Il trader brianzolo Stefano Conti è stato assolto perché “il fatto non sussiste“. Lo ha stabilito ieri, 6 marzo, il tribunale di Panama, paese dove il 40enne è stato detenuto per 423 giorni nel carcere di massima sicurezza di La Joya, in una cella condivisa con altri 25 detenuti Tutte accuse false perché le presunte vittime avevano ritrattato, sostenendo di aver subito pressioni dalla polizia panamense.

“Dopo aver rischiato 30 anni di galera e averne trascorsi quasi due in una prigione di massima sicurezza a Panama in regime di carcere preventivo, Conti è stato dichiarato innocente”, ha detto Andrea Di Giuseppe, parlamentare di Fratelli d’Italia eletto nella circoscrizione Centro e Nord America. “Lui era uno dei duemila italiani detenuti nel mondo che non hanno mai avuto un giusto processo. Come altri nostri connazionali, dopo il mio intervento, l’accusa nei suoi confronti è risultata infondata. Stefano ha avuto giustizia ed è tornato libero” ha aggiunto il parlamentare ringraziando “il Governo nella persona del vice ministro Edmondo Cirielli e del sottosegretario Giorgio Silli, e l’ambasciatore italiano a Panama, Fabrizio Nicoletti”.

“Ho parlato con il padre che si è commosso alla notizia che Stefano era finalmente stato prosciolto”, ha aggiunto Di Giuseppe, sottolineando che “l’anno scorso siamo riusciti a fargli avere i domiciliari, oggi la notizia più bella. Una grande vittoria per il nostro Paese”.

Stefano Conti rimarrà ancora a Panama fino al 4 aprile, per motivi burocratici, ma appena avrà tutti i documenti in ordine potrà tornare in Italia. Cresciuto a Cesano Maderno ma residente a Panama da sei anni, Conti ha anche pubblicato un libro intitolato «Ora parlo io: 423 giorni nell’inferno di Panama», in cui racconta la sua esperienza dell’orrore nel carcere panamense, tra omicidi e sparatorie, in una struttura fuori controllo.

«In carcere ho temuto di impazzire, il sangue mi usciva dalle infezioni. Mangiavo un pugno di riso e avevamo solo un’ora al giorno per l’acqua, che andavamo a procurarci con un secchio. Per mesi non ho visto un raggio di sole. E io ero fortunato, per così dire, perché c’è una tale corruzione là dentro che solo grazie ai miei soldi potevo permettermi anche quel pugno di riso», spiegava molto tempo prima dell’assoluzione.