Ieri sera il consiglio comunale di Salò, comune in provincia di Brescia, ha preso una decisione storica, approvando la revoca della cittadinanza onoraria a Benito Mussolini, che l’aveva ricevuta più di cento anni fa, nel 1924. A onor del vero, non è la prima volta che si sente parlare di scelte simili di molte città italiane. In questo caso, però, l’annullamento ha un peso decisamente maggiore.

Salò e i paesi che si affacciano sul Lago di Garda, infatti, furono all’epoca il cuore pulsante della Repubblica Sociale Italiana (RSI). Si trattava del regime fascista approvato e controllato dalla Germania nazista, che governò l’Italia settentrionale dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, nel pieno della Seconda guerra mondiale. La cittadinanza onoraria era stata conferita a Mussolini il 23 maggio 1924 non dal consiglio comunale, ormai sciolto, ma dal commissario prefettizio Salvatore Punzo, che lì aveva fondato la sezione locale del Partito Fascista.

Benito Mussolini non è più cittadino onorario di Salò: la storica decisione

Ancora oggi, l’RSI prende il nome di Repubblica di Salò e, ogni anno, un nutrito numero di nostalgici del ventennio si riunisce lì per commemorare l’anniversario della marcia su Roma. È, quindi, molto facile intuire la portata storica di questa revoca. La mozione era stata presentata da Tiberio Evoli, capogruppo della maggioranza di centrosinistra del consiglio, con il sostegno del sindaco Francesco Cagnini.

Negli ultimi vent’anni Salò è sempre stata governata dal centrodestra, che non ha mai valutato la revoca e. Quando la minoranza ha provato ad avanzarla, inoltre, l’ha sempre respinta con forza. Già nel 2019 il consigliere Stefano Zane aveva tentato l’impresa, seguito, nel 2020, dallo stesso Cagnini. Al tempo la maggioranza si oppose, definendo la proposta «strumentale e anacronistica». Il centrosinistra, invece, ha sempre insistito sulla necessità di modificare la percezione dall’esterno di Salò. L’attuale sindaco, eletto a giugno 2024 con oltre il 40 per cento delle preferenze, ha finalmente consentito al vento di cambiare.

Federica Checchia

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