In Colombia ora c’è lo stato di emergenza: scontri tra ribelli e crisi umanitaria.
La Colombia vive giorni di tensione e paura: il presidente Gustavo Petro ha proclamato lo stato d’emergenza interna ed economica in risposta a violenti combattimenti tra gruppi ribelli che, in meno di una settimana, hanno causato oltre 100 morti e spinto circa 20.000 persone a fuggire dalle loro case. Una crisi che evidenzia il profondo intreccio tra narcotraffico, conflitti armati e instabilità politica nel paese.
Colombia in stato di emergenza: una mappa dei conflitti
I combattimenti si concentrano in tre regioni strategiche, legate al controllo delle coltivazioni di coca e alle rotte del narcotraffico:
- Regione del Catatumbo (Norte de Santander): al confine con il Venezuela, l’Esercito di liberazione nazionale (Eln) ha attaccato i dissidenti delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc), causando almeno 80 morti. La zona, che ospita oltre 50.000 ettari di coltivazioni di coca, è un nodo cruciale per il traffico di droga. L’esercito colombiano ha inviato 5.000 soldati per assistere gli sfollati, mentre centinaia di persone hanno cercato rifugio in Venezuela, dove le autorità hanno organizzato l’accoglienza.
- Dipartimento di Guaviare (Amazzonia): qui, gli scontri tra fazioni rivali dei dissidenti delle Farc hanno provocato almeno 20 morti. I guerriglieri guidati da “Calarca”, che stanno negoziando la pace con il governo, si sono confrontati con quelli di “Iván Mordisco”, contrari a ogni accordo. Villavicencio, una città chiave per la regione, è diventata il punto di raccolta dei corpi delle vittime.
- Dipartimento di Bolívar (Nord): nove persone hanno perso la vita negli scontri tra l’Eln e il Clan del Golfo, uno dei cartelli della droga più potenti della Colombia. Questa regione rappresenta un altro fronte di guerra, dove i conflitti per il controllo del territorio si intrecciano con il narcotraffico.
Una crisi umanitaria in un conflitto radicato
Le cifre della crisi umanitaria sono allarmanti: quasi 20.000 sfollati solo nella regione del Catatumbo, molti dei quali sono stati accolti in rifugi temporanei allestiti dalle autorità colombiane. Sul lato venezuelano del confine, le autorità hanno predisposto l’accoglienza in due località, segno della complessità transnazionale della crisi.
La Colombia è da decenni terreno di scontro tra gruppi ribelli, cartelli della droga e forze governative. Nonostante l’accordo di pace del 2016 tra il governo e le Farc, alcune fazioni dissidenti hanno continuato a combattere, alimentando violenze in aree strategiche per il narcotraffico. L’attuale situazione evidenzia i limiti degli sforzi di pacificazione e la sfida che Petro deve affrontare per governare un paese segnato da profonde disuguaglianze, un’economia dominata dal narcotraffico e un sistema politico fragile.
In Colombia ora c’è lo stato di emergenza, ma nessuno lo noterà
Lo stato d’emergenza proclamato da Gustavo Petro è una risposta a una crisi che non è solo militare ma anche politica, sociale ed economica. Il futuro della Colombia dipende dalla capacità del governo di garantire sicurezza, promuovere la pace e affrontare le radici profonde del conflitto: la disuguaglianza, il narcotraffico e la mancanza di opportunità. Un compito immenso, che richiederà non solo decisioni straordinarie, ma anche il sostegno di una comunità internazionale spesso distratta.
Maria Paola Pizzonia, Autore presso Metropolitan Magazine





