Ieri, giovedì 20 febbraio, il Senato argentino ha approvato una riforma elettorale promossa dal governo di Javier Milei, che ha portato all’annullamento, almeno per quest’anno, delle primarie che avrebbero dobuto svolgersi prima delle elezioni parlamentari in Argentina, previste per il prossimo ottobre.
Sin dal 2009, il sistema elettorale stabilisce che tutti i partiti siano tenuti a organizzare delle primarie -tutte negli stessi giorni- alcuni mesi prima delle elezioni parlamentari e presidenziali. I cittadini nella loro interezza sono obbligati a recarsi a votare, esercitando così i loro diritti. Soltanto i partiti che raggiungono una determinata percentuale possono presentarsi e concorrere alle votazioni ufficiali. Questo strumento, inoltre, è sempre stato utile per scegliere i candidati di ogni gruppo o movimento.
Annullate le primarie in Argentina
Con l’approvazione della nuova riforma da parte del Senato, Milei ha ottenuto un importantissimo risultato politico. Il presidente argentino, negli ultimi giorni, era al centro di un importante scandalo finanziario. Avrebbe, infatti, promosso una criptovaluta che, in poche ore, avrebbe conseguito grandi guadagni, per poi crollare con altrettanta velocità. Questo schianto delle quotazioni avrebbe causato gravi perdite a oltre quarantamila persone, permettendo invece a pochissimi di beneficiare della mossa.
Come prevedibile, l’opposizione ha aspramente criticato la riforma; le primarie, infatti, sono uno strumento fondamentale per la democrazia. Milei, tuttavia, sostiene di aver fatto risparmiare allo Stato decine di milioni di dollari, normalmente impiegati nell’organizzazione. Il governo, però, ne trarrà anche un altro tipo di vantaggio: senza le primarie, per l’opposizione, estremamente frammentata, sarà più difficile organizzarsi e formare coalizioni contro il partito di Javier Milei.
Federica Checchia
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