L’accordo firmato tra Israele e Hamas apre alla speranza, ma agita le acque del governo Netanyahu. I dubbi sono ancora tanti.
Dopo un intenso confronto nel governo israeliano, l’accordo di cessate il fuoco con Hamas è stato finalmente approvato. La firma è arrivata nella notte, con la promessa che i primi ostaggi saranno liberati domenica alle 16. La tempistica non subirà ritardi, nonostante le tensioni interne all’esecutivo guidato da Benjamin Netanyahu.
L’accordo prevede il rilascio graduale degli ostaggi, con Hamas che fornirà i nomi giorno per giorno. Tuttavia, per rispetto delle famiglie, i dettagli verranno resi pubblici solo una volta che i prigionieri saranno nelle mani delle forze armate israeliane.
I dubbi sull’accordo, la spaccatura nella destra di Israele e la diffidenza di Hamas
L’intesa ha trovato una forte opposizione nell’ala più radicale del governo. Itamar Ben-Gvir, leader del partito Otzma Yehudit e ministro per la Sicurezza nazionale, ha definito l’accordo “disastroso” e minacciato di lasciare l’esecutivo se venisse approvato. Il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, anch’egli esponente di estrema destra, ha espresso il proprio dissenso votando contro, ma senza ritirare il sostegno al governo.
Questa frattura riflette le profonde tensioni politiche interne al gabinetto di sicurezza israeliano, chiamato a mediare tra la necessità di una tregua e le richieste di chi, nella coalizione, chiede una linea dura contro Hamas. La tregua entrerà ufficialmente in vigore domenica. Hamas ha accettato di iniziare il rilascio degli ostaggi, gestito in fasi successive. Tra i nomi circolati nei giorni scorsi, solo quelli confermati dalle autorità israeliane verranno annunciati una volta completata la liberazione.
Un futuro incerto per Netanyahu
Per il premier israeliano, l’accordo rappresenta una delicata manovra politica. Da un lato, la necessità di porre fine al conflitto e liberare i cittadini israeliani tenuti in ostaggio. Dall’altro, il rischio di perdere l’appoggio della sua coalizione. L’eventuale uscita di Ben-Gvir potrebbe ridurre la maggioranza parlamentare di Netanyahu, aprendo scenari incerti e, forse, nuove elezioni.
La tregua rappresenta un passo necessario per placare le violenze che da troppo tempo devastano Gaza e Israele. Ma, come spesso accade nella regione, ogni accordo è solo un fragile equilibrio in un conflitto radicato. Mentre il governo israeliano cerca di mantenersi in piedi, gli occhi restano puntati su una tregua che, più che pace, sembra offrire solo una momentanea sospensione della guerra.
Maria Paola Pizzonia, Autore presso Metropolitan Magazine





