Un’America di nuovo grande, ma solo per pochi, con Trump che attacca woke e persone transgender in uno sproloquio alt-right.
Donald Trump ha alzato il tiro contro la comunità transgender, annunciando una serie di misure che rappresentano un passo indietro di decenni nei diritti civili. Durante un incontro a Phoenix, ha dichiarato che il 20 gennaio, primo giorno del suo insediamento, firmerà decreti per “vietare le mutilazioni genitali nei bambini ed escludere le persone transgender dall’esercito e dalle scuole”. Una dichiarazione che non lascia spazio a interpretazioni: l’attacco non è solo simbolico, ma strutturale e politico.
Genere: una realtà complessa ridotta a propaganda
La retorica di Trump si fonda su un binarismo di genere antiquato e privo di basi scientifiche, dichiarando che “esistono solo due generi, maschile e femminile”. Questo rifiuto di riconoscere l’identità di milioni di persone transgender e non binarie non è altro che un tentativo di negare la loro esistenza. Le misure annunciate includono il divieto dei trattamenti medici per la transizione di genere nei minorenni, una decisione che interferisce pesantemente con la libertà delle famiglie e dei medici di prendere decisioni informate e compassionevoli.
Inoltre, il divieto per le donne transgender di partecipare a competizioni sportive femminili alimenta una narrazione che considera le persone trans come una minaccia piuttosto che parte integrante della società. Il corpo transgender diventa così un campo di battaglia politico, utilizzato per rafforzare una base elettorale conservatrice con una strategia ben nota: creare nemici immaginari per alimentare paura e divisione.
Trump sostiene che sconfiggà “l’ideologia woke”
Il termine woke, originariamente legato alla consapevolezza delle ingiustizie razziali e sociali, è stato trasformato in una caricatura dal discorso conservatore. Trump e la destra statunitense usano questa parola per denigrare ogni forma di rivendicazione sociale, inclusi i diritti delle minoranze, la giustizia climatica e la parità di genere. Quando Trump parla di “sconfiggere l’ideologia woke”, non sta solo attaccando la comunità LGBTQ+, ma ogni movimento che cerca di costruire un mondo più equo e inclusivo.
Trump usa la propaganda anti woke distrarre dal controllo sociale
Trump non si limita a colpire i diritti delle persone transgender. Le sue dichiarazioni sull’immigrazione – promesse di “chiudere il confine agli immigrati illegali” e di avviare “la più grande espulsione di massa nella storia degli Stati Uniti” – rivelano un progetto autoritario e razzista che colpisce chiunque non rientri nel modello di “americani per bene” promosso dal trumpismo. La sua promessa di fermare la guerra in Ucraina o evitare una terza guerra mondiale suona più come una strategia per spostare l’attenzione dagli attacchi ai diritti civili interni.
La posta in gioco: resistere alla restaurazione dell’ingiustizia
Quello che Trump definisce “delirio transgender” non è altro che il desiderio di autodeterminazione di milioni di persone. Definire la loro esistenza come un’ideologia da combattere non è solo disumanizzante, ma pericoloso. La storia ci insegna che i regimi autoritari iniziano spesso colpendo le minoranze per poi ampliare la repressione.
La lotta contro l’autoritarismo di Trump e contro il dilagare delle politiche anti-trans e anti-migranti non riguarda solo le comunità colpite direttamente, ma il futuro di una società che rischia di diventare sempre più escludente e oppressiva. Sarà compito di chi crede in un mondo più giusto resistere, ricordando che i diritti non si negoziano: si conquistano e si difendono, sempre.
Maria Paola Pizzonia, Autore presso Metropolitan Magazine





