Di giorno in giorno, il caso P Diddy assume tinte sempre più oscure, complici i dettagli sempre nuovi e sempre più inquietanti che, di volta in volta, vengono a galla. A svelare l’ultimo retroscena è Rolling Stone US, che ha anticipato alcuni degli scoop contenuti in Diddy: The Making of a Bad Boy, in uscita su Peacock il 14 gennaio. Nel documentario, viene infatti rivelata l’abitudine della madre del rapper, Janice, di organizzare feste dalle tinte hard nella propria abitazione, in presenza di suo figlio, allora solo un ragazzino. Eventi sfrenati, in cui gli adulti consumavano rapporti sessuali nelle varie stanze della casa, e che ricordano molto i famosi White Party.
Il produttore hip-hop Tim “Dawg” Patterson, all’epoca presente, dichiara nel film: «Questo è ciò a cui eravamo esposti; questo è ciò che ci veniva trasmesso. Ci stava desensibilizzando? Sono sicuro di sì. Ne eravamo consapevoli? No, era semplicemente il sabato sera». Riguardo allo scandalo che ha travolto Diddy: «Mi hanno sempre chiesto “perché”. Non conosco la risposta, ma credo fermamente che tutto risalga all’infanzia».
Durante i festini dei Combs «succedevano sempre cose. Durante il weekend, Diddy festeggiava in casa, e lo facevamo spesso. Era circondato da ogni tipo di alcol, dal fumo di marijuana. Intorno a lui c’erano tossicodipendenti, lesbiche, omosessuali, era circondato da magnaccia, spacciatori. Erano semplicemente le persone che frequentavano la casa. Chi partecipava alle feste proveniva da Harlem, dalla strada. Non era insolito entrare per sbaglio in una stanza e trovare una coppia completamente nuda».
Il rapporto di P Diddy con la sessualità
Alcune dichiarazioni passate di Diddy, in qualche modo, potrebbero confermare le parole di Patterson. Anni fa, infatti, ha confessato di aver perso la verginità a dodici anni e che, già in quell’occasione, avrebbe messo in pratica le tecniche apprese dai porno: «Mi comportavo come le pornostar, schiaffeggiavo il culo delle ragazze. Non lo facevo da solo, anche loro lo volevano.».
Per Dawg, ciò che Diddy ha visto e vissuto nei suoi primi anni di vita, avrebbe irrimediabilmente compromesso il suo approccio alla sessualità e la sua salute mentale. In età adulta, Sean Combs avrebbe provato a replicare atti e comportamenti assorbiti durante l’infanzia, ma poi tutto gli sarebbe sfuggito di mano, come dimostrano le oltre quaranta cause civili intentate nei suoi confronti da parte di donne e uomini che lo accusano di aver abusato di loro. Questo nuovo tassello nel complesso mosaico dello scandalo Diddy, qualora venga confermato, offrirebbe delle spiegazioni in più; di certo, però, non giustificherebbe la sua condotta.
Federica Checchia
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