In un momento in cui la sostenibilità è una priorità per l’industria della moda, la decisione di alcuni ex ministri francesi di unirsi ai comitati strategici di Shein ha suscitato polemiche e indignazione. La Fédération Française du Prêt à Porter Féminin ha espresso il suo disappunto in una dichiarazione che accusa la piattaforma di fast fashion di un tentativo di greenwashing e denuncia il supporto implicito offerto da figure pubbliche a un modello economico ritenuto dannoso.
Shein e ex ministri francesi si uniscono ai comitati strategici: un’alleanza controversa
Il colosso cinese del fast fashion, noto per la produzione di abbigliamento a basso costo e dalla durata limitata, ha recentemente istituito un consiglio esterno per la sostenibilità e comitati regionali dedicati alla responsabilità aziendale. Tra i nomi coinvolti figurano Christophe Castaner, ex ministro dell’Interno, e Nicole Guedj, anch’essa ex ministro.
Secondo la federazione, il coinvolgimento di queste personalità rappresenta un segnale allarmante in un momento cruciale per contrastare gli eccessi della moda ultra-rapida. “Questa collaborazione è un tentativo di sabotare le normative volte a limitare l’impatto ambientale del settore,” ha affermato Yann Rivoallan, presidente della federazione.
Le conseguenze del modello Shein

Con oltre 3 milioni di utenti giornalieri in Francia e una crescita prevista del 30% per il 2024, Shein sta rivoluzionando il mercato, ma non senza conseguenze. La federazione accusa l’azienda di alimentare il consumo eccessivo, distruggere migliaia di posti di lavoro nel settore della moda e contribuire all’inquinamento globale.
Queste preoccupazioni si intrecciano con un disegno di legge approvato a marzo dalla camera bassa del parlamento francese, che mira a penalizzare le pratiche di ultra-fast fashion. La legge, che attende l’approvazione del Senato, potrebbe segnare un punto di svolta per il settore.
La federazione non si è limitata alla denuncia, ma ha lanciato un appello a tutti gli attori del settore, ai cittadini e ai parlamentari europei. “Non possiamo permettere che gli interessi di aziende come Shein calpestino gli sforzi per adottare pratiche responsabili,” ha dichiarato Rivoallan.
Verso il futuro
Mentre Shein prepara un’IPO a Londra, la polemica solleva interrogativi sul futuro della moda e sulla responsabilità delle aziende nel ridurre l’impatto ambientale. La mobilitazione contro il modello di business di Shein potrebbe segnare un cambiamento significativo, spingendo l’industria verso un approccio più etico e sostenibile.
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