, ha cominciato ad essere anche strumento di supporto per un apprendimento personalizzato. Ovvero, un apprendimento realizzato in base alle caratteristiche ed esigenze di ciascun individuo.
In questo modo, i sistemi di IA si utilizzano oggi anche per l’evangelizzazione, la catechesi e l’accrescimento della fede. Se un utente non dovesse riuscire a comprendere il significato di una parola, l’IA correrebbe subito in suo supporto. Ovviamente, in ogni caso, i catechisti e gli operatori pastorali dovranno essere formati all’utilizzo di questi strumenti, conoscendone anche i limiti.
Un altro originale uso dell’intelligenza artificiale negli spazi dedicati al culto è prettamente grafico e artistico. Si pensi all’ologramma di Gesù Cristo presente in un’antica chiesa a Lucerna, in Svizzera. Un ornamento innovativo che unisce il “vecchio” con il “nuovo”.
Giulia Celeste
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