I leader europei hanno espresso il loro pieno sostegno all’Ucraina dopo l’acceso scontro nello studio ovale alla Casa Bianca tra Zelensky, Trump e Vance. A poche ore dall’acceso scambio di battute alla Casa Bianca tra il presidente ucraino Volodymyr Zelensky da una parte e il presidente degli Stati Uniti Trump e il vicepresidente JD Vance dall’altra, i leader europei hanno prontamente espresso il loro pieno sostegno al Paese devastato dalla guerra

Quello che il mondo sperava fosse un incontro produttivo tra i leader dei due Paesi, dopo gli scambi di battute della scorsa settimana, si è rapidamente trasformato in un battibecco, sfociato in una gara di urla nello Studio Ovale della Casa Bianca. Poco dopo le parole accese e a volte rabbiose rivolte principalmente a Zelensky, i più importanti politici europei sono intervenuti sui social media, tra cui X, per esprimere il loro continuo e incondizionato sostegno a Zelenskyy e all’Ucraina.

“L’Ucraina è Europa! Siamo al fianco dell’Ucraina”, ha dichiarato l’Alta rappresentante dell’Ue per gli affari esteri e la politica di sicurezza Kaja Kallas. “Oggi è diventato chiaro che il mondo libero ha bisogno di un nuovo leader. Spetta a noi, europei, raccogliere questa sfida”, ha detto.

Non ha precedenti quello che è avvenuto stasera nello Studio Ovale della Casa Bianca, dove è andato in onda uno scambio durissimo tra Zelensky, Trump e Vance che si sono incontrati (sulla carta) per concludere l’accordo sulle terre rare che avrebbe dovuto rappresentare il primo passo verso la pace tra Ucraina e Russia. L’incontro, invece, è iniziato subito all’insegna della tensione, con una sgradevole battuta da parte di Trump sull’abbigliamento del leader ucraino: «Si è vestito elegante!» ha detto, alludendo alla divisa di guerra che Zelensky utilizza per ogni evento pubblico da quando la Russia ha lanciato la sua aggressione. Ma sono gli scambi successivi che hanno portato allo scontro, quando il presidente Usa ha accusato il presidente ucraino di «mettersi in una pessima posizione» e di «non avere le carte di mano» per un accordo. Ancora: «Dovete essere riconoscenti» ha poi urlato Trump «senza gli Stati Uniti questa guerra l’avreste persa in 15 giorni». Ancora: «Ti abbiamo dato il potere di essere un duro. O fai un accordo o siamo fuori». Dopo la frase, Oksana Markarova, ambasciatore ucraino negli Stati Uniti, ha abbassato la testa e si è messa le mani nei capelli. Un’immagine ripresa da tutti i giornalisti e diventata già virale sui social e sui siti di tutto il mondo.

La conferenza stampa è stato poi annullata. «Sono arrivato alla conclusione che il presidente Zelensky non è pronto per la pace» ha scritto subito dopo Donald Trump su Truth. «Può tornare quando è pronto per la pace» ha aggiunto.

Ad accendere la miccia di un rapporto incrinato almeno dal 2019 – quando il presidente ucraino si rifiutò di indagare sui rapporti tra Hunter Biden e la società energetica ucraina Burisma come chiesto dall’allora presidente Trump – è stata l’entrata a gamba tesa del numero due del tycoon, che ha accusato il presidente ucraino di aver mancato di rispetto agli Stati Uniti. “Dovresti ringraziare il presidente per aver cercato di coinvolgerti in questo colloquio”, ha attaccato l’ex senatore dell’Ohio che ha poi ricordato la visita di Zelensky in Pennsylvania per visitare una fabbrica di armi durante l’ultima campagna elettorale a bordo dell’Air Force One di Joe Biden.

«O fai un accordo o noi ci tiriamo fuori» è stata la minaccia del tycoon nel silenzio dello Studio Ovale di fronte ai giornalisti ammutoliti e all’ambasciatrice ucraina a Washington, Oksana Makarova, accasciata sulla sedie con la testa tra le mani. «Se noi ci tiriamo fuori, te la dovrai vedere da solo e non credo andrà tanto bene» ha incalzato il tycoon. «Senza le nostre armi avresti perso la guerra in 15 giorni» ha insistito il presidente, che ha perfino definito il suo omologo «non molto intelligente».

Saltati gli accordi – la Casa Bianca ha confermato che neppure l’intesa sui minerali è stata siglata – l’unica possibilità per la pace a questo punto è che il dialogo tra Washington e Kiev riprende attraverso canali meno ufficiali, ad esempio tramite il dipartimento di Stato di Marco Rubio, il più strenuo sostenitore dell’Ucraina tra i repubblicani e nell’amministrazione americana.