Il generale libico Njeem Osama Almasri “è stato liberato lo scorso 21 gennaio per inerzia del ministro della Giustizia che avrebbe potuto e dovuto, per rispetto degli obblighi internazionali, chiederne la custodia cautelare”: lo afferma l’Associazione nazionale magistrati (Anm) in una nota in cui replica alla premier, Giorgia Meloni, che da Gedda aveva affermato che fosse stato “liberato, non per scelta del Governo, ma su disposizione della magistratura“. L’Anm sottolinea che il Guardasigilli è stato “notiziato dalla polizia giudiziaria il 19 gennaio e dalla Corte d’appello di Roma il 20 gennaio” del fermo di Almasri e afferma che avrebbe dovuto “chiederne la custodia cautelare in vista della consegna alla Corte penale internazionale che aveva spiccato, nei suoi confronti, mandato di cattura per crimini contro l’umanità e crimini di guerra commessi nella prigione di Mitiga (Libia)”.
“Almasri, per scelta politica e nel silenzio del Guardasigilli, il solo deputato a domandare all’autorità giudiziaria una misura coercitiva”, conclude la nota, “è stato infine liberato, e, seppur indagato per atroci crimini, riaccompagnato con volo di Stato in Libia. Tanto va detto per amor di verità”. Per questo, sottolinea l’Anm, Almasri è stato liberato e riaccompagnato in Libia seppur indagato per crimini atroci. A tal proposito, giusto ieri si è saputo che nel carcere di Mittiga (Tripoli), diretto da Osama Njeem Almasri, dal febbraio 2015 sono stati uccisi almeno 34 detenuti e 22 persone, compreso un bimbo di 5 anni, hanno subito violenze sessuali dalle guardie. Fatti contenuti nel dispositivo della pre-trial Chamber della Corte penale internazionale che lo scorso 18 gennaio ha notificato – a maggioranza – il mandato di arresto. Almasri, secondo i giudici dell’Aja, “ha picchiato, torturato, sparato, aggredito sessualmente e ucciso personalmente detenuti, nonché ha ordinato alle guardie di picchiarli e torturarli”.
E dopo la stoccata, il sindacato delle toghe rincara la dose: “Almasri è stato liberato, e, seppur indagato per atroci crimini, riaccompagnato con volo di Stato in Libia. Tanto va detto per amor di verità”. Sulla vicenda del generale libico la tensione è destinata a restare alta anche perché mercoledì se ne tornerà a parlare in Parlamento, con l’informativa in aula del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e l’audizione davanti al Copasir del Guardasigilli Carlo Nordio.





