L’attesa è finita. Dopo countdown, gossip, polemiche e ripensamenti, Sanremo 2025 è ufficialmente iniziato. Carlo Conti raccoglie il testimone lasciato da Amadeus e torna all’Ariston, forte delle tre conduzioni già nel curriculum. Un’edizione, la settantacinquesima, preceduta da abbandoni, semi-scandali e tanta, tanta curiosità rispetto ai trenta -pardon, ventinove- big in gara. Ma come sono i brani che si contenderanno la vittoria nella serata finale? Ecco le nostre pagelle.

Sanremo 2025: le pagelle della prima puntata

Sanremo 2025 pagelle
I big in gara a Sanremo 2025

GaiaChiamo io chiami tu: la cantautrice italo-brasiliana viene da un’estate trionfale al ritmo di Sesso e Samba, e non sembra intenzionata ad abbandonare il mood festaiolo delle sere d’agosto. Il tormentone c’è, la voce e il carisma pure; eppure, le sue scelte sanremesi sembrano sempre, in qualche modo, ricordare Elettra Lamborghini. Musica (e Gaia scompare). Voto 5.

Francesco GabbaniViva la vita: nel 2017 si è imposto sulla super favorita Fiorella Mannoia con Occidentali’s Karma. Quest’anno, è lui a proporre una versione aggiornata di Che sia benedetta. Sa cantare, sa intrattenere, sa stare sul palco, e il testo è piuttosto bello. Però -diciamocelo- ci piaceva di più quando era meno ottimista e innamorato. Scimmia, ci manchi. Voto 6,5.

Rkomi Il ritmo delle cose: gli va riconosciuta la volontà di rinnovarsi, ma, tutto sommato, lo preferivamo con la maschera di Zorro e i pantaloni in pelle. Il pezzo ha ritmo, ma sulla parte vocale c’è ancora da lavorare un po’. Superabile. Voto 4.

NoemiSe t’innamori muori: le aspettative erano altissime (la sua canzone porta la firma dei vincitori del 2022, Mahmood e Blanco), e la rossa più amata d’Italia non delude a suo ottavo Sanremo. Intensa, coinvolgente, magnetica; il brano le è stato cucito addosso (come il suo abito, stupendo) e si sente. La veterana ancora je l’ammolla. Voto 8.

IramaLentamente: nel caso in cui aveste dei dubbi, sì, la canzone ha tra i suoi autori un certo Riccardo Fabbriconi, in arte Blanco. Irama è ormai un habitué del Festival, è maturato artisticamente e punta alla vittoria. Non sappiamo se questo sarà il suo anno ma quell’ uniforme alla Lady Oscar preannuncia una battaglia all’ultimo acuto. Guarda il lampo che laggiù. Voto 6.

Coma_CoseCuoricini: innamoratissimi e con la fede al dito, Fausto e Francesca, in arte California, ci regalano la quota Con le mani, Ciao Ciao! di questa edizione. Divertenti, affiatati, stilosi e convincenti, sarebbero materiale da Eurovision. Sentiremo il brano ancora a lungo, e questo ci fa molto piacere. Road to Basilea. Voto 8.

Simone Cristicchi struggente, Achille Lauro uomo d’altri tempi

Simone CristicchiQuando sarai piccola: tutti aspettavamo e un po’ temevamo questo momento. L’argomento è importante, e il testo lasciava presagire commozione. Cristicchi è emozionato, ed emoziona a sua volta il pubblico, in platea e a casa. Quando musica e poesia si fondono con questa efficacia, toccano corde che fanno male ma, al tempo stesso, sono una carezza per l’anima. Fuori gara. Voto 9.

Marcella BellaPelle diamante: l’inossidabile Marcella è, fino ad ora, la più rock di questa edizione, nel sound e nell’atteggiamento. Il pezzo è dimenticabile e non avrà un gran piazzamento nella classifica generale, ma forse non le interessa più di tanto. Paga lo scotto di essersi esibita subito dopo Cristicchi. Diva. Voto 6.

Achille LauroIncoscienti giovani: l’aveva detto e ridetto che sarebbe tornato al Festival in una nuova veste. Agghindato di tutto punto, abbandona le Rolls Royce e le tutine glitterate e canta un amore disperato di borgata. Forse meno d’impatto rispetto ad altre ballad del passato (16 marzo, C’est la vie), ma merita un secondo ascolto. Pochi punti al Fantasanremo, ma ci aveva avvisati di non nominarlo Capitano. Il Senato approva, ma con riserva. Voto 7,5.

Giorgia La cura per me: la divina entra Papa (anche se stasera si è palesato a sorpresa l’originale) e rischia di uscire di nuovo cardinale. Delicata, elegante e raffinata, ha la capacità di far risplendere qualsiasi diamante grezzo. La canzone sembra non partire mai fino in fondo; riguardo alla sua interpretazione, però, applausi a scena aperta. Io sono Giorgia. Voto 7,5.

Willie PeyoteGrazie ma no grazie: in un Festival in cui i sentimenti personali sembrano essere predominanti, Guglielmo Bruno arriva con un pezzo dichiaratamente politico, che però funziona decisamente meno del precedente Mai dire mai e la sua locura di borisiana memoria. Il testo è incisivo, ma non troppo, il ritmo c’è, ma non troppo, lo spirito sanremese c’è (?), ma non troppo. Duccio Patanè l’avrebbe definito “Smarmellare”. Voto 5.

Rose VillainFuorilegge: Il brano ricorda il suo predecessore Click Boom!, quantomeno nella struttura, ma lei è brava a tenere il palco e guadagna applausi e consensi. Da quando è apparsa in scena, mezza Italia sta facendo congetture su una sua possibile gravidanza. Lei sorride sorniona, di rosso vestita. Da Fata Turchina a Lady in Red il passo è breve. Voto 6,5.

Le pagelle di Sanremo 2025: Elodie cita Annalisa, Tony Effe stornellatore poco convinto

OllyBalorda Nostalgia: il ragazzo va tenuto d’occhio. La ballata ha un suo perché, e lui la canta con convinzione. A Sanremo 2023 si è classificato ventiquattresimo ma, stando alle parole della stampa, e alla reazione del pubblico in sala, potrebbe sorprendere. Chi vivrà vedrà. Voto 7.

Elodie-Dimenticarsi alle 7. Alzi la mano chi, nell’attacco del suo brano, ha sentito qualcosa di Sinceramente di Annalisa. Ecco, appunto. Il mood, in effetti, è simile, anche se più posato. La pantera Elodie, splendida come sempre, sceglie la via della dolcezza e di una sensualità più trattenuta, ma porta a casa il risultato solo a metà. Déjà vu. Voto 6,5.

Shablo feat. Guè, Joshua & TormentoLa mia parola: il passato e il presente del rap made in Italy sono stati chiamati a rapporto dal produttore Shablo. A metà tra la rimpatriata e l’operazione di marketing (Shablo e Guè hanno appena fondato l’etichetta Oyster), il quartetto fa il suo. C’è da chiedersi se la poltronissima dell’Ariston sia pronta per loro, e viceversa. Quelli tra palco e realtà. Voto 5.

Massimo RanieriTra le mani un cuore: nonostante l’incredibile carriera, Ranieri è sempre l’artista più rispettoso nei confronti del palco del Festival, e ogni volta la sua emozione è visibilissima. Tutti vogliamo bene a Giovanni Calone, e ne vogliamo altrettanto a Tiziano Ferro, tra gli autori della canzone. Ci scuseranno, quindi, se diciamo che, da questa collaborazione, avremmo voluto qualcosa di più. Xdono. Voto 6,5.

Tony EffeDamme ‘na mano: dopo anni di stereotipi sessisti facili e vincenti in termini di vendite, il figliol prodigo indossa il vestito della prima comunione e si cosparge il capo di cenere sul palcoscenico del Festival. Il suo è uno stornello lontano anni luce da quello a cui ci ha abituati, e appreziamo lo sforzo. Solo quello, però. Da Top a Daje e n’ attimo. Voto 4.

Serena BrancaleAnema e Core: la cantautrice barese arriva al momento giusto, proprio mentre stavamo per abbioccarci sul divano. Ci mette l’anima, ci mette il cuore, e ci mette anche quello che, fino al suo arrivo, sembrava mancare in questo Sanremo: un po’ di sana cazzimma. Hallelujah. Nessun dorma. Voto 8.

I Modà fanno i Modà, Lucio Corsi è la vera sorpresa del Festival

Brunori SasL’albero delle noci: Dario Brunori ha quell’innata capacità di essere ricercato e diretto, fine e popolare al tempo stesso, senza la spocchia di una certa fetta del cantautorato italiano. La tenera dedica alla figlia richiama i grandi musicisti del passato ed è perfettamente coeso con la sua identità artistica. Potrebbe aspirare al Premio della Critica, ma Cristicchi si è presentato a Sanremo 2025 con una mina sottobraccio. (De) Gregoriano. Voto 8.

ModàIo non dimentico: il povero Kekko ha una costola rotta, eppure ce la mette tutta per mascherare il dolore. Il gruppo, però, sembra essere rimasto bloccato agli anni d’oro, ormai finiti. Non c’è un guizzo, non c’è novità; ormai possiamo prevedere testi e arrangiamenti con uno scarto di sei mesi. I Modà portano a casa il loro solito compitino e sono sempre – ma proprio sempre- uguali. Cristallizzati. Voto 4.

ClaraFebbre: Brava, sicura di sé e in grado di risultare convincente nonostante sia “nel giro” da relativamente poco. Clara è a suo agio sul palcoscenico, si muove e canta con consapevolezza dei propri mezzi. Ci sono brani in gara decisamente più interessanti del suo, ma lei uscirà comunque vittoriosa da questa terza esperienza sanremese. Sicumera q.b. Voto 7.

Lucio CorsiVolevo essere un duro: arriva in scena col volto dipinto di bianco, si siede al pianoforte con una gamba incrociata sotto l’altra e inizia la magia. Non moltissimi lo conoscevano prima dell’annuncio di Carlo Conti, ma sono bastati pochi minuti per convincere anche i detrattori. Il brano affronta il tema del bullismo, e lo fa con la delicatezza un po’ naïf che lo caratterizza, e che è anche la sua arma vincente contro le brutture del mondo. Proteggetelo a ogni costo. Voto 8.

FedezBattito: c’era chi sperava in un abbandono plateale alla Bugo, o che Corona facesse invasione di palco (una possibilità ancora validissima) o, banalmente, in qualche allusione in più a Chiara o ad Angelica. Invece, Fedez ha fatto quello che lo ha reso noto al grande pubblico: ha rappato. E lo ha fatto anche discretamente bene, nonostante sia evidente che qualcosa non vada. Lascia l’amaro in bocca pensare che, se si fosse concentrato di più sulla musica e meno sul gossip, forse le cose sarebbero andate diversamente. Peccato. Voto 6,5.

BreshLa tana del granchio: sarà che al primo ascolto è impossibile dare un parere completo e articolato, sarà che è tardi, sarà che la sveglia suonerà tra poche ore, ma la canzone di Bresh non dona particolari sussulti. Il giudizio, però è sospeso fino alla prossima puntata. Color che son sospesi. Voto 5,5.

Sanremo 2025, le pagelle: Joan Thiele incanta, i The Kolors ci svegliano

Sarah ToscanoAmarcord: con questo titolo di felliniana memoria, forse ci si aspettava qualcosa di più complesso dal pezzo della vincitrice di Amici 23. Amarcord, invece, è “solo” un brano pop orecchiabile e pronto per diventare una hit. Sarah strizza un po’ l’occhio ad Annalisa, un po’ ad Angelina, e sembra non avere ancora centrato del tutto la sua identità professionale. C’è tempo, però. Otto e mezzo rimarrà solo un film, per ora. Voto 6.

Joan ThieleEco: cosa succede se si prende un sound anni Settanta e lo si mescola con atmosfere alla Tarantino? Ce lo racconta Joan con un brano sofisticato e ammaliante, uno dei migliori di questo Festival. La sua voce suadente ci accompagna in un’altra epoca, una in cui Sanremo terminava prima di mezzanotte. Iconica. Voto 9.

Rocco HuntMille vote ancora: Lo dice anche lui nel titolo, ancora. Rocco Pagliarulo rimane fedele a sé stesso, che ci piaccia o no. Non sarebbe bello però sperimentare un pochino? Non pretendiamo mille volte, ma almeno una. Disco rotto. Voto 4.

Francesca MichielinFango in Paradiso: ci aveva promesso una revenge song, ma ci ha soddisfatti solo in modo parziale. Vocalmente impeccabile, è forse troppo matura per lanciare bordate degne di nota agli ex. Non pretendiamo che vada a rigare l’auto del malessere di turno, ma una full immersion nella discografia di Taylor Swift potrebbe giovarle. Bad Blood (?). Voto 6,5.

The KolorsTu con chi fai l’amore: Carlo Conti li fa cantare per ultimi con il chiaro intento di rianimare il pubblico dell’Ariston e anche quello televisivo, ormai irrimediabilmente assopito, nonostante il conduttore toscano abbia mantenuto un ritmo quasi militaresco. Stash e company sono a Sanremo 2025 con uno scopo: ricordarci che manca poco all’estate, e ancora meno alla prova costume. Funzionano alla perfezione, come al solito. Cocco bello, cocco fresco. Voto 8.

Gabry PonteTutta l’Italia: il jingle ufficiale di Sanremo 2025 è la vera hit di quest’edizione, nonché, per adesso, l’unico brano che sta risuonando ancora nelle nostre teste. Martellante. Voto 10.

Federica Checchia

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