Israele non conosce umanità: l’orrore dell’ospedale attaccato a Kamal Adwan. Sabato scorso, le forze israeliane hanno preso d’assalto l’ospedale Kamal Adwan a Beit Lahiya, nel nord di Gaza, evacuando pazienti e personale sanitario. L’episodio si colloca nel contesto di un’offensiva israeliana che, da oltre 15 mesi, sta radendo al suolo intere aree della Striscia e lasciando dietro di sé morte e distruzione. L’esercito israeliano nega di aver incendiato l’ospedale, ma i racconti dei presenti e le condizioni sul terreno raccontano una realtà ben diversa.

Israele e l’ennesimo ospedale sotto attacco: l’assedio al Kamal Adwan

L’ospedale Kamal Adwan era uno degli ultimi ancora funzionanti nella zona settentrionale di Gaza. Sabato scorso, le truppe israeliane hanno costretto pazienti e personale a evacuare la struttura. Alcuni sono stati trasferiti al vicino ospedale Indonesiano, già reso inutilizzabile da precedenti raid. Secondo fonti locali, il personale medico e i pazienti sono stati radunati nel cortile e costretti a spogliarsi per essere interrogati, in quella che l’IDF definisce una “misura di sicurezza”.

Decine di persone, inclusi membri dello staff, sono state arrestate e portate in centri di detenzione per essere interrogate. L’esercito israeliano ha poi rilasciato 400 persone tra pazienti e operatori, molti dei quali presentavano segni di percosse. Non è ancora chiara la sorte del direttore dell’ospedale, Hossam Abu Safiya: un post sul suo account Instagram smentisce il suo arresto, ma il contenuto non sembra essere stato scritto da lui.

La giustificazione dell’IDF e il rifiuto della realtà (una crisi umanitaria)

L’IDF ha dichiarato di aver avviato “attività operative” nei pressi del Kamal Adwan per indagare su presunte “attività terroristiche” di Hamas. Il portavoce dell’esercito, Nadav Shoshani, ha negato che le truppe siano entrate nell’ospedale e ha definito “minimo” l’incendio scoppiato in un edificio vuoto. Tuttavia, testimonianze locali parlano di un incendio diffuso e danni significativi alla struttura, confermati anche dalle Nazioni Unite.

La distruzione del Kamal Adwan si inserisce in un quadro più ampio di sofferenza. Da ottobre, le forze israeliane hanno isolato intere aree nel nord di Gaza, come Jabaliya, Beit Hanoun e Beit Lahiya, lasciandole senza cibo, acqua e assistenza umanitaria. Secondo le Nazioni Unite, solo quattro consegne di aiuti umanitari sono state permesse negli ultimi tre mesi. Gli ospedali, già in condizioni critiche, sono diventati bersagli frequenti, con l’accesso alle cure mediche ridotto al minimo.

Gli attacchi israeliani hanno causato la morte di oltre 45.400 palestinesi, inclusi donne e bambini. I civili, intrappolati in un territorio devastato, devono affrontare anche il freddo e la fame. A peggiorare la situazione, le truppe israeliane impediscono l’ingresso ai giornalisti stranieri, rendendo difficile verificare le informazioni in modo indipendente.

Israele e l’ennesimo ospedale come come un campo di battaglia

Secondo il diritto internazionale, gli ospedali sono protetti da attacchi militari. Tuttavia, Israele accusa Hamas di utilizzare queste strutture come basi operative, giustificando così le sue azioni. Le testimonianze raccolte da organizzazioni come Physicians for Human Rights-Israel mettono in discussione queste affermazioni. Questa settimana, il gruppo per i diritti umani ha presentato una petizione all’Alta Corte di Giustizia israeliana, chiedendo la fine degli attacchi contro il Kamal Adwan, ma i raid continuano.

Il conflitto non si limita più alla Striscia di Gaza. Missili sono stati lanciati dal Libano, dalla Siria e dallo Yemen, mentre l’Iran si pone sempre più al centro della scena. Venerdì, un sistema di difesa missilistico statunitense Thaad è stato utilizzato per intercettare un missile balistico lanciato dagli Houthi yemeniti. Gaza, però, rimane il teatro principale di una tragedia umanitaria senza precedenti, con una popolazione costretta a pagare il prezzo di un conflitto che appare sempre più irrisolvibile.

Ancora una volta, il diritto internazionale calpestato

L’assalto al Kamal Adwan è solo l’ennesimo esempio di come il diritto internazionale venga ignorato in questa guerra. La Striscia di Gaza è ridotta a un campo di battaglia dove i civili sono le prime vittime. Mentre Israele continua a giustificare le sue azioni con accuse contro Hamas, il mondo rimane a guardare, incapace di fermare una crisi umanitaria che ha superato ogni limite accettabile. La resistenza palestinese, però, rimane viva, nonostante il peso schiacciante di un conflitto che sembra voler cancellare ogni traccia di umanità.

Maria Paola Pizzonia, Autore presso Metropolitan Magazine