Durante queste attuali fasi della guerra in Ucraina i soldati nordcoreani stanno fuggendo dalla Russia. Perchè? E che legami ci sono tra questi paesi?
La guerra in Ucraina si arricchisce di un nuovo capitolo che unisce geopolitica, propaganda e dramma umano. La presenza di soldati nordcoreani tra le fila dell’esercito russo, confermata da Stati Uniti e NATO, ha sollevato interrogativi sulla reale capacità di Kim Jong-un di proiettare la forza del suo regime oltre i confini nazionali. Tuttavia, episodi recenti come la diserzione di 18 soldati nordcoreani rivelano crepe profonde nella narrazione di potenza che Pyongyang cerca di mantenere.
Ucraina: un esercito numeroso ma impreparato fa scappare i nordcoreani dalla Russia
Con oltre 1,2 milioni di soldati attivi e più di 500.000 riservisti, l’esercito nordcoreano è tra i più grandi al mondo. Ma come sottolineato dall’esperto dell’ONU Hugh Griffiths, la quantità non si traduce in qualità. I militari di Kim Jong-un sono per lo più inesperti e, nonostante l’imponente macchina propagandistica del regime, non hanno affrontato veri scenari di guerra. La loro inesperienza è emersa tragicamente durante un addestramento nella regione russa di Kursk, dove un gruppo di soldati nordcoreani è stato abbandonato dai propri istruttori senza cibo né direttive. Alcuni di loro, in preda alla disperazione, hanno tentato la fuga verso il confine ucraino, venendo poi arrestati dalle autorità russe.
Ucraina, nordcoreani e Russia: tra equipaggiamenti obsoleti, isolamento culturale e disillusione
Un altro tallone d’Achille è rappresentato dall’equipaggiamento militare, risalente in gran parte all’epoca della Guerra Fredda. Questa disparità tecnologica, unita alle barriere linguistiche e culturali, rende ancora più difficile l’integrazione dei soldati nordcoreani nelle file russe. Edward Howell, ricercatore presso Chatham House, evidenzia come la scoperta di libertà mai conosciute — come l’accesso a telefoni cellulari o informazioni non censurate — possa rappresentare uno shock per i soldati, alimentando dubbi sul regime che li ha cresciuti.
Per molti militari nordcoreani, il contrasto tra la propaganda di invincibilità del regime e le difficoltà sul campo di battaglia rappresenta una brutale rivelazione. “Si renderanno conto che il loro destino è quello di essere carne da cannone,” ha affermato Hugh Griffiths. Questo senso di disillusione potrebbe spiegare il crescente numero di diserzioni. Lontani dal controllo ossessivo di Pyongyang, i soldati entrano in contatto con una realtà che contraddice le narrazioni ufficiali, alimentando un desiderio di fuga.
L’accordo Pyongyang-Mosca e il rischio di escalation
L’invio di soldati nordcoreani in Ucraina si inserisce in un accordo più ampio tra Mosca e Pyongyang, firmato nel giugno 2024, che prevede scambi di tecnologia in cambio di supporto militare. Tuttavia, secondo Barthélémy Courmont dell’IRIS, la mossa di Putin potrebbe avere anche uno scopo strategico: fare pressione sulla Corea del Sud, uno dei pochi paesi asiatici ad aver adottato sanzioni contro la Russia. Questa dinamica rischia di infiammare ulteriormente la già instabile penisola coreana, ampliando le ripercussioni del conflitto ucraino su scala globale.
La fuga dei soldati nordcoreani non è solo un aneddoto marginale di una guerra complessa, ma una lente attraverso cui osservare le fragilità di un regime che cerca di estendere la sua influenza con mezzi inadeguati. Mentre la propaganda di Kim Jong-un continua a proclamare la forza della Corea del Nord, la realtà vissuta dai suoi soldati al servizio di Mosca racconta una storia diversa: di disillusione, isolamento e un desiderio mai sopito di libertà. In un mondo in cui la verità è una merce rara, anche una piccola defezione può diventare un grido contro la menzogna.
Maria Paola Pizzonia, Autore presso Metropolitan Magazine





