Taiwan si smarca dalla Cina: sostegno alle aziende per investire negli USA. Taiwan ha annunciato un piano di supporto per le sue aziende hi-tech che vogliono trasferire la produzione negli Stati Uniti. La decisione arriva in risposta ai nuovi dazi imposti da Donald Trump su Cina, Canada e Messico.

Molte imprese taiwanesi hanno stabilimenti in Cina e Messico, ora nel mirino delle politiche protezioniste USA. Le nuove tariffe doganali su componenti elettroniche e microchip rischiano di danneggiare le società dell’isola, spinte così a delocalizzare negli USA per evitare penalizzazioni.

Il piano economico di Taiwan prevede gli USA

Il Ministero dell’Economia di Taiwan ha pubblicato una nota dettagliata sulle misure di sostegno. L’obiettivo è aiutare le aziende a investire negli Stati Uniti fornendo:

  • Informazioni sugli Stati americani più vantaggiosi per aprire stabilimenti.
  • Supporto legale e normativo per orientarsi tra le leggi locali.
  • Ricerca di partner industriali americani.

Le filiali dell’Industrial Technology Research Institute in Nord America saranno coinvolte per promuovere la cooperazione tra aziende taiwanesi e statunitensi nella ricerca e sviluppo e nella produzione manifatturiera.

TSMC guida la “fuga” di Taiwan in USA (e il crollo in borsa)

Taiwan ha già iniziato a investire pesantemente negli USA. Il caso più eclatante è quello di TSMC, colosso mondiale dei semiconduttori, che ha stanziato 65 miliardi di dollari per costruire fabbriche in Arizona. Questo progetto è partito nel 2020, sotto la prima amministrazione Trump, e rappresenta un modello per altre aziende dell’isola.

Le imprese taiwanesi con stabilimenti in Messico hanno subito un duro colpo sui mercati finanziari. Alla riapertura della Borsa di Taipei, dopo la pausa per il Capodanno lunare, il listino ha ceduto il 3,5%. Le perdite più pesanti hanno colpito:

  • Foxconn (-8,1%), il principale assemblatore di iPhone.
  • Quanta (-9,8%), fornitore di laptop e server.
  • Inventec (-6,7%), specializzata in componenti elettroniche.

Taiwan si allontana dall’influenza di Pechino

Taiwan ha tutto l’interesse a ridurre la dipendenza economica dalla Cina continentale, che considera l’isola una provincia ribelle. Gli USA, d’altra parte, vogliono ridurre la loro esposizione alla produzione cinese, favorendo la delocalizzazione di aziende strategiche nei propri confini. Le mosse di Taipei puntano quindi a rafforzare l’asse economico con Washington e a blindare le sue imprese dai rischi geopolitici. La transizione, però, non sarà indolore: la sfida è trasformare il protezionismo USA in un’opportunità di crescita.

Maria Paola Pizzonia, Autore presso Metropolitan Magazine